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Quando il virus ti sbatte per strada, le storie dei nuovi poveri alla Caritas Rimini

L’imbianchino e la badante, il muratore e il deejay, il giovane operaio e l’anziano solo. La pandemia li ha travolti, sgretolando situazioni che erano già precarie. Fino a ridursi a dormire per strada, oppure a evitare per un pelo di restare senza un tetto e un pasto solo per l’aiuto di qualcuno. Sono le storie raccontate dall’ultimo rapporto della Caritas Diocesana di Rimini.

Il documento, intitolato “Quel che resta – Rapporto Caritas diocesana al tempo del Covid” è stato curato da Isabella Mancino ed è stato presentato oggi alla presenza (da remoto) di mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini, Mario Galasso, direttore Caritas diocesana, Gloria Lisi, vice sindaco Comune di Rimini, assessore al sociale, e la stessa
Isabella Mancino.

STORIE DI VITA

STORIE DAL “GIRO NONNI”
Luisa è una donna di 88 anni, vedova che ha perso un figlio molto giovane.
Perdita che l’ha segnata a tal punto da trattare i volontari con l’affetto che si regala ad un figlio.
Offre sempre qualcosa per mostrarci la sua riconoscenza: biscotti, merendine, bibite fresche se è estate, quel poco che ha, sente il bisogno di condividerlo con noi che le portiamo quotidianamente il pasto, perché, più che il cibo, è l’affetto che avverte dal nostro gesto. Durante il lockdown per lei è stata molto dura, perché era abituata ad ospitarci in casa e allora abbiamo cercato di superare le distanze scambiandoci messaggi su fogli di carta, noi le portavamo quelli che venivano preparati dalla Caritas diocesana e lei ci scriveva i suoi pensieri.

Luigi ha 71 anni, da poco tempo in pensione, ha contratto il Covid a marzo e ha chiesto aiuto alla Caritas perché viveva solo e non poteva uscire per farsi la spesa in quanto positivo.
I volontari hanno preso  tutte le precauzioni nel portargli il pasto (mani disinfettate, sacchetti appoggiati alla maniglia della porta), ma non si sono limitati a questo, loro sapevano che Luigi in tutta la giornata avrebbe visto solo il loro volto, quindi, una volta appeso il pasto alla porta lo aspettavano dalla macchina per chiedergli come stava e fargli un sorriso.
Spesso Luigi era così contento di vederli che li attendeva da dietro i vetri della finestra.
Trascorso il tempo della malattia Luigi ha iniziato a fare i tamponi per il controllo, avvisava i ragazzi col sorriso: “domani ho il tampone, speriamo bene!”
Il giorno dopo comunicava l’esito e, per tre volte, il tampone è risultato positivo, era molto dispiaciuto e provato dalla solitudine, aveva il desiderio di riabbracciare sua figlia.
Quando finalmente il tampone è risultato negativo, la prima cosa che ha fatto è stata uscire dalla sua casa, venire alla Caritas e dire grazie a tutti, ha voluto anche fare un’offerta.
Ciò che ha ricevuto non è stato un semplice pasto, ma una vicinanza affettiva, pur mantenendo le distanze!

PERSONE CHE SI SONO RIVOLTE PER LA PRIMA VOLTA IN CARITAS
“Marco ha vent’anni, da due anni si è trasferito a Rimini per lavorare negli alberghi come tuttofare e come cameriere, ha trovato un posto letto in una casa che condivide con altri. La madre è rimasta nel suo paese natale in provincia di Parma ed è aiutata dalla Caritas del luogo, lui qui lavorava per costruirsi un futuro e aiutare la madre. Per colpa della pandemia l’albergo dove lavorava non ha aperto e lui non è riuscito a trovare altro, per cui, il 25 aprile, per la prima volta, si è trovato costretto a chiedere aiuto alla Caritas.”

