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Regione Emilia Romagna: “Governo taglia la salute per evitare procedura Ue? Inaccettabile”

“Se quello che leggo risponde al vero, con l’operazione sul pay-back farmaceutico il governo sta pensando di togliere qualcosa come 800 milioni dalla capacità di spesa sanitaria delle Regioni, per dirottarli nelle proprie casse. Capisco il loro nervosismo di queste ore, per cercare di fornire all’Europa una strategia credibile sui conti pubblici, ma non è togliendo risorse alle Regioni, chiamate a garantire l’esistenza in vita della sanità pubblica, che potranno uscire dal tunnel nel quale si sono cacciati”.

E’ quanto afferma Sergio Venturi, assessore alla salute della Regione Emilia-Romagna, dopo aver letto notizie di stampa in base alle quali il governo, nell’ambito delle strategie che sta mettendo in campo per evitare la procedura di infrazione da parte dell’Europa, starebbe valutando di mettere mano al cosiddetto “pay back farmaceutico”, una procedura introdotta nel 2012 in base alla quale le aziende farmaceutiche rimborsano le Regioni per gli sforamenti della spesa farmaceutica rispetto ai tetti stabiliti.

Grazie all’impegno del presidente della Conferenza delle Regioni, e presidente della regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini è stato possibile chiudere un contenzioso che si trascinava da alcuni anni, con la definizione di un accordo con Farmindustria, in base al quale Farmindustria ha versato quanto dovuto per il periodo 2013/2017 (oltre 2 miliardi di euro). Somma non ancora erogata alle Regioni e Province autonome, perché manca ancora il riparto che deve essere fatto dal Ministero dell’Economia e Finanze.

“E ora ci si viene a dire, se è vero, che il governo avrebbe l’intenzione di trattenere per sé 800 milioni? Questo – conclude l’assessore Venturi – è del tutto inaccettabile, perché metterebbe a forte rischio la capacità di tenuta del Servizio sanitario, e quindi la capacità da parte delle Regioni di garantire una sanità pubblica di qualità. Ci batteremo in ogni sede affinchè tutto questo non avvenga. Sarebbe un colpo mortale al Servizio sanitario pubblico e i servizi sanitari sarebbero messi a rischio”.

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