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Quella Grande Onda dal Giappone che cambiò anche l’arte occidentale

C’è tempo fino al 3 marzo per visitare HOKUSAI HIROSHIGE. OLTRE L’ONDA, che all’interno del Museo Civico Archeologico di Bologna ospita le opere dei grandi maestri giapponesi Katsushika Hokusai (1760 – 1849) e Utagawa Hiroshige (1797 – 1858). La mostra espone, per la prima volta in Italia, una selezione straordinaria di circa 150 opere provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston. Il progetto, suddiviso in 6 sezioni tematiche, è curato da Rossella Menegazzo e Sarah E. Thompson.

Abe no Nakamaro dalla serie Specchio dei Poeti Giapponesei e Cinesi (1833 circa)
Katsushika Hokusai

Chiamamicittà.it l’ha visitata per voi, e non può che consigliarvi di visitarla durante le vacanze invernali, poiché grazie alla qualità e alla completezza dell’esposizione permette di compiere un viaggio articolato e immersivo nella cultura nipponica.

Il ponte di Yatsumi (Yatsumi no hashi) (1856)
Utagawa Hiroshige

Gli anni Trenta dell’Ottocento segnarono l’apice della produzione ukiyoe (“immagini del Mondo Fluttuante”) con la realizzazione delle serie silografiche più celebri. Il primo artista ad imporsi fu senza dubbio Hokusai, personalità fuori dalle righe che seppe rappresentare con forza, drammaticità e sinteticità insieme i luoghi e i volti, oltre che il carattere e le credenze della società del suo tempo. Nei suoi dipinti su rotolo e attraverso le sue silografie policrome, l’artista seppe interpretare in modo nuovo il mondo in cui viveva, con linee veloci e un uso sapiente del colore, traendo spunto sia dalla pittura tradizionale autoctona sia dalle tecniche dell’arte occidentale.

Kajikazawa nella provincia Kai, dalla serie Le trentasei vedute del Monte Fuji (1830-31 circa)
Katsushika Hokusai

Fu con la serie delle Trentasei vedute del monte Fuji che Hokusai si affermò sul mercato delle immagini di paesaggio come grande maestro. Da allora in avanti nessun artista poté esimersi dal far riferimento alla sua opera e, in particolare, a una stampa appartenente a questa serie divenuta icona dell’arte giapponese: La grande onda presso la costa di Kanagawa (nell’imagine di apertura). Il monte Fuji appare qui piccolo e in lontananza, quasi inghiottito dall’immensa onda in primo piano, dentro la quale alcune barche di pescatori sono in balia dei flutti. Si tratta di una raffigurazione della natura in tutta la sua violenta in opposizione all’impotenza dell’uomo, che raggiunge una dimensione iconica in tutto e per tutto universale.

Awa. I gorghi di Naruto (1855)
Utagawa Hiroshige

Più giovane di circa vent’anni rispetto a Hokusai, Hiroshige divenne celebre grazie a una serie che illustrava la grande via che collegava Edo (l’antico nome di Tokyo) a Kyoto, composta dalle 53 stazioni di posta del Tōkaidō. Da allora l’artista lavorò ripetutamente su questo stesso soggetto, producendo decine di serie diverse fino agli anni Cinquanta. La qualità delle illustrazioni di paesaggio e vedute del Giappone, la varietà degli elementi stagionali e atmosferici – nevi, piogge, nebbie, chiarori di luna – che Hiroshige seppe descrivere facendoli percepire in modo quasi sensoriale gli valse il titolo di “maestro della pioggia e della neve”.

Kameido. L’area antistante il santuario Tenjin (1856)
Utagawa Hiroshige

La sua dedizione instancabile al lavoro, che fruttò centinaia di dipinti su rotolo oltre che silografie policrome, lo portò a sperimentare in questo campo diversi formati di foglio fino ad approdare a quello verticale, che sfruttò al massimo delle potenzialità grafiche, a partire dagli anni cinquanta. All’asimmetria della composizione Hiroshige aggiunse un elemento in primissimo piano, di dimensioni volutamente esagerate e mai mostrato per intero, come una sorta di close-up fotografico, lasciando tutti gli altri elementi del paesaggio sullo sfondo e in dimensioni molto ridotte. Puri espedienti per un gioco grafico, ottico, quasi illusionistico che sfrutta tutte le tecniche pre-fotografiche legate ai visori ottici, all’effetto di prospettiva aumentata grazie a lenti di ogni tipo e dispositivi come la lanterna magica importati dall’Occidente e utilizzati in gran quantità dai maestri dell’epoca.

Pagro e pepe nero giapponese (1832-33 circa)
Utagawa Hiroshige

Questa novità stilistica è ben visibile nella serie dedicata alle Trentasei vedute del Fuji, in cui Hiroshige, a distanza di un ventennio dalla serie di Hokusai, cerca nuovi espedienti per imporsi sul mercato con un soggetto classico e segnato dalla fama del maestro. Lo fa appunto sfruttando il formato verticale e citando, in qualche modo, la Grande onda di Hokusai nella veduta Il mare di Satta nella provincia di Suruga (1858) e ancora nella veduta di Awa. Ma l’espressione massima delle novità grafiche introdotte da Hiroshige la possiamo trovare nel suo capolavoro finale Cento vedute di luoghi celebri di Edo, interrotto dalla morte nel 1858, che chiude anche il percorso di visita.

Trittico di ōban: Veduta con la neve (1853)
Utagawa Hiroshige e Utagawa Kunisada I

Edoardo Bassetti

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