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Primarie Pd, centrodestra senza candidato, tacchi di Riccione e dune di Rimini

Il Pd e le primarie

Dopo questo giro di elezioni nei comuni italiani, penso che lo statuto del Pd vada rivisto. Lo strumento delle primarie per decidere le candidature a sindaco si sta rilevando sempre più divisivo con rischi, come già successo nel passato, di indebolire il centrosinistra e fare perdere le elezioni vere. Basta leggere cosa succede in molti territori chiamati al voto in autunno per comprendere che così non si va lontano.

Non solo a Rimini ma anche in altre importanti città. Il caso più eclatante è Bologna. Non solo perché vi si candida una sindaca di un altro comune. Ma soprattutto perché Alberto Aitini, assessore in scadenza, prima ha deciso di correre per le primarie in competizione con Matteo Lepore suo collega della giunta Merola, poi ha deciso di ritirarsi per sostenere Isabella Conti, prima cittadina di San Lazzaro proposta da Matteo Renzi ed esponente di suo partito. ù

Mi si dirà, dove sta il problema? Una parte del Pd di Bologna sostiene Isabella Conti. Vero. L’anomalia sta nel fatto che Alberto Aitini è il segretario cittadino del Pd di Bologna. In conclusione il segretario del Pd di Bologna sostiene alle primarie la candidata di un altro partito della coalizione. Forse allora qualche problema con le primarie l’abbiamo. Ps: Ieri sera Aitini si è dimesso da segretario cittadino del Pd di Bologna. Atto dovuto e tardivo.

 

Il centrodestra a Rimini

Con un’intervista al Resto del Carlino il senatore Antonio Barboni sostiene che le divisioni del Pd sul candidato a sindaco “ci stanno regalando la vittoria prima ancora di votare”. Questa frase, non detta solo dal senatore Barboni ma da altri esponenti del centrodestra, l’ho letta e ascoltata anche in occasione di altre elezioni amministrative a Rimini.

Poi sappiamo come è andata finire. Il Pd e il centrosinistra alla fine sono riusciti, sempre nel passato, a trovare una soluzione che riuniva tutto il partito e il centrosinistra. Viceversa il centrodestra si è sempre incartato sul proprio candidato a sindaco, molte volte calato dall’alto dopo accordi bolognesi e romani, oppure con proposte oggettivamente deboli, che hanno permesso ai sindaci Ravaioli e Gnassi, ad esempio, di essere eletti al primo turno.

Attualmente nel centro destra sul nome del candidato è tutto fermo. Il senatore Barboni rassicura che vi è già una rosa, ma per sfogliarne i petali si aspetterà la scelta del centrosinistra. Personalmente ho l’impressione che il centrodestra brancoli nel buio e che non vi sia nessun accordo tra le varie forze politiche che lo animano. D’altra parte nella vicina Ravenna il centrodestra si è già spaccato. Fratelli d’Italia, Lega e una lista civica sostengono Filippo Donati, albergatore di Ravenna. Forza Italia sostiene un altro candidato.

A Rimini l’unica candidatura certa è quella di Lucio Paesani, che ha dato l’ultimatum al centro destra: “Abbiamo deciso di attendere fino al 15 maggio. Se dai lavori in corso di Morrone (deputato e capo della Lega Romagna) emergerà un candidato civico credibile, noi saremo pronti al confronto. Altrimenti ognuno per la sua strada”. I tempi di Lucio Paesani non coincidono con quelli del senatore Barboni, che d’altra parte ha “scaricato” la responsabilità del mancato accordo intorno al nome di Paesani su Fratelli d’Italia. Settimane difficili per la politica riminese.

Antonio Barboni senatore di Forza Italia

Niente tacchi spillo a scuola

Niente tacchi a spillo per andare a prendere i figli a scuola oppure per un colloquio con gli insegnanti. La disposizione, decisamente curiosa, è di un dirigente scolastico di un istituto comprensivo di Riccione. Il senso dell’inedito avviso è stato spiegato dalo stesso dirigente: “È un’indicazione che diamo ai genitori, personale e fornitori, in quanto succedono infortuni di vario tipo. Per questo la scuola dà delle regole da rispettare da parte dell’utenza che accede al plesso”. In sostanza con il divieto il dirigente scolastico si vuole mettere al riparo da eventuali cause di risarcimento danno per cadute all’interno delle sue scuole. Se una signora ha i tacchi e cade sono affari suoi e non può trascinare in tribunale l’istituto. Solo due obiezioni. La prima, è quanto alto può essere un tacco per essere regolarmente indossato per varcare i cancelli della scuola riccionese? Dal cartello sembrerebbe un divieto assoluto. Quindi solo scarpe senza tacco? La seconda considerazione è che analogo provvedimento potrebbe essere preso da tutti i responsabili della sicurezza di un edificio pubblico, comunale o statale che sia. A quel punto i tacchi sarebbero leciti e senza problemi solo nei giorni festivi quando gli edifici pubblici sono chiusi. Consiglio al dirigente di mettere a norma la sua scuola, se non lo è, per quanto riguarda barriere architettoniche o altri perniciosi ostacoli, evitando inutili divieti.

 

Le dune di Rimini

In un recente intervento il sindaco Andrea Gnassi si è detto fiducioso sulla ripresa del turismo nella prossima estate. A supporto di questa tesi, che per altro condivido, ha evidenziato “che la città è pronta, dopo un processo di cambiamento e riqualificazione, che hanno portato Rimini a essere avanti a qualsiasi destinazione turistica italiana: 16 chilometri di dune, vegetazione Adriatica, palestre a cielo aperto, foreste del mare e alberi-fontana ispirate a Gianni Rodari, l’investimento sull’ambiente, sulla mobilità sostenibile, sulla riqualificazione del centro storico”. A parte l’enfasi che ogni sindaco mette nelle opere realizzate durante il suo mandato, quello che non mi torna sono i 16 chilometri di dune. Le dune hanno una caratteristica precisa e si costituiscono con l’opera del vento e della vegetazione spontanea. Dalla mia esperienza le uniche dune sulla costa romagnola sono nelle oasi protette di Ravenna e Comacchio. A Rimini nei 16 chilometri di spiaggia non vi sono dune naturali, ma solo quelle create dai bagnini con le ruspe per l’inverno e poi spianate per la stagione estiva. Vi sono anche le dune artificiali di tratti di lungomare con acciaio e legno brasiliano. Ma sono altra cosa rispetto alle dune vere. La nostra costa ha un organizzazione di spiaggia fatta di servizi, ospitalità e tante cose, ma non siamo una spiaggia naturale da tanti decenni.

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