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Quei ristoranti emiliano romagnoli che prendono Roma per la gola, ecco il censimento

I principali riferimenti sono le piadine e le tigelle. Ma non mancano richiami geografici, ad esempio alle colline. Benvenuti nelle insegne emiliane e romagnole della ristorazione regionale a Roma. L’offerta è ricca e include citazioni di gnoccherie, locande, osterie. Dove l’Emilia e la Romagna rivestono un posto d’eccellenza soprattutto qualitativa, con ristoranti ubicati principalmente nel centro storico. Tra questi il romagnolo “Cesarina” in via Piemonte, a ridosso di via Veneto, frequentato assiduamente, tra gli altri, da Federico Fellini e Giulietta Masina, da Marcello Mastroianni e dal Presidente Sandro Pertini; “Colline emiliane” in via degli Avignonesi, presso Fontana di Trevi, gestito dalla famiglia Latini dal 1967, tortellini e passatelli quali bandiere; “Dal Bolognese” della famiglia Tomaselli a piazza del Popolo, da tre generazioni uno dei ristoranti di punta della scena romana.

L’iniziativa “I territori nel piatto”, lanciata dal sindacato datoriale Unsic a sostegno delle imprese del settore ristorazione, è caratterizzata proprio da un “censimento” della cucina tipica regionale a Roma, città simbolo di incontri e contaminazioni. In un periodo difficilissimo, il sindacato ha voluto valorizzare l’identità e la storia dei tanti ristoranti, offrendo una vetrina gratuita on-line a beneficio degli utenti e degli oltre tremila uffici – soprattutto Caf, Patronati e Caa – dello stesso sindacato sparsi per il territorio. Una decina i ristoranti con proprietari emiliani e romagnoli inclusi nell’iniziativa. Ma l’elenco è in costante evoluzione.

La difficile situazione del settore, specie in una città come Roma caratterizzata dal turismo internazionale, ci ha spinto a lanciare l’iniziativa ‘I territori nel piatto’ per valorizzare l’aspetto della cucina regionale dei circa 350 ristoranti censiti – spiega Domenico Mamone, presidente dell’Unsic –. Si tratta di un piccolo strumento di promozione gratuita che potrà essere utile soprattutto nella fase di ripresa. Come ricorda la Fipe, nel 2020 il settore ha perso 38 miliardi complessivi a causa di una chiusura media di 160 giorni, con un saldo negativo tra aperture e chiusure di 9.232 unità. I ristori hanno coperto molto parzialmente gli incassi perduti, più efficace è stato il credito d’imposta del 60 per cento per i canoni di locazione e del 30 per cento per l’affitto ramo di azienda. Ma occorrerà moltiplicare iniziative e sforzi, lavorando soprattutto d’ingegno, per rilanciare tutto il settore turistico”. 

Qui l’elenco dei ristoranti emiliani e romagnoli a Roma: https://unsic.it/news/r-estate-in-italia/

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