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TUTTO QUELLO CHE C’É DA SAPERE SULLA CANNABIS

In questo momento è in corso un ampio dibattito sul disegno di legge che darebbe la possibilità di utilizzare la marijuana e i suoi derivati (hashish), che contengono i principi attivi conosciuti come cannabinolo (THC) non solo ad uso terapeutico, lì dove consentito, ma anche “ricreativo”.

Ma che cos’è la marijuana? È una varietà di canapa, la pianta un tempo coltivata diffusamente anche in Romagna. Comunemente viene detta “marijuana” il composto che si trova nelle parte terminali (femminili) essiccate di questa pianta conosciuta anche con il nome di Cannabis, di cui esistono tre varietà: Sativa, Indica, Ruderalis, con contenuto di sostanza attiva in percentuale variabile.
Questa sostanza (THC) è definita anche psico-attiva, perché determina effetti principalmente analgesici, come sonnolenza diurna, euforia, aumento o diminuzione della pressione sanguigna, amplificazione dei sensi, maggiore appetito. Ma può provocare anche maggiore ansia, patologie psichiche, nausea e vomito.
Come si può comprendere, si tratta di effetti psicotropici anche fra di loro contrastanti, il cui prevalere può dipendere anche dalla sensibilità individuale e dalla costituzione genetica degli utilizzatori.
Meccanismi, quelli del rapporto fra genetica (polimorfismi genetici, cioè caratteristiche dello stesso gene diverse fra le diverse persone per pochi elementi del gene) e molecola di cannabinolo, che ancora non conosciamo a fondo.
Vi sono nel nostro Paese, come in tutte le altre parti nel mondo, tre correnti di opinione:
– coloro che sono contrari all’uso della marijuana sia per uso ‘terapeutico’ che ‘ricreativo’.
– coloro che ritengono corretto l’uso della marijuana ad uso ‘terapeutico’, ma non ‘ricreativo’.
– coloro che sono favorevoli all’uso “ricreativo” della marijuana e quindi anche a quello ‘terapeutico’.

Il progetto di legge in discussione alla Camera (firmato da 218 parlamentari di diversi partiti fra cui Pd, Movimento 5 Stelle, Sel, ma anche Forza Italia e Centro Civico) prevede l’utilizzo della marijuana sia a scopo ‘ricreativo’ (per uso personale e solo al compimento del 18° anno) che terapeutico, sulla base di prescrizione medica. Vengono stabiliti dei limiti all’uso personale e coltivazione della pianta di Cannabis; viene stabilito il divieto di vendita o cessione a individui non maggiorenni; viene resa possibile una forma di associazione alla coltivazione sul modello dei “coffee-shops” olandesi.Viene facilitato l’utilizzo terapeutico.
Non sarà possibile la guida dopo l’utilizzo della sostanza. Non sono specificate le sanzioni per coloro che ne permettano l’uso ai minorenni.
Vi sono sicuramente parecchi punti non specificati, quali ad esempio le mansioni che si potranno svolgere o meno dopo l’utilizzo di marijuana, o la rilevanza della quantità di sostanza attiva contenuta nelle piante coltivate, o il possibile utilizzo di altre formulazioni.
L’uso ‘terapeutico’ su autorizzazione medica è già in vigore in numerose Regioni, per quanto con molte difficoltà, e fra queste anche l’Emilia Romagna.

UN SITUAZIONE MOLTO COMPLESSA

Il dibattito in parlamento suscita parecchie perplessità e dubbi fra le persone che poco conoscono il problema. La marijuana viene considerata ancora da molti, se non dai più, una droga, che in quanto tale non deve essere utilizzata, (vedi le recente indagini di Chiamamicitta.it fra i Riminesi). Droga, anche se “leggera” rispetto ad altre più “pesanti”, quali eroina, cocaina, ecstasy, acidi lisergici, funghi psicocotropi, eccetera.

Da parte mia, lo dico con molta franchezza, sono stato da sempre favorevole all’uso terapeutico della marijuana (in fondo è una sostanza chimica, equiparabile a un farmaco), ma non all’uso ricreativo.
Le ragioni, anche se con qualche perplessità, le esporrò più avanti, ma il dibattito in corso attualmente mi ha costretto a riprendere l’argomento e ho cercato di approfondire ulteriormente conoscenze e riflessioni.
Cosa ho fatto allora?
Ho consultato due delle riviste mediche e scientifiche più prestigiose nel mondo, l’inglese ‘Lancet’ e l’americana ‘New England Journal of Medicine’. Non che queste testate siano la Bibbia dello scibile, qualche volta sono state tratte anch’esse in errore, ma hanno pur sempre un punteggio di qualità (conosciuto come Impact Factor) fra i più elevati nel mondo e da tutti è riconosciuta la loro autorevolezza.
New England, se vogliamo usare impropriamente una classificazione “politica” (e strettamente personale) è orientata verso il centro-destra, Lancet verso il centro-sinistra con aspetti di medicina “terzomondista”.