Paolo. Conviveva con una donna dalla quale ha avuto 2 figli di 11 e 6 anni, la compagna da tre anni si è ammalata di tumore al seno, è stata operata più volte e un seno gli è stato tolto. Lui aveva la partita iva come imbianchino e aveva messo anche la sua compagna come sua dipendente per aiutarla con i documenti, durante la malattia della compagna ha perso molte occasioni di lavoro per assisterla e badare i bambini e così sono rimasti senza soldi. Lei ha iniziato a trattarlo male e a fargli capire che non lo amava più, lui ha resistito per stare vicino ai bambini, ma all’ennesima volta che lei lo ha trattato male, ha scelto di andare via di casa. Ci soffre molto, ma ha capito che non c’è nulla da fare. Ha ancora la partita iva e cerca disperatamente un lavoro come imbianchino, non può fare il muratore perchè ha l’ernia al disco. E’ riuscito per ben due volte a ricevere i 600 euro per i lavoratori autonomi, li ha usati tutti per la compagna e i figli, poi è andato via di casa a malincuore e ora dorme in spiaggia.”

STORIE AL FEMMINILE

Olga è arrivata in Italia 7 anni fa, in Ucraina ha lasciato la figlia che studia medicina all’università e a cui paga lei gli studi. Appena arrivata ha lavorato in un come aiuto cuoca per circa 2/3 anni, poi ha trovato lavoro come badante. Prima del covid viveva in una casa con un compagno, di giorno per un anziano, che poi è stato trasferito in una casa di riposo. Ha avuto la sfortuna di trovare il compagno a letto con un’altra e piangendo è andata via. In un attimo si è ritrovata senza lavoro, senza compagno e senza casa. Al momento dorme da varie amiche, cambia casa ogni sera per non dare fastidio. Lavora saltuariamente, ma fa poche ore a settimana per questo è venuta a chiedere il nostro aiuto.”

Anna è un anno che non lavora, in questo periodo di emergenza Coronavirus è stata molto attenta e preoccupata, in quanto soffre di asma bronchiale, per cui era un soggetto a rischio. In Perù suo cognato è morto di Coronavirus e ha lasciato soli moglie e figli che ora sono a carico della sua famiglia. Attualmente vive in casa con un’amica e non sta riuscendo a trovare lavoro.”

STORIE SUL REDDITO DI CITTADINANZA

Diego sono diversi anni che vive in strada, nel 2019 è riuscito ad ottenere la residenza fittizia ed ha chiesto il Reddito di Cittadinanza. Grazie al Reddito è riuscito a pagarsi un alberghetto a basso costo e a non trascorrere il lokdown in strada. Come lui sono in diversi quelli che mi hanno raccontato di aver trovato albergatori che hanno offerto la propria struttura a senza dimora con Reddito di Cittadinanza o sulla parola. Carlo, ad esempio, era in parola con un ristorante, gli aveva promesso che per l’estate lo avrebbe fatto lavorare come cameriere e l’albergatore dove dormiva lo ha ospitato sulla parola, pur di non lasciarlo in strada con il rischio che intercettasse il virus. Appena iniziato a lavorare Paolo ha dato tutto il suo stipendio all’hotel.”

Abram, venticinquenne, è stato adottato da piccolo da una famiglia italiana, è andato tutto bene fino a quando il padre adottivo è morto. La madre ha perso la lucidità, ha iniziato a trattarlo male e lui è andato via di casa. Ha sempre lavorato e non si è perso d’animo, purtroppo la ditta dove faceva l’operaio ha chiuso per colpa del Covid e ora è in attesa della disoccupazione. Non ha potuto chiedere il Reddito di Emergenza perché è in attesa della disoccupazione e non ha potuto chiedere il Reddito di Cittadinanza perché il suo ultimo isee era con la madre e risultava alto. Per cui si è trovato completamente senza soldi e solo Si rifiuta di tornare a vivere con la madre per i pessimi rapporti.”

STORIE DI ALCUNI LAVORATORI
Carlos ha sempre vissuto di eventi: organizzava party spagnoli. Cucinava Paella, preparava sangria e trasmetteva musica latina. Nell’estate 2020 è stato impossibile organizzare eventi di questo tipo e così, per la prima volta, si è trovato costretto a chiedere aiuto alla Caritas.”

