Home > Cultura e Spettacoli > Cinema > Ma quali perdenti, a Rimini e Riccione Daniele Colli con i gregari da Oscar

Ma quali perdenti, a Rimini e Riccione Daniele Colli con i gregari da Oscar

“Wonderful Losers”. È questo il titolo del docufilm sul ciclismo, girato dal regista Arunas Matelis, candidato agli Oscar come miglior film straniero e miglior documentario, già pluripremiato in 11 festival, verrà proiettato al Cinepalace di Riccione, in due serate evento, lunedì 28 e martedì 29 gennaio, con inizio ore 20,30.

L’iniziativa è a cura di Giometti Cinema, in collaborazione con il Comune di Riccione e con la Federazione Ciclistica Italiana – sezione di Rimini. La pellicola, che è stata realizzata durante le tre settimane del Giro d’Italia del 2014, racconta le storie dei meravigliosi perdenti, i gregari, quelli che non tagliano per primi il traguardo, ma lottano per la squadra.

Alle due serate interverranno lo scrittore e life coach Franco Trentalance, l’ex ciclista paralimpica Daniela Veronesi, l’ex ciclista e gregario di Pantani Marcello Siboni, l’ex atleta paralimpico Giovanni Achenza. E l’ex ciclista e protagonista del docufilm Daniele Colli, a cui abbiamo posto alcune domande.

Colli, quando si è innamorato del ciclismo?

«A 7 anni, quando mio papà era appassionato di ciclismo e tifava Saronni. Quando ho vinto le prime gare ero così contento che portavo la coppa a scuola, mi piaceva perché vincevo io mentre i miei amici che giocavano a calcio vincevano collettivamente. Negli anni la passione è divenuta un lavoro, girare il mondo mi affascinava, non nego, comunque, le difficoltà in uno sport molto livellato».

Il ciclismo può essere considerato, più di tanti altri sport, una metafora della vita?

«Si, lo è, il ciclismo è una scuola di vita, impari a cadere e rialzarti, vinci e perdi, aiuti la tua squadra per raggiungere il successo. Spesso pensi di mollare, ma non puoi, sei da solo e devi raggiungere il traguardo, non esistono sostituzioni o pause. Si corre se fa freddo, se fa molto caldo, devi allenarti tutti i giorni meticolosamente per raggiungere la forma migliore».

Lei ha smesso con le corse da un paio d’anni, le manca sedersi su quel sellino e iniziare a pedalare?

«Un pochino sì, ma ho disputato migliaia di gare, la bicicletta ora è svago, pensare e stare in compagnia. Gli sforzi disumani che facevo sono solo un ricordo. Ora pedalo libero dagli allenamenti, dalle diete rigide, davvero in serenità, ovviamente la passione rimane, ma cambia tutto non avendo obiettivi».

Mi dica qualcosa sul suo documentario…

«Nel 2014 ero al Giro d’Italia in Irlanda, si avvicinò il regista lituano Arunas Matelis, sembrava quasi uno scherzo quello di realizzare un film, lui invece ha ripreso tutti i momenti difficili della mia carriera, dove, da perdente, ne sono uscito sempre vincitore. Nel film siamo tre ciclisti e lo staff medico del Giro d’Italia».

Quanto tempo c’è voluto per realizzarlo?

«Il film è durato circa 5 anni, con 500 ore di riprese, durante diverse edizioni del Giro d’Italia».

Si aspettava di arrivare, addirittura, ad avere una nomination all’Oscar?

«Sinceramente no, il film lituano ha già vinto 11 festival tra cui uno mondiale a Varsavia, dove ho avuto il piacere di vedere la prima mondiale del film. Credo che, dopo la proiezione, tutti si sentiranno come noi, rappresenta la vita. Per una volta è stato realizzata una pellicola non sui vincitori o sui dopati ma su dei perdenti che in realtà risultano vincenti».

Lunedì e martedì ci sarà le anteprime a Rimini e Riccione, emozionato?

«È stato bello trovare in Giometti la possibilità di portare il film a Riccione, una città piena di bei ricordi. Ogni anno, torno puntualmente all’hotel Belvedere, dove accompagno ciclisti di tutto il mondo in bicicletta in quelle zone. Ho tanti amici a Riccione, quindi non vedo l’ora di trasmettergli qualche emozione con questo film».

Il Giro di quest’anno, che fra l’altro passerà anche da Riccione, a chi andrà? Chi è per lei il favorito?

«Quest’anno credo sia una lotta a tre tra Bernal, Dumolin ed il nostro Vincenzo Nibali per il quale, ovviamente, tifo. È una gara così incerta ed è difficile dare un solo nome, però sono quasi certo che sarà uno di questi tre. Il giro farà tappa a Riccione quest’anno e la proiezione del film casca a pennello su una città che ha fatto e sta facendo tanto per tutti i ciclisti del mondo, che vengono in queste zone con la bicicletta a trascorrere le proprie vacanze».

Nicola Luccarelli

Scroll Up