LA POSIZIONE DI LANCET

Gli articoli sono recenti, del 2014.
Nel primo, Lancet prende in considerazione della marijuana gli sui giovani. Cosa emerge? Fra gli adolescenti che la utilizzano si registrano:
– un alto abbandono scolastico.
– uno scarso profitto, sempre scolastico.
– dipendenza.
– passaggio ad altre droghe.
– maggiori episodi di suicidi.
In un secondo articolo, sempre del 2014, Lancet, ha equiparato, dando un punteggio, gli effetti negativi di tutte le sostanze considerate “droghe”, cioè quelle che danno un certo grado di dipendenza, compresi alcol e fumo, oltre a eroina, cocaina, ectasy e Lsd.
La “classifica del danno” è stata ricava valutando danni fisici (DF), dipendenza (D) e danni sociali (DS).
Ebbene in questa classifica la marijuana ha gli indici di danno più bassi, anche rispetto ad alcol e tabacco, che pure sono considerate “droghe” ma legali.
La marijuana ha ad esempio 0.99 per DF, 1.51 per D e 1.50 per DS, contro 1.40 DF, 1.93 D e 2.21 DS dell’alcol, mentre il tabacco segna 1.24 DF , 2.21 D, 1.43 DS.
Per contro, l’eroina ha indici di 2.78 DF, 3 D, 2.54 DS.
Come tutte le classifiche, anche questa essere soggetta a critiche, ma sono pur sempre dati.
Ne nasce però un’osservazione importante: anche le “droghe legali” producono danni indubbi, specie sui giovani, eppure il loro uso è consentito dalla legge.
Ma cosa dicono gli americani?

LA POSIZIONE DEL NEW ENGLAND JOURNAL OF MEDICINE

Anche il New England esamina gli effetti avversi della marijuana, in particolare negli adolescenti e i giovani.
Eccoli:
– disturbi della memoria.
– disturbi motori e della guida.
– maggiore trasmissione di malattie sessuali.
– alle dosi maggiori, episodi frequenti di paranoia e psicosi.
– dipendenza in media del 9%, che si alza al 17% in chi inizia l’utilizzo in adolescenza e al 25-50% negli utilizzatori giornalieri.
– sviluppo cerebrale alterato.
– minore intelligenza negli utilizzatori.
– pessimismo e minore soddisfazione nella vita (qualità della vita).
– disordini psichiatrici in persone predisposte.
– sindrome di astinenza alla cessazione dell’uso.
– maggiore ansietà e depressione e possibile insorgenza di schizofrenia.
– passaggio ad altre droghe.
– incidenti stradali 5 volte maggiori.

Leggendo questi gli articoli appena illustrati, molti dubbi insorgono dunque sull’uso della marijuana a scopo “ricreativo”, in particolare fra i giovani, che notoriamente appare essere la popolazione più soggetta a un possibile uso e quindi ai danni.
E in particolare risulta subito evidente che i più colpiti sarebbero i ragazzi/e più fragili dal punto di vista intellettuale e sociale, quelli con genetiche particolari e altri, con genetiche che ancora non conosciamo.
IL POSSIBILE USO TERAPEUTICO

Sull’uso terapeutico della marijuana vi è sufficiente letteratura. Per un non esperto, ‘uso terapeutico’ significa permettere l’utilizzo della marijuana come ‘farmaco’ in quei casi specifici in cui i farmaci attualmente conosciuti non siano in grado di risolvere sintomi, quali ad esempio nausea e vomito, dolore, spasticità eccetera, di alcune patologie dell’uomo.
New England fa un bel sunto al riguardo: la vera utilità della marijuana si è dimostrata soprattutto nella terapia della spasticità legata alla Sclerosi Multipla, una malattia neurologica.
Negli altri sintomi – nausea da chemioterapia, glaucoma, anoressia da Aids, dolore cronico, artrite reumatoide, epilessia le prove di efficacia sono molto più controverse.
Ciò non toglie che in singole situazioni il medico dovrà fare il discrimine fra terapie standard e marijuana per autorizzare il singolo paziente.
D’altra parte, nei Paesi in cui l’uso terapeutico è consentito, il novero dei sintomi appartiene a quelli già illustrati.