Kabir. Prima del Covid lavorava come operaio in una fabbrica, arrivato il Covid è riuscito a lavorare qualche settimana e poi la fabbrica ha chiuso, così è tornato in Marocco dalla sua famiglia, ha 3 figli di 14, 10 e 1 anno e 1/2, ne parlava con orgoglio e soddisfazione, è ritornato in Italia solo per offrire loro un futuro migliore. è dal 1996 che è in Italia, adesso è a Rimini perchè dice che da noi è più facile trovare un lavoro. Dato che ha carta di soggiorno e residenza sta valutando di chiedere il Rdc, ma la cosa che più gli preme è trovare un lavoro, ha fatto il magazziniere, il camionista, il saldatore, l’operaio, non lo spaventa nulla, ha anche i curricula pronti.”

Eddy ha un orecchino e cinque tatuaggi, un telefono in mano di ultima generazione e mi fa ascoltare la sua musica preferita. Ho sempre fatto il dj, mi racconta, avevo contatti con 5 discoteche diverse e mi chiamavano per feste private. Guadagnavo bene, ma ora non ho più nulla. Sono divorziato e ho un figlio piccolo da mantenere, la mia casa è rimasta alla mia ex moglie. Sono venuto a chiedere aiuto e ascolto la musica perché è l’unica in grado di tirarmi su il morale, senti che bella questa!”

COSA HA FATTO LA CARITAS

“Prima del Coronavirus in Caritas diocesana il Centro di Ascolto era aperto tutte le mattine e tre pomeriggi a settimana, le persone potevano dormire una settimana o al massimo quindici giorni una volta l’anno, farsi la doccia una volta a settimana, ricevere indumenti una volta al mese, andare dal medico e richiedere farmaci gratuiti due mattine a settimana, mangiare tutti i giorni seduti in mensa, grazie all’utilizzo di una tesserina”. Numeri perfino in calo, anche se le condizioni di chi chiedeva aiuto peggioravano visibilmente”.

Ma poi arriva il virus e  il 24 febbraio vengono chiusi alcuni servizi in Caritas come il dormitorio ed il Centro di Ascolto. Poi la zona rossa, il lockdown totale. “Caritas diocesana si trova costretta a trasformare immediatamente i propri servizi, chiudendo le porte degli uffici ed andando in strada. I pasti in mensa diventano pasti caldi d’asporto, il servizio dei pasti a domicilio per gli anziani si amplia e diventa un servizio anche per coloro che, segnalati dai Servizi Sociali, sono in quarantena oppure sono soli, poveri e appartenenti a categorie fragili che non possono uscire di casa per andare a fare la spesa. Il Centro di Ascolto viene fatto attraverso colloqui telefonici e si cerca di garantire la vicinanza alle persone con la consegna di testi scritti da volontari e liberi cittadini abbinati ai pasti d’asporto e a domicilio (denominati “messaggi in bottiglia”). Le docce vengono sostituite da salviette umidificate. I medici e i farmacisti ricevono solo su appuntamento”.

Dall’11 marzo i volontari sopra i 65 anni vengono invitati a restare a casa, in quanto soggetti appartenenti a categorie fragili e a maggior rischio di contagio. Vengono fatti appelli per reclutare nuovi volontari più giovani. In una sola settimana Caritas diocesana riceve oltre 200 candidati per fare volontariato. Così fino al 18 maggio, quando gradualmente le attività possono riprendere, anche se a “settembre resta ancora chiuso il dormitorio e la mensa continua attraverso la consegna di pasti caldi d’asporto”.

Da gennaio ad agosto 2020 la Caritas diocesana ha incontrato 1.170 persone, di cui 1.048 nel servizio mensa/distribuzione pasti d’asporto e 122 nel “giro nonni” (consegna pasti a domicilio).

Il grafico seguente mette in evidenza come, a partire da aprile, siano aumentate le persone in mensa.

