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Il quarto capitolo della “Legge fondamentale della stupidità umana”

Nel 1988 il compianto professor Carlo M. Cipolla, docente di Storia Economica all’Università di Bologna, pubblicò per “Il mulino” un piccolo saggio al vetriolo dal titolo: “Le Leggi fondamentali della stupidità umana”. 

Tralasciamo le prime due leggi per concentrarci sulla terza legge che così recita:

”Una persona stupida è una persona che causa danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita”.

Parole utili per tentare un’interpretazione dei fatti strabilianti successivi alle elezioni del 4 marzo 2018. Ovviamente quella della stupidità è solo una delle possibili chiavi di lettura, ma vale la pena di tentare.

Primo tentativo. Subito dopo le elezioni politiche del 2018, i vincitori del Movimento 5 Stelle introdussero una novità assoluta nel linguaggio della politica: dissero che “il Movimento non è né di destra, né di sinistra” e provocatoriamente aprirono il dialogo sia con il PD che con la Lega. Sgomento generale. L’umanità si è scannata per secoli, dividendosi e combattendosi fra destra e sinistra, non per capriccio ma per l’intrinseco effetto sociale di ogni decisione, ed ora si scopre che era tutto finto?  Disorientato da questa ambiguità, Matteo Renzi decise di favorire la congiunzione fra i due populismi di Lega e 5Stelle dettando la strategia detta del pop corn, “causando danno a un gruppo di persone” (gli italiani e la comunità del PD), senza alcun “vantaggio per sé”. Nei mesi successivi via via emersero l’intensità e la profondità di questo “danno” e alla prima occasione il veloce Renzi si accorse di avere finito il pop corn.

Secondo tentativo. Luigi Di Maio impugnò lo strumento del “contratto” per giustificare l’accordo con la Lega. Si trattò di questo: sosteniamo il nostro Governo, tu Salvini farai alcune di destra mentre noi faremo cose né di destra, né di sinistra. Ben presto Di Maio si accorse che le cose “di destra”, dialogando con le paure del popolo, oscuravano le cose “né di destra, né di sinistra”. Le elezioni europee registrarono questa situazione e di Maio dovette riconoscere di avere causato un “danno” (al Movimento e all’Italia), subendo una grave “ perdita” (la metà dei voti del Movimento). Abilmente riuscì a contenere gli “svantaggi per sé”.

Terzo tentativo. Matteo Salvini, nel corso del 2019, capì di avere un vasto consenso nel Paese. Realizzò, non senza cinismo, che la guerra fra poveri, la paura della diversità, le ingerenze della famosa burocrazia di Bruxelles, ecc. ecc., potevano essere un eccellente carburante per la sua scalata al potere. Per settimane la sesta potenza industriale del mondo (l’Italia) si fermò a discutere della sorte di qualche decina di migranti, mentre il PIL scendeva e gli interessi sul debito crescevano. Indifferente a ciò, tentò la spallata senza capire che gli altri non sarebbero stati fermi a farsi picchiare, ma avrebbero risposto con gli strumenti della Costituzione (che Salvini conosceva poco o faceva finta di non conoscere). Nel giro di pochi giorni però capì di avere “causato un danno” senza “realizzare alcun vantaggio per sé” e cominciò a balbettare.

Quarto tentativo. E’ appena nato un nuovo Governo. Ispirato da un tenue sentimento di benevolenza, Rudens si astiene dall’attribuire patenti di stupidità, consapevole tuttavia del rischio sotteso a questo “esperimento” politico. Esperimento che, forse, un anno fa sarebbe stato più semplice a causa dell’ancora latente “sangue amaro” degli italiani. Invitando i compagni della sinistra ad un’alacre attività e ad una fervida vigilanza, nelle stanze dei bottoni e nella società, Rudens ricorre ancora alla saggezza del prof. Cipolla che così conclude la sua riflessione: 

”Col sorriso sulle labbra, come se compisse la cosa più naturale del mondo, lo stupido comparirà improvvisamente …a complicarti la vita ed il lavoro, farti perdere denaro, tempo, ecc… e tutto questo senza malizia, senza rimorso e senza ragione. Stupidamente”. 

Rudens

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