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Regione approva senza voti contrari risoluzione Pd a favore donne afghane

Prima di tutto un sostegno concreto alle persone rifugiate da parte della Regione Emilia-Romagna, a cui la Risoluzione approvata oggi in Assemblea chiede di fare il massimo sforzo per coinvolgere le Comunità e associazioni locali negli aiuti di prima necessità e nel “percorso di consapevolezza, conoscenza ed accoglienza dei rifugiati in forza dell’evolversi della situazione”. Poi la richiesta, da rivolgere all’Europa ma anche al Governo, di proseguire, finché serve e senza esclusioni, con la messa in salvo di coloro che sono in pericolo. «Con la consapevolezza che la crisi umanitaria in Afghanistan ci riguarda da vicino», dichiarano le consigliere Pd Nadia Rossi e Roberta Mori.

«La nostra prioritaria attenzione in questa crisi dalle proporzioni ancora incerte va alla protezione da assicurare alle donne single o sole con figli, alle ragazze e persone LGBT+, alle attiviste e attivisti per i diritti umani, alle giornaliste e giornalisti, insegnanti e studenti, operatrici e operatori sanitari e sociali e chi ha lavorato in programmi umanitari e di sviluppo con le organizzazioni internazionali».

La Consigliere, che avevano presentato la risoluzione il 19 agosto ad appena quattro giorni dalla presa del potere talebano a Kabul, ricordano che la Regione ha già coordinato in agosto l’accoglienza di oltre duecento persone evacuate, ma va fatto tutto il possibile per concretizzare l’impegno espresso dal Presidente Draghi di “tutelare i diritti umani e in particolare quelli delle donne”.

«Le donne e ragazze afghane stanno resistendo, da sole, ad un regime talebano che già persegue le attiviste, impedisce ogni autonomia ed espressione, relega tutte all’invisibilità cancellando di fatto diritti fondamentali come quello all’istruzione» – sottolineano Rossi e Mori, che chiedono alla Giunta un aggiornamento sui numeri ed evoluzione del suo lavoro di solidarietà, compresa l’attivazione di una rete di protezione, la messa a disposizione di unità abitative per l’accoglienza e la fornitura di beni di prima necessità rivolta in particolare alle donne dell’Afghanistan. «Perché le donne “non sono merce di scambio, non sono un bottino di guerra», sottolineano le consigliere democratiche riprendendo l’appello “Per le nostre sorelle” sottoscritto da sindache e sindaci di tutta la regione.

«Anche l’Emilia-Romagna faccia la sua parte perché l’Unione Europea parli e agisca con una voce sola per salvare vite ed evitare la catastrofe umanitaria in Afghanistan – concludono – dove sette milioni di persone non hanno accesso ai servizi di salute essenziali e quasi un bambino piccolo su due soffre di malnutrizione acuta».

 

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