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Questa Riviera Pop raccontata dai turisti: “La amiamo ma deve rinnovarsi”

Una “Riviera Pop”

Un documentario che racconta la Riviera Romagnola. È quello che ha realizzato, l’estate scorsa, il giornalista Marco Amendola, 39 anni, da Modena. Amendola è giornalista professionista e lavora come giornalista freelance e videomaker all’interno di agenzie di comunicazione, svolge attività di ufficio stampa e scrivere anche sul suo blog: www.marcoamendola.it. In questi anni, ha collaborato con Rai, Mediaset, Gruppo L’Espresso, FashionTv. Dottore in Dams Cinema presso l’Università di Bologna, è stato fra i fondatori di Fuori.tv, fra le prime web tv italiane. Abbiamo chiesto a questo professionista dell’informazione di spiegarci come è nata l’idea di questo documentario.

Marco Amendola 

Amendola, che cosa rappresenta la Riviera Romagnola per lei?

«Secondo me, la riviera è un insieme multiforme e allo stesso tempo eterogeneo di località, ognuna con una propria caratteristica: il tratto di spiaggia fra Rimini e Riccione è radicalmente diverso da quello dei lidi ferraresi sia per l’ampiezza del litorale che per la tipologia turistica. Fra Riccione e Marina di Ravenna cambia anche il modo di fare la piadina, per esempio. Quello che mi appassiona sempre della riviera romagnola è il poter scoprire decine di luoghi e storie racchiusi in un centinaio di chilometri, come le ex colonie estive abbandonate, oppure i paesaggi ravennati ripresi dal regista Antonioni, per arrivare a Rimini nella “città-cartolina” simbolo della riviera con i suoi colori e le sue atmosfere. Penso sia questo l’aspetto più misterioso e affascinante della riviera, un luogo in cui ognuno può trovare quello che vuole, sia d’inverno che d’estate».

In estate viene mai in vacanza qui?

«Le vacanze a Misano con la mia famiglia sono un ricordo dell’infanzia. Poi, in riviera vengo sempre volentieri ogni anno, per trascorrere dei week end o anche in giornata. Sono di Modena e questo facilita molto raggiungere ogni località, distante un paio di ore in macchina o in treno».

Quando è maturata in lei l’idea di girare questo documentario? Ne ha girati molti?

«Per me si è trattato di un ritorno. Circa 9 anni fa firmai la regia di un documentario sulla riviera romagnola, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, in cui il focus era quello di far vedere la diversità dell’offerta turistica, dalle vacanze extra lusso al week-end mordi e fuggi. A gennaio 2017, ho pensato che sarebbe stato bello ritornarci, ma per raccontarla in un altro modo, facendo un diario di viaggio liberamente ispirato agli scritti di Pier Vittorio Tondelli. Così è nata l’idea di realizzare una serie di puntate destinate esclusivamente ai miei canali social Facebook, Twitter e Youtube, seguendo lo sviluppo delle diverse stagioni, andando a parlare con i turisti ma anche con chi lavora incessantemente dietro le quinte. Successivamente, in fase di produzione, ho deciso di concentrarmi esclusivamente sui veri protagonisti dell’estate, ovvero i turisti. È stato un work in progress, senza un piano preciso, dandomi solo una cornice entro cui muovermi. Quello che mi interessava raccontare era riuscire a riprendere le atmosfere di questi luoghi, per giocare poi sui contrasti fra l’estate e l’inverno, gli spazi affollati e deserti, fra i giovani e gli anziani. Da questo sono nate 7 puntate che ho pubblicato solo online a partire da aprile fino a settembre, come un racconto in presa diretta. Concluso il ciclo di puntate, ho lavorato a una sintesi facendo un film doc di 30 minuti, e a dicembre 2018 ho pubblicato “Riviera POP” sul mio canale Youtube in cui faccio giornalismo e per cui produco e pubblico approfondimenti, inchieste, video su diversi argomenti. Ogni puntata sulla riviera, oltre a far vedere un preciso luogo, secondo me rappresenta una metafora della vita».