A marzo c’è stata una forte diminuzione dovuta al lockdown in quanto si è fermata la mobilità, ma già da aprile le persone hanno iniziato ad avvertire sempre più forti problemi economici e si sono rivolte alla Caritas per chiedere aiuto. Se si considerano i pasti giornalieri si è passati da una media di novanta pasti nei primi mesi dell’anno a 125 e poi 130 nei mesi estivi.

Il grafico successivo, in riferimento al cosiddetto “giro nonni”, cioè ai pasti a domicilio, indica la consegna quotidiana: a gennaio in media venivano servite 43 persone, mentre a partire da marzo il numero è iniziato a crescere, fino a toccare il picco di 105 persone il 18 maggio. Ha superato le 140 tra il 25 luglio e il 4 agosto, in quanto, su richiesta del Comune, sono stati serviti i pasti a dei senegalesi senza dimora che vivevano in un albergo abbandonato ed erano in quarantena perché alcuni di loro erano risultati positivi al tampone. Il servizio della Caritas diocesana, infatti, è stato proprio quello di portare il pasto a domicilio non solo agli anziani poveri e soli, ma anche a coloro che erano positivi o in quarantena a causa del Covid e non avevano nessuno che potesse assisterli. Dal 16 aprile, grazie ai giovani in Servizio Civile, le persone sono anche state contattate telefonicamente per ricevere compagnia e aiuto in caso di particolari necessità. A questi si sono aggiunte anche 15 persone seguite dal CSM che erano abituate a rivolgersi alla mensa dell’ospedale e che, da maggio, ricevono invece il pasto a domicilio attraverso la Cooperativa La Ginestra.

Entrambi i grafici mostrano come la Caritas diocesana si sia data da fare in questo periodo di emergenza per far fronte alle tante richieste di aiuto che sono giunte da più fronti: da senza dimora, da cittadini, da Sportelli Sociali, dall’Ausl, dalla Prefettura.  “Le innumerevoli donazioni di alimenti, di prodotti per l’igiene, di mascherine, ma anche economiche che aiutato a coprire le numerose necessità emerse. Per non parlare delle reti di aiuto: i ragazzi del Team Bota, assieme a Rimini Rugby ed Agesci che hanno portato le spese a domicilio a coloro che non potevano andare al supermercato perché persone appartenenti alle categorie fragili; il catering della Summer Treade che ha preparato pranzo e cena il giorno di Pasqua; la Protezione Civile, l’Agesci, la Papa Giovanni, i gruppi giovani delle parrocchie e i liberi cittadini che hanno aiutato nelle raccolte alimentari e nelle consegne di pacchi viveri a domicilio e tanti altri che sono menzionati nella pagina (…), una vera e propria rete di solidarietà, per essere vicini a coloro che erano maggiormente in una situazione di bisogno”.

CHI SONO LE PERSONE INCONTRATE

Dal 1° gennaio al 31 agosto 2020 la Caritas diocesana ha incontrato 1.048 persone. Interessante notare come, dal termine del lockdown, sia esponenzialmente cresciuto il numero di coloro che hanno chiesto aiuto (la somma dei tre periodi non corrisponde a 1.048, in quanto alcune persone si sono presentate più volte nel corso dei mesi).

La maggior parte delle persone incontrate, si erano rivolte alla Caritas in passato, per questo li abbiamo definiti “ritorni”. Tra questi, facendo uno studio approfondito, abbiamo riscontrato che ben il 20% non tornava alla Caritas da più di 5 anni, questo vuol dire che era riuscito a superare le proprie difficoltà ma, a causa di questa pandemia, che ha interrotto moltissimi processi economici, si è ritrovato nuovamente in una situazione di bisogno. Se si analizzano le caratteristiche anagrafiche di questo 20% si riscontra che tra coloro che erano riusciti ad uscire da una situazione di povertà ci sono: le donne, le persone tra i 45 e i 64 anni, un maggior numero di stranieri (in particolar modo: rumeni, ucraine, senegalesi e russe)”.

