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Quel milione di soldati di mezzo mondo dimenticati nel massacro della Linea Gotica

Andrea Santangelo: “Generali e battaglie della Linea Gotica” – Bookstones.

Andrea Santangelo, storico militare, con questo agile volume, ci racconta ancora una volta gli eventi militari accaduti sulla Linea Gotica fra il settembre e il dicembre 1944. E ci ripropone l’affermazione di Amedeo Montemaggi: “l’offensiva d’estate di Alexander, definita la ‘più grande battaglia di mezzi mai combattuta in Italia’, è una delle più cruciali (e ignorate) battaglie della Seconda Guerra Mondiale, combattuta da 1.200.000 soldati, da migliaia di aerei, cannoni e carri armati”.

Ma, come ricordava lo storico Nicola Labanca nel Convegno sulla Linea Gotica svoltosi a Rimini nel 2014 (gli atti in “Comunità in guerra sull’Appennino. La Linea Gotica tra storia e politiche della memoria” a cura di Mirco Carrattieri e Alberto Preti, Viella 2019), “la storia della Linea Gotica non può essere ridotta a sola storia militare, come anche troppo si è fatto, di nuovo, soprattutto negli ultimi anni, nonostante che già almeno tre decenni fa si era iniziato a delineare il senso più generale, di storia politica, sociale e anche delle mentalità”. Inoltre sul fatto di essere “ignorata” (cosa non del tutto vera) va comunque preso atto che negli scenari mondiali della Seconda Guerra Mondiale questo è stato uno scontro armato avvenuto quando ormai l’Italia era un fronte secondario, dopo lo sbarco degli Alleati in Francia.

Lo scontro fra inglesi e americani, venne vinto da questi ultimi: nonostante le rimostranze di Churchill fu deciso che lo sforzo principale per sconfiggere la Germania andava compiuto in Francia.

Lo stesso Santangelo è costretto ad annotare: “Oltre un milione di soldati dimenticati su un fronte ormai secondario diede vita ad uno degli scontri più epici della storia militare: la lunga, terribile ed estenuante offensiva della Linea Gotica”. Il feldmaresciallo tedesco Albert Kesserling fu abile ad adattare “il proprio esercito alla conformazione orografica italiana, utilizzando ogni monte, picco, anfratto, fiume, fosso e villaggio come baluardo difensivo, costringendo gli Alleati a una lenta, snervante e sanguinosa risalita della penisola”.

Le fortificazioni sulla Linea Gotica fra la primavera e l’estate 1944 vennero allestite da 18.000 genieri tedeschi, 2.000 soldati slovacchi, 250 tecnici norvegesi e circa 30.000 lavoratori-schiavi dell’organizzazione TODT. La linea misurava 320 chilometri e andava da Pesaro a Marina di Massa.

Qui a fine agosto 1944 si fronteggiavano gli Alleati e i tedeschi: i primi schieravano in linea 17 divisioni (sette della 5.a armata statunitense sul Tirreno, dieci dell’8.a armata britannica sull’Adriatico) per un totale di 800.000 uomini con 1.500 carri armati, 3.000 pezzi di artiglieria, 80.000 autoveicoli di ogni tipo e appoggiati da 2.900 aerei. I tedeschi schieravano in linea anche loro 17 divisioni, ma tutte gravemente a corto di uomini, per un totale di 350.000 militari, scarsamente equipaggiate. “I tedeschi sapevano di avere poche truppe a disposizione, pertanto dovevano basare la loro difesa sul concetto di movimento e di elasticità. E sull’utilizzo di forze poco numerose, ma terribilmente efficienti”. Scrive Santangelo: “Solo l’abilità tattica salvò i tedeschi dall’essere rapidamente annientati dallo strapotere di fuoco degli Alleati”.

“I soldati tedeschi, in un certo senso, erano stati ‘dimenticati’ sul fronte italiano: non ricevevano praticamente più rifornimenti, rimpiazzi e aiuti dalla madrepatria, tutti gli aerei della Luftwaffe erano addirittura tornati in Germania per tentare di arginare i terribili bombardamenti strategici degli Alleati; le due armate presenti sulla Gotica, la 14.a e la 10.a, dovevano solo resistere fino allo stremo delle forze per tenere il più possibile lontani gli Alleati dal passo del Brennero. I soldati della Wehrmacht, dunque, avrebbero avuto ogni ragione nel lasciar perdere e darsi prigionieri. Non lo fecero. Prevalse il sentimento di lealtà nei confronti dei propri commilitoni, pur sapendo tutti (persino tra i più esaltati militari delle SS) che la guerra era ormai persa”. Ma è in questo scenario apocalittico che i soldati tedeschi si macchiarono di orribili delitti come le numerose stragi compiute su civili inermi nel centro e nel nord Italia stanno a documentare.

E poi il 2 settembre 1944 gli inglesi entravano in Romagna, mentre gli americani attaccavano il settore tosco-emiliano della Gotica. “Dal momento che i rinforzi tedeschi erano ancora lungi dall’arrivare Kesserling temeva molto un deciso attacco britannico nel settore costiero dove aveva pochi uomini (seppur determinati e abili) e mezzi. Invece Leese commise l’errore esiziale di non rimpiazzare il Corpo d’armata polacco, che fu inviato nelle retrovie per riorganizzarsi, e affidare tutto il peso dell’attacco verso Coriano al solo Corpo d’armata canadese, mentre il V e il X corpo inglesi furono inviati a dissanguarsi contro i capisaldi collinari tedeschi, Croce e Gemmano su tutti. Persino la 1.a divisione corazzata inglese fu inviata nell’entroterra, anziché sfruttarne i carri nella striscia costiera. Un errore incomprensibile che costò agli Alleati una rapida vittoria sul fronte italiano e la possibilità di arrivare a Vienna ben prima dei sovietici”.

Terribile il conto dei morti: “Nei tanti scontri combattuti, fra il 25 agosto e il 10 novembre 1944 (subito dopo la presa di Forlì), morirono circa 40.000 soldati alleati e 48.000 tedeschi, le vittime civili furono oltre 70.000”.

Santagata esamina poi sei scontri avvenuti sulla Linea Gotica. Tre di questi sono nel riminese: Gemmano fra il 3 e il 15 settembre (morirono 900 alpini tedeschi e 730 fanti inglesi); Montecieco fra il 18 e il 20 settembre (qui gli inglesi persero in poche ore 42 carri armati e 64 uomini contro 46 soldati tedeschi); Scorticata (oggi Torriana) fra il 22 e il 23 settembre (qui i Gurkha, nel corso della notte, persero 127 uomini, di cui 29 morti, 68 feriti e 30 prigionieri, una vera mattanza).

Ed infine Santagata ricostruisce le biografie di nove protagonisti dello scontro militare: gli inglesi John Hawkesworth e Arthur Holworthy, i tedeschi Heinrich Trettner, Ernst-Gunther Baade e Viktor Linnarz, l’anglo-belga Vladimir Peniakoff, gli italiani Arrigo Boldrini (il comandante Bulow) e Giovanni Messe, il polacco Wladislaw Anders.

Nella Prefazione Gastone Breccia, storico militare, scrive della “grande ‘battaglia d’arresto’ combattuta e vinta dalla Wehrmacht tra la fine di agosto e l’inizio di novembre del 1944”. Così fu. Kesserling – “un fedelissimo di Hitler, tenace e ottimista” – fece pagare caro agli Alleati ogni palmo di terreno.

Paolo Zaghini

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