Quanto tempo ha impiegato per girare il tutto? Quali località ha visitato?

«Complessivamente, da marzo a ottobre, ho realizzato le riprese in 7 giorni, toccando  Marina di Ravenna, Milano Marittima, Cervia, Cesenatico, Pinarella di Cervia, Rimini e Riccione. Ogni puntata l’ho realizzata in un giorno singolo».

Ha potuto contare su dei compagni di viaggio? Qualcuno che le ha dato una mano?

«È stato un progetto piuttosto impegnativo che ho finanziato, prodotto e realizzato in completa autonomia. Ho deciso di girare tutto da solo soprattutto per semplificare l’organizzazione delle riprese in base ai miei impegni di lavoro, alla situazione del traffico e del meteo. Solo per la puntata sulla “Casa per ferie” del Comune di Modena, ho chiesto le necessarie autorizzazioni all’amministrazione comunale di Modena, questo perché mi interessava far vedere l’altro lato delle vacanze in riviera, lontano dai soliti stereotipi giovanili, per concentrarmi sulla terza età, in questo caso su un gruppo di anziani modenesi in vacanza per 10 giorni alla Casa per ferie».

Quante persone ha intervistato?

«L’idea base del racconto è stata quella di ridurre al minimo i miei interventi e di dare spazio alle voci, fino a formare un grande ritratto corale fatto di volti e parole. Avrò parlato con almeno un centinaio di persone, ognuna con la propria storia, come i ragazzi, le famiglie, gli adulti, gli anziani. Vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno dedicato il loro tempo per le interviste».

Che cosa è emerso da questo suo progetto?

«Come tutto il settore turistico italiano, anche la riviera romagnola deve riuscire a stare al passo coi tempi, sapersi rinnovare, intercettare nuove esigenze e mercati esteri, investire maggiormente, poter offrire e specializzarsi i nuovi servizi, visto che la concorrenza in questo settore, soprattutto, di Spagna e Grecia è molto forte. Penso ai giovani e al mondo della notte in cui la differenza ormai la fanno i grandi dj internazionali, mentre nella fascia adulta contano i servizi o l’alta qualità della proposta gastronomica. Parlando con le persone di tutte le età, ho capito che il punto di forza della riviera risiede sempre nella qualità dei servizi, e questo fa chiudere un occhio ai turisti per quanto riguarda il mare, soprattutto durante il periodo di alta stagione. Inoltre, è un sistema turistico capace di attirare ogni anno milioni di persone, anche se “non si fanno più le vacanze di una o due settimane”, come ha spiegato un signore di Cesenatico durante le interviste».

Sta lavorando a qualche altro documentario in questo momento?

«Sto ultimando il documentario biografico sul re dei tortellini Giorgio Fini, e sull’omonima industria alimentare che ha creato a partire dagli anni ’50, poi acquisita da una multinazionale nei primi anni ’90. Sarà un racconto sulla storia dimenticata di un grande imprenditore che portato Modena nel mondo insieme a Enzo Ferrari e Luciano Pavarotti, quando ancora non si parlava di eccellenze gastronomiche italiane».

Queste le clip del documentario:

L’inverno: Riviera d’inverno (l’attesa):

L’inverno è finito (il prologo della stagione estiva):

Il risveglio della stagione. Tutti al mare (l’inizio dell’estate):

L’estate #1 A Milano Marittina (la vitalità):

L’estate #2 A Marina di Ravenna

Il divertimento. Riccione, dal tramonto all’alba (inseguendo le emozioni):

I vecchi e il mare (la maturità della vita):

Qui il doc finale RivieraPOP:

Di documentari, Amendola ha realizzato, oltre al doc “Riviera” nel 2009, anche dei mini doc fra cui
Bugatti EB110GT SS

e video doc come questo https://www.marcoamendola.it/2017/05/29/natalita-zero-irpinia-il-vuoto-dentro-viaggio-nellitalia-che-si-spopola/

Natalità zero. Irpinia, il vuoto dentro

Nicola Luccarelli

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