Se si considerano le persone “nuove” (3 su 10), cioè quelle che mai, prima del 2020, si erano rivolte alla Caritas, si riscontra un aumento di uomini (addirittura l’85% nel periodo giu-ago), un aumento di giovani tra i 25-34 anni (pari al 26,2% tra giu-ago) e una presenza maggiore di 45-54enni (pari al 25,5% tra giu-ago).
Un’altra caratteristica interessante dei “nuovi” è l’aumento degli italiani: tra gennaio e febbraio erano il 29,6%, tra marzo e maggio addirittura il 39,6% e tra giugno e agosto il 34,5%.


Rispetto agli stranieri si è riscontrato un aumento di peruviani (soprattutto tra gennaio e maggio dove hanno raggiunto il 13% di tutte le persone incontrate per la prima volta); un aumento di ucraine nel periodo tra marzo e maggio, pari al 9,4% (per la maggior parte badanti che avevano perso il posto di lavoro e faticavano a trovarne un nuovo, alcune da poco rientrate in Italia dopo aver trascorso il locdown in patria); un aumento di marocchini e tunisini nel periodo estivo, pari rispettivamente al 22,3% e al 5% delle persone “nuove” (tra i quali diversi giovani sprovvisti di documenti).

Se si considerano i dati nella loro complessità, l’aumento degli italiani è ancora più evidente.

Soprattutto nel periodo del lockdown si è riscontrato un’importante aumento degli italiani (nello stesso periodo del 2019 erano 34,7%, mentre nel 2020 sono stati 39,6%), divario che si è amplificato nel trimestre successivo quando se nel 2019 erano il 30,5%, nel 2020 hanno raggiunto il 37,8%.
Per la maggior parte (l’82,4%), sono uomini, in gran parte (il 33%) tra i 45 e i 54 anni.
Il 58,6% degli italiani sono senza dimora, il 15% dei quali con residenza a Rimini.

Se si considerano le professionalità: il 35,5% era impegnato nel settore turistico, il 18% in azienda, il 9% nel settore edilizio, l’8% come imbianchino, elettricista, idraulico, il 6% nell’agricoltura, il 6% come badante ed il 4% come imprenditore. I dati evidenziano che gli italiani in situazione di povertà provengono da diverse estrazioni sociali anche se, la maggior parte, ha titoli di studio bassi che fanno presupporre di essere cresciuti in famiglie non abbienti. Il 47,5% ha solo la licenza media, il 18,2% un diploma professionale, il 10,5% addirittura la sola licenza elementare e l’1,5% la laurea.

“Nel 2020 abbiamo riscontrato un aumento di persone che sono riuscite a non dormire in strada. In questo periodo così delicato di emergenza sanitaria, la solidarietà è emersa con tutta la sua forza. Diverse persone ci hanno raccontato di essere riuscite a trascorrere il lockdown in residence o in alberghi a basso costo e di aver incontrato albergatori che, pur sapendo che essi facevano difficoltà a sopperire alla quota mensile, li hanno accolti sulla fiducia o a seguito di promesse”.

Ha giocato un ruolo importante il Reddito di Cittadinanza, infatti, tra coloro che lo percepiscono, la maggior parte ha dichiarato di averlo utilizzato per l’alloggio e di aver fatto la scelta di mangiare in Caritas per risparmiare o perché non disponevano di alcun altro tipo di reddito. Il residence resta una sistemazione pur sempre precaria, ma è meglio della strada.

“Altri ci hanno raccontato di essere tornati in famiglia o di essere stati ospitati da amici, ma c’è anche chi ci ha narrato che proprio il periodo del lockdown è stato quello che ha fatto esplodere equilibri familiari o affettivi già in bilico e li ha portati alla solitudine e alla strada.
Resta comunque elevato il numero delle persone prive di alloggio, sono oltre 630 i senza dimora, di cui 146 che si sono rivolti alla Caritas, per la prima volta, nel 2020 (tra questi il 40% è italiano)”.

“Durante il lockdown e nelle fasi successive non ci è stato possibile realizzare interviste approfondite, per cui siamo consapevoli che questi dati potrebbero non essere del tutto veritieri, tuttavia ci paiono comunque significativi”, specifica il rapporto.

