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‘Quéi de guidóizi’: a Bellaria uno spettacolo per raccontare Guerra e Baldini

Lorenzo Scarponi presentaQuéi de guidóizi”, uno spettacolo dedicato al mondo dei poeti santarcangiolesei Raffaello Baldini e Tonino Guerra. L’appuntamento è per Giovedì 28 Settembre, alle 21.00, presso il Teatro degli Amici di Bordonchio in Via Quinto Ennio, a Bellaria Igea Marina.

Cosa significa, oggi, portare avanti il lavoro della “scuola dialettale” di Santarcangelo?

Di certo non significa imitare le poesie di poeti come Baldini e Guerra. Essi stessi nel corso del tempo sono cresciuti, e se fossero ancora fra noi probabilmente assisteremmo a nuovi sviluppi della loro poetica e della loro lingua. Non avrebbe senso dunque imitare ciò che essi, per primi, non imiterebbero.

Piuttosto se si vuole raccogliere la loro eredità bisogna cercare di capire quali siano i talenti e le sensibilità che li hanno resi grandi e lavorare in quella direzione. Poi, inevitabilmente, ognuno raccoglierà questa eredità secon do la propria sensibilità individuale.

Lorenzo Scarponi di questi grandi autori ha colto soprattutto la vocazione a rivolgersi ad un pubblico concreto, che si può sempre immaginare presente in sala. Che questa vocazione sia presente in Guerra è ovvio, poiché in Guerra c’è sempre lo sceneggiatore, e lo sceneggiatore scrive appunto per il pubblico che assisterà alla proiezione del film. In Baldini questa vocazione emerge più lentamente, ma basterà considerare che egli è passato dalla poesia al monologo teatrale, e qualcuno ha osservato che già le prime poesie si possono considerare dei piccoli monologhi teatrali, o comunque qualcosa da leggere in pubblico; tant’è che Baldini, formidabile interprete di se stesso, ha sempre raccolto un pubblico entusiasta.

Ecco, questa vocazione alla presenza scenica oggi la troviamo particolarmente accentuata in Lorenzo Scarponi, che ha iniziato il suo percorso come attore, e inseguito è passato alla scrittura di poesie e monologhi, avendo sempre presente il pubblico di un teatro. E questa particolare attenzione alla “scena”, al dover leggere i testi stando su un palcoscenico, si respira in ogni riga della sua opera. Mentre molti proclamano, un po’ astrattamente, di voler valorizzare l’opera di Baldini e Guerra, Scarponi si rimbocca e le maniche e porta avanti il loro lavoro in una particolare direzione. Già solo per questo merita che lo si vada a vedere. Poi, a prescindere da qualunque altra considerazione, è simpatico e divertente, e quando finisce il suo spettacolo si vorrebbe sempre che durasse ancora un po’.

Oltre a ciò, c’è in Scarponi un’affinità linguistica con i santarcangiolesi. Non solo perché il dialetto di Bellaria, come quello di Santarcangelo, appartiene linguisticamente alla cosiddetta “area dei dittonghi”, ma anche in modo più profondo, per una cultura di fondo condivisa, come aveva già notato il compianto De Mauro che, commentando l’ultima raccolta di Scarponi, disse di scorgervi “la stessa profondità lirica dei poeti santarcangiolesi”

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