Ma occorre anche considerare che sono numerosi anche i Paesi che hanno concesso l’utilizzo della marijuana sia per uso terapeutico che ricreativo, e in alcuni casi da molti anni.
Cosa e’ successo in quei Paesi, quali i pericoli e i dati che oggi in parte conosciamo?

I DATI DEI PAESI CHE HANNO LEGALIZZATO

Esaminerò i dati di due esperienze, quelle del Colorado (lo Stato degli USA) e l’Olanda.
In Colorado, ad un anno dalla legalizzazione, i dati raccolti debbono ritenersi positivi.
Il Rapporto annuale degli organi di Polizia al riguardo, ha certificato un mancato aumento dell’utilizzo della marijuana nel tempo, anzi si è registrato una diminuzione del 7.9% rispetto all’anno precedente; una diminuzione degli incidenti stradali sempre rispetto all’anno precedente, con la consapevolezza che la maggior parte avevano come motivazione non la marijuana, ma il consumo di alcol. Particolare non secondario, la legalizzazione ha comportato un incasso erariale che ha permesso una restituzione ai cittadini di una parte degli introiti. Unici elementi negativi, il ricovero presso una Unità pediatrica di 9 bambini per ingestione accidentale, e uno studente che si è ucciso gettandosi dal sesto piano dopo un’ingestione eccessiva di droga.
Questi episodi sollecitano una grande attenzione verso i minori, proprio come suggerito dalle riviste mediche citate. D’altra parte, in Colorado l’uso modico e personale è consentito solo dall’età di 21 anni.

Coffee_shop
L’esperienza dell’Olanda data da maggiore tempo. Nei Paesi Bassi ha sempre prevalso un pragmatismo gestionale, che possiamo riassumere nella teoria della “riduzione del danno”.
Accanto a questo atteggiamento, si è sviluppato però un duro contrasto nei confronto delle organizzazioni criminali, che erano alla base della larga diffusione delle droghe in quel Paese negli anni ‘60 e ‘70.
Il pragmatismo olandese nasce dalla contstatazione che se giovani e adulti vogliono fare uso di droghe leggere, e sono in molti a farlo, sia meglio che avvenga in ambienti controllati piuttosto che in altri sottoposti al potere criminale.
Di qui la nascita dei celebri Coffee Shops, dove la droga leggera può essere venduta ai maggiorenni in quantità non superiori ai 30 grammi.
Viene attuata di fatto una legalizzazione del possesso, dell’uso e della vendita delle droghe leggere in ambito controllato.
Questo atteggiamento permissivo non ha determinato un aumento in questo Paese del numero dei tossicodipendenti, anzi ha comportato una loro diminuzione e un maggior controllo.
I numeri ci dicono ad esempio che in Olanda vi è il 4.6 % di utilizzatori fra i giovani-adulti, contro il 16.7% degli USA, dove nella maggior parte degli Stati l’uso delle droghe leggere è tutt’ora proibito.
Quindi la legalizzazione non ha portato ad un aumento del consumo delle droghe nemmeno tra i giovani adulti (0.16% della popolazione in Olanda, tasso non molto dissimile e per molti aspetti più basso rispetto ai Paesi proibizionisti). Ha dimostrato inoltre che il passaggio, spesso citato, da droghe leggere a droghe pesanti riguarda solo una minima parte degli abituali consumatori.
Anche il numero di morti per overdosaggio e quello dei contagiati da AIDS sono particolarmente limitati in Olanda e sicuramente non in aumento.

COSA DICONO LE COMUNITÀ TERAPEUTICHE ?

Le comunità terapeutiche in genere sono contrarie all’utilizzo della marijuana a scopo ricreativo.
Basta ricordare da noi la Papa Giovanni XXIII, San Patrignano, Ceis, Comunità Incontro, Federazione Come, Associazione Italiana per la cura delle Dipendenze Patologiche.
Solo una piccola parte si è espressa favorevolmente.
Voglio citare la frase di Ramonda, della Comunità Papa Giovanni XXIII: «Chi ricorre alle droghe esprime un disagio che va colto e non può essere banalizzato per ottenere qualche voto in più. Anziché offrire Cannabis, i nostri parlamentari offrano un modello coerente: rinuncino ai privilegi, cerchino davvero il bene comune a partire dai più deboli, agiscano con onestà e trasparenza anche quando c’è da pagare di persona. Allora si spezzerà quel clima di disillusione che aleggia fra i giovani e si offriranno opportunità di impegno e di speranza, anziché addormentare le coscienze con la Cannabis».
Come si può comprendere, posizioni notevolmente distanti e ben difficili da conciliare: una bella ‘grana’ per il parlamento, vista anche la posizione politica di una delle forze della maggioranza come NCD, del Ministro degli Interni Angelino Alfano.

