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A proposito di Etica dell’economia un esempio tra gli altri

Questa è una storia che non ha assolutamente nulla di personale verso chicchessia, è una case history delle distorsioni che ci si presentano davanti. Non è l’unica, ma è attuale, e deve far ragionare.

Riguarda un’azienda, nata in Italia ma ora controllata da capitali stranieri, che ha una capitalizzazione di borsa di 12,504 miliardi di euro (21 luglio 2017), e il cui titolo negli ultimi sedici mesi ha perso circa il 15%, per un controvalore di due miliardi circa (vedi immagine, la Repubblica 23 luglio 2017).

L’azienda fornisce accettabili servizi, ha una interessante strategia di marketing, ma è anche la stessa che chiede ai clienti cifre per servizi non forniti oppure manda fatture di 2,45 euro di cui 2 euro sono di invio fattura… non conosco lo stato dei lavoratori, non sempre disponibilissimi, e gli ambienti di lavoro e lo stato contrattuale, comunque non si tratta di un’azienda in assoluto eccellente e dalle performance stratosferiche, questo è evidente.

Bene, nei sedici ultimi mesi questa azienda ha avuto un amministratore delegato che nei dieci mesi del 2016 ha ricevuto compensi per oltre 5 milioni di euro, di cui 1,03 come stipendio e il resto come premio d’ingresso e bonus (COR.COM., 13 aprile 2017). Si potrebbe notare che il compenso fisso è circa il doppio di quello del suo predecessore, ma poco conta.
Poi come al solito c’è il pacchetto di altri vari bonus esigibili solo nel 2020, però.

Bene ancora: se consideriamo il solo stipendio fisso, in 16 mesi ad un dirigente normale spetterebbe circa Il 10% dello stesso come TFR. Diciamo quindi 103000 euro. Vogliamo considerare anche il variabile? Arriveremmo a 520000 euro.
Bella cifra per 16 mesi di lavoro, no? Poi, dai, ci sta anche che non si sia contentissimi, visto che si sono persi due bei miliardi di capitalizzazione. Si dice che il risultato operativo (MOL) sia molto migliorato, i conti risanati, ma questo gli analisti non lo valutano, evidentemente.
E invece no. Ci vuole una vera buonuscita, lo fanno quasi tutti. Magari, pensandoci, gli stessi bonus del 2016 (che includono il premio d’ingresso), quindi 4 milioni. Ma no, già che ci siamo facciamo le cose un po’ più in grande.

Facciamo 25 milioni di euro di buonuscita, più del fatturato del 90% delle imprese italiane; così oltre ai due miliardi dilapidatisi come valore di borsa, abbiamo anche questa irrisoria minusvalenza.
Mi pare sempre che la sceneggiatura di vicende come questa (non l’unica, ripeto, ma la più recente) avrebbe potuta scriverla Bunuel, ma ormai ci stiamo abituando alla realtà che supera l’immaginazione.

Nulla di personale verso chiunque o chicchessia, sia chiaro. Tra l’altro il manager in questione, secondo quanto riporta la stampa, aveva destinato parte delle sue possibili stock options ai lavoratori (stesso articolo di COR.).  E ieri (La Repubblica, pag.9) l’a.d. uscente si definisce non un manager normale ma un professionista, che lavora per obiettivi, quindi tende a motivare e giustificare la situazione. E che i suoi risultati sono legati alla dimensione industriale e non a quella finanziaria (ma le due non dovrebbero teoricamente avere una correlazione)?
Come dire: embè?

Però quanto accade in questi casi è un esempio lampante del perdurare dei concetti dell’economia non etica; nel periodo nel quale un lavoratore può essere mandato a casa senza motivo e con 6 mesi di indennità, a coloro i quali conducono imprese che nel periodo in esame ottengono risultati distonici e erodono valore per gli azionisti, tra i quali molti cittadini, si assegnano buonuscite è vero approvate dalle assemblee, ma oggettivamente prive di un senso logico, se non quello (con buona pace di chi un senso vuole trovarlo) della conservazione della casta.

Forse il nostro ha implicitamente ragione: doveva essere l’assemblea dei soci a dire che quell’accordo non aveva ragione Etica d’essere.

Il tema merita di essere affrontato a vari livelli: storico, antropologico, sociologico ed anche filosofico. Io arrivo per forza all’Etica, in casi come questo. Da anni ormai sostengo questa tesi.

Una serie di soluzioni urgono, intanto quelle relative alla pace sociale si possono provare a mettere in campo senza indugi. Non c’è altro da fare: bisogna ripensare il capitalismo, e fare in modo che ci sia maggiore Etica nelle strategie e nei comportamenti.
Alcune strade le ho indicate nel mio ebook “Ripensare il capitalismo ed Etica economica” riprendendo tesi già presentate; se altri contributi ci sono, li accolgo volentieri!

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