Coloro che sembrano aver accusato di più le conseguenze dell’attuazione delle misure preventive per la diffusione del Coronavirus, sono state le seguenti categorie:
• i lavoratori in azienda (operai, saldatori, magazzinieri…);
• gli addetti al settore turistico (la stagione è partita tardi, alcuni alberghi hanno scelto di non aprire, altri hanno avuto meno prenotazioni per cui hanno richiesto meno personale o privilegiato contratti a chiamata);
• i braccianti, per la maggior parte lavoratori in nero, che non hanno neppure potuto richiedere il sostegno di aiuti statali, in quanto privi di contratto;
• le badanti, alcune hanno assistito persone positive al Covid19 e le hanno viste morire, altre hanno faticato a trovare un lavoro perché, per paura del contagio, alcuni anziani sono stati seguiti dalla proprie famiglie o inseriti in case di riposo;
• il settore edilizio (soprattutto nei primi mesi dell’anno perché dopo è ripartito, anche grazie agli incentivi statali);
• il settore del divertimento e del mondo della notte, per la prima volta abbiamo incontrato dj e buttafuori, persone che molto spesso o lavoravano in proprio o attraverso cooperative, ma che non sono riuscite ad avere alcun tipo di tutela.

INTERVISTE CON DOMANDE RELATIVE AL COVID19
Su suggerimento di Caritas Italiana abbiamo deciso di porre domande specifiche in riferimento al Covid19 a coloro che si rivolgono a noi . Tra marzo e agosto abbiamo intervistato 277 persone, di cui il 38,3% italiane e il 61,7% straniere.

La prima domanda era: “Ti sei rivolto alla Caritas come effetto/conseguenza del Covid19?”
Il 56% ha detto sì, mentre il 44% ha dichiarato che i propri problemi erano antecedenti al lockdown, oppure sono emersi successivamente alla pandemia, ma indipendentemente da quest’ultima. Tra i 155 che hanno dichiarato di essere caduti in povertà per la situazione socio-economica attuale, il 92,9% ha dichiarato di avere problemi occupazionali, ma anche tra coloro che avevano detto di non essere venuti in Caritas come conseguenza al Covid, c’è un 38,5% che ha affermato di non essere comunque riuscito a trovare lavoro in quanto diverse attività hanno chiuso o ridotto la propria produttività.

La seconda domanda era: “Sei mai stato seguito dalla Caritas in passato, anche in un’altra diocesi?”
Il 31% ha detto “no”, interessante notare che in realtà un 3% era passato in Caritas tempo addietro, ma essendo trascorsi diversi anni, non lo ha ritenuto importante. Il 60,4% di coloro che non erano mai venuti in Caritas è straniero, per la maggior parte marocchini, rumeni e ucraini.
Tra gli italiani mai venuti in Caritas, prevale la fascia tra i 25 e i 34 anni.

La terza domanda era: “Che tipo di danno hai subito a causa del Covid19?”

I danni principali che hanno subito coloro che si sono rivolti alla Caritas, a causa del Coronavirus, sono di tipo occupazionale ed economico. Rispetto al tema del lavoro sono emerse sia situazioni di lavoro nero, che contratti non rinnovati, casse integrazioni e licenziamenti (come mostra il grafico sulla condizione occupazionale). Per quel che concerne i problemi di salute, solo 18 su 277 hanno affermato di aver avuto problemi di salute, di cui 6 contagiati dal Coronavirus, tra cui 2 hanno subito un lutto (uno di un familiare e uno di un anziano assistito, presso il quale aveva occupazione e dimora). Rispetto al tema dei familiari, per molti, i problemi erano già presenti prima ed i rapporti erano così fragili che il Coronavirus non li ha modificati. In qualche raro caso qualcuno ha raccontato di essersi riavvicinato o per motivazioni affettive, nella speranza di ricucire fratture, o, soprattutto, per questioni logistiche legate alla casa e quindi ad avere un luogo dove stare a riparo. Per 25 persone il Coronavirus ha ulteriormente amplificato i pessimi rapporti familiari e, terminato il lockdown sono avvenute separazioni, sia tra coniugi, che tra conviventi, ma anche tra figli e genitori. Per problemi familiari si intendono anche stranieri che hanno raccontato di aver avuto difficoltà nel sostenere economicamente la famiglia in patria.

