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Quante cose da scoprire a piedi e in bici nella Valmarecchia

Renzo Sancisi: “Percorsi dell’entroterra romagnolo. Lungo il Fiume Marecchia: natura e MTB” – Il Ponte Vecchio.

Il prof. Renzo Sancisi, santarcangiolese, classe 1954, insegnante per anni di matematica all’Istituto “Molari”, appassionato ciclista ci “regala” questo suo secondo volume alla scoperta della natura e dei tesori artistici delle nostre vallate. Il primo lo ha dedicato all’Uso (“Percorsi nell’entroterra romagnolo: lungo il fiume Uso: natura e MTB” edito sempre da Il Ponte Vecchio, nel 2020). L’attuale al fiume Marecchia.

Due sono le motivazioni possibili per cui uno possa leggere questi libri: la passione per la mountain bike e l’amore per questi territori romagnoli bellissimi, sia dal punto di vista ambientalistico che del patrimonio artistico.
In queste settimane di bel tempo, una vera e propria primavera precoce, l’armata dei ciclisti romagnoli si sta mettendo in moto: sia quelli da strada che quelli più amanti dei territori naturalistici. E’ a questi ultimi, con le indicazioni di percorsi e tratte da fare, che Sancisi si rivolge.

Il fiume Marecchia ha una lunghezza di 70 chilometri. Nasce dal Monte Zucca, nel Comune di Badia Tedalda in Toscana sul confine con quello di Verghereto in Romagna. Il bacino interessa i territori della Toscana (provincia di Arezzo), dell’Emilia-Romagna (provincia di Rimini), e parte della Repubblica di San Marino.

Con letto ampio e ciottoloso il fiume arriva a Rimini per sfociare nel Mar Adriatico. In passato, il tratto finale (circa due chilometri) del suo corso transitava sotto al ponte di Tiberio per poi gettarsi in mare tramite il porto canale. Tra il 1924 e il 1930, tuttavia, fu costruito un alveo artificiale per evitare le esondazioni. A seguito di questa deviazione, la foce attuale è situata fra San Giuliano Mare e Rivabella.

E’ lungo le rive del nostro fiume che Sancisi ci propone dieci percorsi per bici mountain bike e due percorsi per gli amanti delle passeggiate a piedi.

Il libro si apre con alcuni consigli saggi, rivolti a tutti quelli che si apprestano a vivere queste esperienze: usare sempre il casco, non spaventare gli animali e fare attenzione ai cani, rispettare l’ambiente, scegliere sempre l’itinerario più adatto alle proprie forze, essere autosufficienti.

Fra i dieci percorsi da farsi in MB, tutti belli e affascinanti, mi permetto però di segnalare quello che a me (se avessi l’età e le forze necessarie) più mi piacerebbe fare. E’ il percorso 5: Ponte Santa Maria Maddalena-Monte Fotogno-Tausano-Varco Biforca-C. Monte- Monte San Severino-San Leo-Sant’Igne-Ponte Santa Maria Maddalena. Sono 17 chilometri, con un dislivello di ca. 625 m., che si può compiere in 2 ore 10 min. circa. Viene segnalato come un percorso medio difficile, panoramico.

Sancisi, per ogni percorso, indica su una cartina il tracciato da farsi, il tempo necessario, fornisce (anche con un supporto fotografico) ogni indicazione utile alla sua effettuazione. Nel percorso che abbiamo scelto Sancisi ci dice: “Il primo tratto è veramente ripido fino al primo tornante che concede un po’ di respiro. Continua ad essere impegnativo fino al paesino di Montefotogno”. E poi ci spiega dove siamo: “Siamo ai piedi dei Monti Tausani, definiti ‘le piccole Dolomiti’ della provincia di Rimini, che costituiscono una dorsale che arriva a raggiungere la celebre rupe di San Leo”.

E poi ancora: “Poco dopo la chiesetta si gira a destra (non la via del cimitero!) e la carrabile diventa di ghiaia. La si percorre per circa cinquecento metri. Dopo una casa bianca isolata sulla destra, si gira a sinistra per una mulattiera. Poco oltre, alla fine di una breve discesa e dopo aver attraversato un piccolo fosso, si riprende a salire decisamente. La salita diventa più impegnativa, sia per il fondo che per le pendenze. Si è costretti talvolta a portare le bici a mano”. Ho trascritto queste prime indicazioni per effettuare il tragitto scelto per far capire come il libro aiuti i ciclisti ad affrontare il percorso. Per soffermarsi poi per dare alcune informazioni storiche sui piccoli borghi che si incontrano, come Tausano, prima di entrare a San Leo: “Meravigliosa capitale d’arte, citata da Dante nella Divina Commedia, è il fulcro della regione storica del Montefeltro. Qui è bello perdersi nel cuore delle contrade, calarsi nei misteri della fortezza, appoggiarsi alle sue mura signorili, abbandonarsi alla bellezza delle sue chiese”.

Ma il pezzo forte della gita, secondo me, è la scoperta del Monastero di Sant’Igne. Era un convento francescano. Secondo la leggenda di questo luogo “Sant’Igne ovvero ‘sacro fuoco’ lega il luogo al miracolo dell’apparizione luminosa che indicò a Francesco d’Assisi la giusta strada durante un momento di smarrimento”.
Passata Sant’Igne si chiude l’anello riportando i ciclisti al punto di partenza.

Naturalmente ognuno potrà liberamente scegliere il proprio percorso, decidendo anche di costruirsene uno assolutamente personale. Casadei propone, suggerisce e fornisce le informazioni utili. Poi ognuno metterà in moto le proprie ruote. L’importante è avventurarsi, per vivere una bella giornata, fra gli habitat naturali che ancora segnano la vallata e i resti storici in cui vivono ancora gli spiriti dei Malatesta e dei Montefeltro.
Buona passeggiata!

Paolo Zaghini

(in apertura, immagine da Guida San Leo)

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