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PROROGA SALVA-SPIAGGE, TUTTO A POSTO E NIENTE IN ORDINE

Sul numero 33 della rivista “Guida al Diritto” è pubblicato un interessante commento della Prof.ssa Lucia Serena Rossi, alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – Sezione V, 14 Luglio –che, ricordiamolo, dichiara incompatibile con i principi comunitari “la proroga automatica e l’assenza di procedura di gara della concessioni demaniali marittime:

 «Appalti – Appalti pubblici e libertà di stabilimento – Articolo 49 Tfue – Direttiva 2006/123/Ce – Articolo 12 – Concessioni di beni demaniali marittimi, lacuali e fluviali che presentano un interesse economico – Proroga automatica – Assenza di procedura di gara – Illegittimità. (Tfue, articolo 49; Direttiva 2006/123/Ce, articolo 12, paragrafi 1 e 2) 
L’articolo 12, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2006/123/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, deve essere interpretato nel senso che osta a una misura nazionale, come quella di cui ai procedimenti principali, che prevede la proroga automatica delle autorizzazioni demaniali marittime e lacuali in essere per attività turistici-ricreative, in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati. L’articolo 49 Tfue deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui ai procedimenti principali, che consente una proroga automatica delle concessioni demaniali pubbliche in essere per attività turistico‑ricreative, nei limiti in cui tali concessioni presentano un interesse transfrontaliero certo».

La giurista era componente, nella veste di consulente, della delegazione governativa italiana, (Sottosegretario per le Politiche Europee Sandro Gozi, Prof.ssa Lucia Serena Rossi , dott.ssa Daniela Gottuso) che, successivamente alla pubblicazione della sentenza, ha incontrato il Direttore Generale della D.G. Crescita, Lowri Evans, illustrando la bozza “del progetto di legge delega per il riordino di tutta la materia demaniale”.

Nel lucido commento alla sentenza della Corte, la Prof.ssa Rossi, dopo aver puntualmente riassunto il travagliato iter legislativo che ha portato all’apertura e alla successiva chiusura di un procedimento di infrazione dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia, individua alcune questioni dirimenti, sia sul piano giuridico che su quello politico:

1) «La sentenza ha effetto tra le parti e non sulle altre concessioni in essere . È però evidente che la Commissione ora potrebbe riaprire la procedura di infrazione contro la proroga generalizzata al 2020. Inoltre, quella proroga può continuare ad alimentare un contenzioso davanti ai giudici nazionali, anche essi vincolati dalle sentenze della Cgue ». Questa considerazione impone, non solo, di riaprire il dialogo ed il confronto con la Commissione (vincolata alle pronunce della CGCE), confronto immediatamente instaurato con la Evans ma soprattutto di adottare «con urgenza una revisione della normativa attuale fornendo alle amministrazioni locali strumenti sufficientemente flessibili pere poter operare le valutazioni e sfruttare i margini di discrezionalità previsti dalla sentenza. Eventuali periodi transitori NON POTRANNO COSTITUIRE PROROGHE MASCHERATE…».

2) Il concetto espresso dalla giurista apre immediatamente il problema di quale riassetto normativo si aspetti l’Unione Europea dall’Italia, problema tutt’altro che risolto dall’approvazione definitiva della cosiddetta “norma salva-spiaggia” inserita nel Decreto Enti Locali definitivamente approvato da Camera e Senato due giorni fa (3-bis. Nelle more della revisione e del riordino della materia in conformità ai principi di derivazione comunitaria per garantire certezza alle situazioni giuridiche in atto, ed assicurare l’interesse pubblico all’ordinata gestione del demanio senza soluzione di continuità, conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base all’art. 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25. 3-ter. All’art. 1, comma 484, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, al primo periodo, sono soppresse le parole “alla data del 30 settembre 2016, entro la quale si provvede” e le parole “il rilascio,”. Conseguentemente, sostituire la rubrica con la seguente: “Misure urgenti per il patrimonio, le attività culturali e turistiche” ).

3) Infatti la Prof.ssa Rossi, dopo aver accennato all’emendamento (all’epoca della redazione del commento, i commi 3-bis e 3 -ter non erano ancora divenuti legge) approvato dalla Commissione Bilancio della Camera, chiosa affermando che, giustamente, «Occorre fare chiarezza sull’assetto complessivo delle concessioni demaniali a uso turistico, anche nell’interesse degli operatori, che da troppo tempo navigano a vista in una situazione di incertezza giuridica». Non solo. Ella rimarca che: «Per evitare che il Paese sia trascinato in una nuova procedura di infrazione, è poi auspicabile che, una volta raggiunto un accordo con la Commissione europea, il Parlamento non lo nullifichi – come è accaduto già due volte nella vicenda dei balneari – con interventi normativi contrari al diritto europeo, che avrebbero comunque durata effimera e potrebbero essere fatti cadere con un ricorso davanti a qualsiasi giudice nazionale, con o senza un rinvio alla Corte di giustizia..».

In buona sostanza “ammonisce” il legislatore:
1) a non vanificare, come già accaduto due volte, un eventuale accordo raggiunto con la Commissione Europea con leggi diafane ed inconsistenti, come, a mio parere, è l’ ultimo “salva spiagge” di cui sopra;
2) ricordandogli che qualsivoglia norma contraria al diritto europeo potrebbe essere “fatta cadere” con un ricorso davanti al Giudice Nazionale, con o senza rinvio alla CGUE, con buona pace di coloro che ritengono “insensate” le eventuali iniziative di un qualunque cittadino che chieda al Comune di appartenenza di porre in pubblica evidenza, anche da oggi, le attuali concessioni demaniali a scopo turistico ricreativo.

Roberto Biagini

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