 

L’ultima domanda era: “Qual è la tua condizione occupazionale adesso?”

Il grafico mostra molto bene che la maggior parte di coloro che si sono rivolti alla Caritas sono disoccupati, una piccola parte in attesa della Cassa integrazione o del Bonus per i lavoratori stagionali, pochissimi hanno dichiarato di aver fatto domanda per il Reddito di Emergenza, piuttosto, chi non lo aveva già fatto, ha fatto domanda per il Reddito di Cittadinanza, in quanto più duraturo e più cospicuo a livello redditizio. Molti hanno espresso il problema dell’ISEE che si rifaceva ai redditi del 2018 e non alla situazione economica attuale, neppure il cosiddetto ISEE CORRENTE è servito per testimoniare il proprio impoverimento, quindi diverse persone non sono riuscite a beneficiare degli aiuti, solo per questioni burocratiche.

Un elemento interessante che si scopre dal grafico è la presenza di oltre una cinquantina di lavoratori in nero, di cui 44 bloccati a causa del Covid19. I lavoratori irregolari risultano il 18,7%, è la prima volta che disponiamo di un dato così veritiero rispetto al lavoro irregolare, questo ci fa pensare a quanto esso sia diffuso e a quanto spesso le persone si ritrovano a non essere assolutamente tutelate. Il lavoro nero ci fa però anche riflettere sul tema dell’evasione fiscale, sui redditi Isee fasulli e aiuti nazionali che necessitano di strumenti diversi per una giusta ed equa distribuzione di interventi economici a coloro che si trovano in difficoltà.

“In questo schema spiccano anche i lavoratori autonomi (sono il 5% degli intervistati), categoria insolita tra gli “utenti” Caritas. Tra loro ci sono sia coloro che hanno beneficiato dei bonus che coloro che sono in attesa. Chi ha ricevuto i bonus di 600 euro, ci ha raccontato di averli utilizzati per pagare debiti o per pagare i propri dipendenti. Tra coloro che non lo avevano ancora ricevuto c’era la preoccupazione e l’incertezza per il futuro”.

INTERVENTI MESSI IN ATTO NEL 2020
Colloqui
743
Pasti in mensa e d’asporto
27.177 (di cui da asporto 21.160)
Pasti a domicilio
17.098
Pasti per gli ospiti interni
19.514
Docce
690
Vestiti
275
Visite mediche
133
Farmaci
291 confezioni

LE CARITAS PARROCCHIALI
In questo momento la Diocesi di Rimini conta 45 Caritas tra parrocchiali ed interparrocchiali e tutte, in questo di emergenza, non si sono fermate, ma anzi organizzate diversamente. I volontari over 65 si sono occupati di telefonare ai propri assistiti e di ricevere telefonate da parte di nuove famiglie o persone in stato di necessità. Quelli più giovani sono andati in parrocchia, hanno preparato i pacchi alimentari e, alcuni li hanno distribuiti su appuntamento organizzati telefonicamente, altri li hanno portati casa per casa, spesso aiutati da volontari più giovani; molto spesso a offrire un aiuto considerevole sono stati i gruppi Scout o gruppi giovani non legati a nessuna associazione, ma ci sono state collaborazioni anche con altre associazioni quali: Protezione Civile, Banco Alimentare, Croce Rossa, Croce Verde e Centri Aiuti alla Vita. Molte realtà si sono confronate con i Servizi sociali del proprio Comune e hanno elaborato strategie d’insieme per ottimizzare risorse e dare pronte risposte a coloro che sono in difficoltà.
Di seguito una carrellata di coloro che sono state particolarmente attive e i servizi, in sintesi, che hanno attivato.

