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Quei ragazzi “stagionali”, mal pagati e sfruttati lungo la Riviera. La lettera di un genitore

Stagionali sfruttati, mal pagati per tutta l’estate sulle spiagge, negli alberghi e nei locali di tutta la Riviera Romagnola. Tema annoso, di vecchia data e problema sempiterno malgrado “tutti sappiano come stanno le cose”. La lettera che pubblichiamo è di un genitore di uno dei tanti ragazzi che “fanno la stagione” e fa riflettere sullo stato delle cose lungo 110 km di costa.

Tra le varie cose, sei di Rimini se riconosci quei “cosi” detto ovviamente con amore paterno che vediamo sulle nostre strade passare pallidi un po stralunati e frastornati. Alcuni sfrecciano con moto e scooter altri ansimano in bicicletta, pochi a piedi.

Non so bene da cosa, ma si riconoscono. L’abbigliamento, ora con l’arrivo del “freschino” hanno in aggiunta la maglia, tassativamente non infilata, ma legata alle spalle, alla vita alla coscia. Li riconosciamo forse dallo sguardo, dagli orari, o forse più semplicemente perché ci riconosciamo in quello che anche noi abbiamo fatto: la “stagione”.

Fantomatica definizione di un lavoro che ha confini indefiniti nei tempi e nelle mansioni, camerieri da sala, cuochi, baristi, commessi, bagnini (questi ultimi si differenziano perchè sono meno pallidini).
Spesso questi “cosi” sono alla prima esperienza, qualche volta veterani di qualche anno, quasi sempre in età scolare o giù di li, che aspettano un posto annuale o perlomeno apparentemente definitivo, che solo a volte si affiancano a sempre più rari professionisti “adulti”.

Una volta era considerato un po’ uno svezzamento, un passaggio all’età adulta. Serviva per “capire la fatica di guadagnare”, “per mettere via qualche risparmio per l’inverno”, “per comprare il motorino”, (si lo so che “motorino” non compare più nemmeno su google), “per capire come si sta sottopadrone” (brutta frase ma rende l’idea). Non nego che anche io come tanti altri genitori abbia fatto lo stesso ragionamento. Fiero che il mio omaccione si fosse trovato da solo il posto per il secondo anno di fila, gli ho fatto tutto il pippone sul valore del lavoro, sulla formazione, sulla gestione della fatica e del risparmio, ecc… Poi accidenti a me, beata ignoranza, ho letto una intervista su l’Espresso mi pare, poi ripresa su il Fatto.
Paragonavano questi ragazzi agli sfruttati extracomunitari. Solite esagerazioni da scoop giornalistici, soliti sindacalisti esagerati. (i sindacalisti di solito son scassascatole, esagerano ma poi riescono a far poco e questa forse è una colpa che li scredita.)

Dimentico la cosa, abbiamo sempre un sacco di cose da fare.
Arriva la prima busta paga, per curiosità la guardo, c’è anche un foglietto allegato con gli orari e i giorni di lavoro.
In estrema sintesi. Foglietto ufficiale come promemoria. (da imparare se qualcuno chiede…): 6 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana, giorno libero in funzione delle necessità e dei turni, qualifica apprendista commis di sala.
Orari reali:  7,30 – 15,30 18,30-21,30 ovviamente nei giorni in cui c’è molto da fare, qualche decina di minuti in più è giusto restare, per finire… Il tutto per sette giorni su sette. Ma si sa, la stagione è stagione, mica si possono far questioni, poi sono giovani, un po’ di sano “mazzo” non gli fa male.

La qualifica poi… è vero che anche se c’è scritto apprendista o commis e il nostro eroe gestisce invece una intera parte di sala, deve pur sempre imparare.

In busta c’è persino una detrazione, piccola, piccolissima, per il vitto. Tradotto, si paga il pranzo e la cena.
Come spesso succede “la piccola” è stata un gocciolina di troppo.
Ho diviso il totale netto in busta per le ore reali, risultato 3,98 € /ora.

Ho in un secondo realizzato che mio figlio è uno schiavo.
Mi sono sentito un verme per avere elogiato il carattere formativo del lavoro, per aver blandito qualche lieve protesta sulla stanchezza, esortandolo a tener duro, perché serve un po di tempo per abituarsi. Mi sono sentito un traditore, per avergli spiegato che comunque doveva imparare e che dunque era lui a dover dimostrare le sue capacità. Mi sono sentito un manipolatore quando gli ho detto che come primo stipendio superava i 1100 euro che erano comunque tanti soldi.

