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Regione, pari opportunità: parte il nuovo piano triennale contro la violenza di genere

Interventi rivolti al mondo giovanile con particolare attenzione alla violenza in rete per contrastare ogni forma di molestia on line. Progetti in contesti specifici quali le scuole e i diversi spazi educativi, compreso il mondo dello sport, ma anche i luoghi di lavoro, per un tempestivo riconoscimento delle molestie sessuali. Azioni rivolte alle donne che vivono in condizioni di particolare fragilità, sostenendo la loro autonomia abitativa ed economica, e prevedendo, ad esempio, la sperimentazione del reddito di libertà.

Via libera dell’Assemblea legislativa al nuovo Piano triennale contro la violenza di genere approvato a giugno dalla Giunta regionale.

Il piano sarà la base su cui costruire nuove progettualità capaci di rispondere in modo sempre più puntuale ai bisogni e alla promozione della cultura di genere”, ha commentato l’assessora alle Pari opportunità Barbara Lori.

Un provvedimento con cui la Regione punta a ribadire il proprio impegno di fronte a un fenomeno in drammatica crescita, mettendo al centro il rafforzamento della rete dei  soggetti impegnati nel contrasto alla violenza: i Centri antiviolenza e le Case Rifugio, i Comuni e gli enti pubblici, e ancora le Forze dell’ordine, i servizi sociali e sanitari, i Centri per uomini maltrattanti, oltre che la scuola e il mondo dell’associazionismo.

Frutto di un ampio percorso di confronto con i rappresentanti dei Comuni e delle Unioni, dei Centri antiviolenza, delle Asl, dei Servizi sociali e dei Centri per uomini maltrattanti,  il Piano individua anche una serie di azioni e indicatori di monitoraggio e valutazione. E rafforza l’attività dell’Osservatorio regionale che alle attuali funzioni di studio e analisi, affiancherà quelle di monitoraggio dell’attività delle reti territoriali di prevenzione e contrasto del fenomeno.

 

L’intervento di Nadia Rossi

In aula è intervenuta Nadia Rossi per dichiarare come “Il piano sia frutto di esperienze importanti e del contributo di tanti soggetti coinvolti nella fitta rete regionale contro la violenza e le discriminazioni di genere. Sono particolarmente soddisfatta perché all’interno vi trova spazio una proposta che avevo avanzato già durante la campagna elettorale per le regionali ed esplicitata in una risoluzione approvata dall’Assemblea Legislativa lo scorso aprile”.

 

L’idea – ha spiegato Nadia Rossi – è quella di un reddito di libertà per le donne che escono da una relazione violenta, che garantisca loro un percorso di reinserimento lavorativo e misure specifiche come punteggi migliorativi nelle graduatorie pubbliche per chi dopo aver subito violenza ha necessità di costruirsi una nuova identità, un percorso lavorativo ma anche una soluzione abitativa e di conciliazione dei tempi lavoro-famiglia. A chi vuole uscire definitivamente da una situazione di discriminazione e pericolo dobbiamo dare una prospettiva di emancipazione e libertà. Altrimenti il rischio è quello di tornare poi indietro – ha continuato Rossi, che conclude –. Con l’approvazione del Piano regionale contro la violenza di genere, su cui sono stati investiti altri 4,7 milioni di euro da parte della Regione, abbiamo chiarito che la volontà è quella di rafforzare la prevenzione, la rete di tutela, la collaborazione tra diversi livelli istituzionali e i servizi sanitari e sociali. È quella di rinnovare e sviluppare nuovi strumenti tutela e sostegno al genere femminile e dire che il nostro Paese è ancora troppo lontano dalla parità sociale, salariale, di opportunità, di diritti. Ma che come Regione Emilia-Romagna non facciamo nemmeno un passo indietro su questo tema cruciale: solo avanti”.

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