Caritas San Gaudenzo PACCHI A DOMICILIO
Caritas Sant’Andrea dell’Ausa PACCHI A DOMICILIO
Caritas San Raffaele RACCOLTA VIVERI IN CHIESA SEMPRE APERTA
Caritas Gesu Nostra Riconciliazione ASCOLTO TELEFONICO E SPESA SU RICHIESTA
Caritas Cristo Re PACCHI A DOMICILIO
Colonella e Mater Misericordia ASCOLTO TELEFONICO
Caritas San Giovanni Battista PACCHI IN PARROCCHIA SU APPUNTAMENTO E TELEFONATE
Caritas Regina Pacis SPESA IN PARROCCHIA- CONSEGNA VIVERI A DOMICILIO CON SCOUT
Caritas Salesiani CONSEGNA VIVERI A DOMICILIO
Caritas Sant’Agostino NUMERO DI TELEFONO SEMPRE ATTIVO
Caritas San Giuliano PACCHI IN PARROCCHIA SU APPUNTAMENTO E TELEFONATE
Caritas Santa Maria Maddalena RACCOLTA FONDI, PACCHI A DOMICILIO PER ANZIANI E SU

APPUNTAMENTO PER GLI ALTRI
Caritas Bellariva-Rivazzurra PACCHI IN PARROCCHIA SU APPUNTAMENTO
Caritas Miramare PACCHI A DOMICILIO E SOSTEGNO TELEFONICO
Caritas Spadarolo e Vergiano PACCHI IN PARROCCHIA SU APPUNTAMENTO E A DOMICILIO
Caritas La Resurrezione ASCOLTO TELEFONICO E PACCHI SU APPUNTAMENTO IN PARROCCHIA
Caritas Viserba Mare ASCOLTO TELEFONICO E PACCHI VIVERI A DOMICILIO
Caritas Viserba Sacramora DISTRIBUZIONE VIVERI
Caritas Torre Pedrera DISTRIBUZIONE VIVERI IN PARROCCHIA E SPESA SOSPESA
Caritas interparrocchiale Riccione COLAZIONE SUI TAVOLI, MENSA DA ASPORTO, SPESA A DOMICILIO
Caritas San Lorenzo in strada VIVERI A DOMICILIO
Caritas San Martino TELEFONATE E CONSEGNA VIVERI IN PARROCCHIA
Caritas Alba Mater CONSEGNA VIVERI IN PARROCCHIA
Caritas Fontanelle ATTIVI TUTTI I GIORNI E CONSEGNA VIVERI A DOMICILIO
Caritas Cattolica San Pio V TUTTO ATTIVO: DORMITORIO, MENSA DA ASPORTO, CONSEGNA A DOMICILIO, COLAZINE SUI TAVOLI TUTTE LE MATTINE
Caritas San Giovanni in Marignano BUONI SPESA CON IL COMUNE
Caritas Mondaino CONSEGNA VIVERI A DOMICILIO , BUONI SPESA
Caritas Morciano RETE DI SOSTEGNO CARITAS YOUNG, MOLTI AIUTI, PACCHI VIVERI A DOMICILIO
Caritas San Clemente BUONI SPESA CON IL COMUNE
Caritas Coriano CONSEGNA VIVERI A DOMICILIO
Caritas Montescudo CONSEGNA PACCHI VIVERI
Caritas Villa Verucchio RACCOLTA VIVERI QUOTIDIANA IN UN SUPERMERCATO, CONSEGNA VIVERIA

DOMICILIO
Caritas Santarcangelo PULMINO CON VIVERI IN GIRO PER LE CASE POPOLARI
Caritas San Vito PACCHI VIVERI A DOMICILIO
Caritas Bellaria PACCHI VIVERI A DOMICILIO
Caritas Savignano PACCO VIVERI A DOMICILIO. CASSETTINA PER LA RACCOLTA DELLE RICHIESTE
Caritas Sogliano DISTRIBUZIONE VIVERI IN PARROCCHIA
Caritas Borghi DISTRIBUZIONI VIVERI IN PARROCCHIA E A DOMICILIO
Caritas Roncofreddo DISTRIBUZIONI VIVERI A DOMICILIO, LASCIATO SU UNA SEDIA FUORI

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