LE MIE CONSIDERAZIONI PERSONALI
Sulla base dei dati illustrati, credo si debba fare non una, ma una serie di riflessioni.
La prima è che non cambia, nonostante il dibattito e gli approfondimenti scientifici, l’atteggiamento valoriale, anche mio personale, nei confronti delle droghe “leggere”, né tanto meno per quelle “pesanti”.
Le sostanze in esame, e fra queste la marijuana, sono tutte dannose per l’organismo umano, in particolare per quanto attiene lo sviluppo psico-affettivo e intellettivo, e per quanto si riferisce agli obiettivi finali e educativi di ogni vita: felicità, qualità della vita stessa, idealità. Tutti questi valori morali sono idealmente antitetici all’utilizzo di queste sostanze.
E’ questo che dobbiamo sempre insegnare e diffondere fra i nostri giovani.

La seconda riflessione è che sulla base dei dati illustrati, un atteggiamento più pragmatico, di cauta apertura, che sappia stare fra proibizionismo e antiproibizionismo, sembra portare risultati migliori rispetto a quelli proibizionistici assoluti.
Le esperienze già compiute in Colorado e Olanda portano un numero notevole di elementi a favore di questa opinione.
Certo i dati sono in parte parziali, non tutti sono stati ben raccolti. Un maggiore impegno e un maggior rigore in questa direzione andrebbero impiegati.
Appare però già certo che, cadendo il muro del proibizionismo, l’utilizzo delle droghe leggere non diventerà elemento rutinario nella vita quotidiana.

Roberto Saviano, in un articolo su Repubblica, ha fatto un’affermazione molto suggestiva: «Sono talmente contrario ad un uso anche personale delle droghe leggere, che consiglio un atteggiamento più pragmatico nei confronti del Disegno di Legge, proprio perché essendo contrario all’uso delle droghe leggere valuterei l’opportunità di discuterne in quanto ‘riduzione del danno’ e ‘lotta alla criminalità organizzata’».
Le ragioni di Saviano risiedono, di nuovo, nelle esperienze già illustrate di Olanda e Colorado e nella necessità di sfavorire, con la Legge, i narcotrafficanti che si vedrebbero privati di un terreno di facili introiti.

La terza considerazione riguarda l’uso terapeutico.
Ormai la letteratura, per quanto non esaustiva, ha dimostrato che, in alcune condizioni, l’utilizzo terapeutico della marijuana può essere utile (nella spasticità, nella nausea da farmaci, come stimolo per l’appetito ecc.).
D’altro canto non utilizziamo forse oppiacei come la Morfina e altro per la terapia del dolore, la Codeina contro la tosse e così via?

La quarta considerazione riguarda il narcotraffico. Togliere un terreno di facile guadagno ai trafficanti di droghe e di morte, rappresenta un elemento non di poco conto.
Anche per questo occorrerebbero dei dati, delle evidenze ben precise e non solo ragionamenti astratti e ipotetici. E anche questi sono studi che occorrerebbe fare e seguire nel tempo e di cui ben poco ho trovato nel ‘sapere collettivo’.

CONCLUSIONI
La mia personale conclusione è che un intervento di riduzione del danno per un fenomeno così complesso come quello dell’utilizzo delle droghe leggere possa prevalere.
Il provvedimento non dovrà a mio parere avere l’aurea che va sotto lo slogan ‘liberalizzazione della marijuana’.
Vi dovranno essere limiti ben precisi, sanzioni pesanti per chi consentirà l’utilizzo agli adolescenti e soprattutto una raccolta dei dati italiani e europei al fine di apportare sempre più conoscenza a un fenomeno che si rapporta di fatto con il nostro mondo dei valori.
Da questo punto di vista i parlamentari dovranno utilizzare raziocinio e intelletto, al fine di programmare un intervento utile, senza inutili muro contro muro.

Alberto Ravaioli
Letteratura:
New England 370 del 2014,362 2010
Lancet 369 2007,2 2015.
Lancet Psychiatry 4 2014.

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