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Quei tempi (non così lontani) del prete e della suora

Una casa che abbia bisogno del prete e della suora, oggi facciamo fatica perfino a immaginarcela. Non per l’avanzare della secolarizzazione. Ma perché, se Dio vuole, le nostre case bene o male un impianto di riscaldamento ce l’hanno tutte. E prete e suora, se ci sono ancora, dormono in soffitta.

Due preti

Due preti in versione non ripiegabile

Davvero difficile oggi farsi un’idea di quegli inverni senza termosifoni, quando stufe e camini erano le uniche fonti di calore. Ma le camere da letto di solito ne erano prive, tanto che i cibi vi si conservavano altrettanto bene che in ghiacciaia. In questi antri gelati, lenzuoli e materassi erano saturi di umidità; anche muniti di babbucce e papalina, infilarvisi dentro era troppo anche per generazioni temprate da ogni privazione. L’unico modo per penetrare nelle coltri era riscaldarle con quel che c’era.

Un prete con suole di diverse fogge

Un prete con suore scaldaletto di diverse fogge

Eppure era appena l’altro ieri, perché in Italia, ancora nel pieno degli anni ’70 del secolo scorso, gli scaldaletto si potevano trovare in ogni buon negozio di casalinghi. Ma erano ormai cose da poveri.
Mentre ai primi dello stesso secolo, prete e suora erano dei lussi, quasi degli status symbol. I meno abbienti non potevano permettersi neppure quelli e si dovevano accontentare di fiaschi d’acqua bollente, o mattoni e sassi arroventati al fuoco. Se pure il fuoco era sufficiente, perché neppure avere abbastanza combustibile era del tutto scontato.

Un "bed wagon" inglese

Un “bed wagon” inglese

Ma forse chi legge non ha neppure capito di cosa stiamo parlando. E allora sappia che il “prete” era un telaio in legno solitamente a forma di mandorla, o slitta che dir si voglia, dove alloggiare un piccolo la braciere, la “suora”.

Il prete teneva sollevate lenzuola e coperte; la suora vi infondeva il suo calore, sapientemente dosato dallo strato di cenere che si versava sulla brace. Un’oasi che si rivelava adatta anche per altri usi; come per far lievitare correttamente gli impasti di pane e dolci, cosa altrimenti impossibile nel freddo eccessivo.

Un moine (monaco) della Linguadoca

Un moine (monaco) della Linguadoca

Indispensabili, preziosi, onnipresenti in ogni foggia fin dai tempi più antichi. Ma nessuno è mai riuscito a spiegare come mai questi oggetti si chiamassero proprio prete (o frate) e suora (o monaca). E non solo in Romagna, ma unanimemente in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia e anche nella Francia del sud. Invece in Catalogna il prete, pressoché identico al nostro, si chiama burro, asino.

Burro catalano

Burro catalano

Unica eccezione, la Toscana, dove la suora diventa cecia e il prete trabiccolo: già, è proprio questa l’origine del termine che adesso designa i veicoli più derelitti.

Trabiccolo fiorentino

Trabiccolo fiorentino

L’allusione boccaccesca per i due aggeggi da mettere nel letto insieme è evidente, ma resta un mistero quando sia nata e perché si sia affermata in modo così uniforme in tutta la Penisola e oltre. Nonostante le differenze non fossero piccole, soprattutto fra le suore: in Romagna conosciamo in prevalenza quella di terracotta, fragile e continuamente riparata a forza di “spranghina”, ma in grado di rilasciare il calore più lentamente di quella metallica, più costosa e solitamente in rame.

Suora romagnola pronta per essere riempita di brace

Suora romagnola pronta per essere riempita di brace

Fosse monch sul Gargano, monacheddu nel catanese o fra del let in Piemonte, il prete era invece ovunque in legno, meglio se di faggio. Ne esisteva una versione a campana, più piccola e adatta alle culle. La suora poteva esservi adagiata su di un ripiano rivestito di lamiera, oppure, se era un secchiello metallico, essere appesa a un gancio del suo “tetto”. Solo negli anni ’30 si videro preti “futuristi” interamente metallici.

Monega veneta in metallo finemente lavorata, 1950 ca.

Mònega veneta in metallo finemente lavorata, 1950 ca.

Piccolo prete a campana

Piccolo prete metallico a campana

Prete metallico del 1930

Prete metallico del 1930

Va da sé che nessuna descrizione può restituire non solo il sollievo di rifugiarsi in quel tepore, ma la fragranza di quelle lenzuola così accoglienti, perchè prete e suora ci avevano preceduti.

Stefano Cicchetti

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