HomeLia CeliQuanto mi fa godere la faccenda della “trappola di Tucidide”

A tirarlo fuori non è stata una cariatide della filologia classica, ma l’uomo più potente della terra: Xi Jinping


Quanto mi fa godere la faccenda della “trappola di Tucidide”


17 Maggio 2026 / Lia Celi

Quanto mi fa godere la faccenda della “trappola di Tucidide”, il concetto che ha tenuto banco sulle prime pagine per tutta la scorsa settimana. E il bello è che a tirarlo fuori non è stata una cariatide della filologia classica o il solito passatista saccentone che non ha mai tagliato il cordone ombelicale col liceo, ma l’uomo più potente della terra – cioè, quello vero, Xi Jinping, non l’uomo arancione che confonde la potenza con il baccano e infatti sta prendendo una tramvata geopolitica dietro l’altra. Per di più, di Xi si sa poco, ma sicuramente non ha mai messo piede in un liceo classico e non può essere sospettato di nostalgie alla Corrado Augias.

La sua citazione ha costretto analisti e opinionisti italiani a rispolverare, nell’era dell’intelligenza artificiale, la storia greca del V secolo avanti Cristo, e in particolare le vicende della guerra del Peloponneso. Noi classicisti abbiamo fatto la ola e ci siamo sentiti finalmente vendicati: mentre tutti i ministeri della Pubblica istruzione del mondo umiliano da anni la cultura classica e la scacciano dalle scuole in quanto inutile orpello, ecco che il capo della superpotenza più avanzata ed economicamente agguerrita del pianeta, nel contesto di un summit internazionale decisivo, non tira in ballo Mao, Confucio o Lao Tse, ma uno storico greco, Tucidide, e la tensione fra la militarista Sparta e la spregiudicata Atene.

Poco importa che l’espressione “trappola di Tucidide” sia stata coniata da uno studioso americano in un saggio di qualche anno fa; anzi, è un’ulteriore dimostrazione dell’attualità di un sapere che solo i superficiali possono considerare futile e superato. E viene da pensare che sia proprio la sua duratura validità a essere tanto temuta, nell’epoca dell’usa-e-getta. Le due guerre più iconiche che coinvolsero la Grecia classica – le guerre persiane, narrate da Erodoto, e la guerra del Peloponneso, registrata acutamente da Tucidide – sembrano anticipare praticamente tutte le guerre che travaglieranno l’Europa nei secoli successivi: i conflitti con civiltà viste come “aliene” e le guerre per l’egemonia regionale o continentale. A Tucidide, poi, hanno attinto da sempre a piene mani tutti i politici e commentatori occidentali. Fra i suoi passi più citati e imitati, l’encomio di Pericle (il discorso che il politico ateniese pronunciò in onore dei caduti del primo anno di guerra, esaltando la democrazia e l’uguaglianza); il dialogo “machiavellico” fra gli ateniesi e gli abitanti di Melo, condannati alla distruzione dalla loro piccolezza e debolezza; la descrizione “scientifica” della peste di Atene, tornata alla ribalta durante l’ultima pandemia.

Quando lo storico ateniese parlava della sua opera come “ktema es aei”, un patrimonio per sempre, forse non immaginava quanto il futuro gli avrebbe dato ragione. Noi perdenti chiediamo spiegazioni sul mondo agli algoritmi. Chi comanda davvero, le spiegazioni le va a cercare in Tucidide.

 

Lia Celi