Tutte cose che penso ancor vere, ma che dovrebbero avere una spolveratina di dignità aggiuntiva. (da leggere: retribuite)
Senza contare che quando gli spiegano le parti della paga, il TFR, la quota ferie ecc… vengono illustrate come benefit aggiuntive, quindi la paga oraria apparentemente aumenta.

Io e molti della mia generazione abbiamo subito e fatto più o meno le stesse cose, il problema è che in 30 anni non è cambiato nulla. Sicuramente la nostra classe di imprenditori “alla familiare” non è formata da tutti gaglioffi approfittatori e a me è solo capitata una eccezione.

Sicuramente i commercialisti che fanno le buste paga sono in buona fede a fare i conteggi che rispettano esattamente i contratti nazionali e sono solo semplici coincidenze che gli orari dati sui fogliettini da imparare a memoria sono simili per molti di questi ragazzotti e ragazzotte. Loro mica possono sapere che orari fanno realmente le loro matricole di busta paga, poi magari qualche albergo d’estate ha un giorno di chiusura come le parrucchiere ed è li che si fa il giorno libero.

Sicuramente gli organi di controllo non avranno le risorse per monitorare decine di km di costa. Spesso si sente dire “ma lo sanno tutti”, evidentemente non proprio tutti, o magari a volte qualcuno ne sa anche troppo, visto che c’è chi asserisce che arrivano telefonate per avvertire. (questa però è una illazione, l’ho sentita dire da un amico di mio cugino, quindi mi dissocio). Ma son sicuro che nel caso remoto venissero fatte, servono solo per snellire e velocizzare i controlli.

Oltretutto, spesso sia i conti con le alchimie matematiche di sottrazione ferie, aggiunta TFR, tabelle orari reali e dichiarati, sono fatti su carta intestata… non so se è arroganza o ingenuità.
Quindi mi è venuta una idea, invece di lamentarsi, perché non dare una mano? La tecnologia ci può aiutare. Maledetti telefonini.
In breve siamo 117 genitori abbiamo 117 figli seminati sulla riviera (che numero nefasto, però si stanno aggiungendo in corsa nuovi contatti, quindi quel numero fosco cambierà).

Abbiamo deciso che per mero scopo statistico i ragazzi si fotografano quando entrano e quando escono, con tanto di data e ora, davanti all’insegna o all’interno del posto di lavoro.
Cosi magari si ricordano le date esatte e gli orari esatti in cui hanno lavorato, magari per farci un album per i ricordi invernali, oppure per ricordare quando saranno più grandi di essere genitori più attenti a trasmettere ai loro figli, se ne potranno avere sperando in stipendi un tantino più onesti, il valore del lavoro ma anche il valore della dignità, che non dovrebbe essere mai barattata.
Forza della tecnologia, faremo una bella tabellona, una sorta di foto ricordo di massa, chissà che non torni utile e che non possa interessare qualcuno.

La “stagione” è un valore per tutti. In stagione non si può e non si deve usare il bilancino, sarebbe impossibile. Penso però, e lo pensiamo in tanti, che alcuni imprenditori, sicuramente pochissimi, che farebbero concorrenza alle prefiche (non è una parolaccia, sono le donne che piangono di professione ai funerali), sono veramente dei miserabili. Si nascondono dietro all’impossibilità di sostenere stipendi normali, non capendo che in questo gioco al ribasso da carnefici si trasformeranno in vittime. Vittime di un abbrutimento che degenera nello sfruttamento e nella rabbia sociale. Altro che ospitalità piadina e mazzurca.

La logica e gli alibi sono sempre quelli, “ma se non faccio un po di nero non ci sto dentro”, “ma se stiamo alle regole non si può lavorare”. Gli imprenditori turistici sono una categoria forte, che giustamente deve guadagnare ed è loro onere fare si che le regole siano giuste ed applicate.

Esistono anche responsabilità sociali, quelle che oltre ad ottenere al giusto profitto dovrebbero ricordare e premiare, quindi retribuire il valore della collaborazione e del lavoro.

Buona fine estate a tutti, e sulle prossime buste date una occhiata in più, sia voi che le percepite, sia voi che firmate gli assegni. Magari era solo sfuggito qualche particolare, qualche ora, qualche giorno, in stagione si sa, si corre sempre, può succedere.

Lettera non firmata.

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