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Riaprono le scuole e gli alunni sono pronti. E noi adulti quanto lo siamo?

Pronti per ballare il tip tap su una polveriera? Se avete figli in età scolare, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, avete capito subito di cosa sto parlando. Da domani mattina diventeremo tutti giocatori d’azzardo, anche se non siamo mai entrati in un casinò, nemmeno online. Le fiches sono i nostri figli, che ogni mattina getteremo sul tavolo verde della scuola in tempo di pandemia, nella speranza che non tornino febbricitanti e tossicchianti.

Io che fino all’altro ieri non ero catastrofista riguardo al ritorno a scuola e compativo le cassandre che vaticinavano scenari da tregenda, dopo la prima riunione con i docenti di mio figlio ho cominciato a sentire un lungo brivido nella schiena.

Ammesso che sia possibile convincere bambini e ragazzi a fondersi con la sedia e non muoversi dal banco per cinque ore, a parte qualche minuto di ricreazione in cui potranno sgranchirsi le gambe e abbassarsi la mascherina solo per il tempo necessario a ingollare una merendina sanitizzata, per quanto tempo potrà durare? Quanto potranno resistere i bambini a tanti divieti, a tante rinunce?

Non è una domanda retorica: i bambini potrebbero tener duro a lungo, e molto meglio di noi. Che nell’emergenza coronavirus il senso di responsabilità sia inversamente proporzionale all’età l’abbiamo visto e continuiamo a vederlo: i piccoli generalmente sembrano più consapevoli del pericolo e hanno sopportato il lockdown non solo con pazienza eroica, ma anche con allegria e ottimismo.

Non ho mai visto un bambino o una bambina fare i capricci per disinfettarsi le mani o piagnucolare perché deve indossare la mascherina entrando in un negozio, o tantomeno sostenere che il Covid-19 non esiste ed è tutto un complotto dei poteri forti. Tutto questo l’hanno fatto e lo fanno quotidianamente gli adulti, anche parecchio adulti: l’età media della piazza negazionista di Roma era di sessant’anni, a giudicare dalle immagini passate in tivù e sui social.

Ora, anche ai più ligi di noi è capitato un momento di disattenzione o anche di insofferenza verso le norme anti-pandemia: mentre è ancora in dubbio se il virus ci abbia reso migliori o peggiori, l’unica cosa certa è che ha peggiorato le vite di tutti, la nostra socialità e i nostri conti. Ma di qui a sfiduciare a priori i numeri e la scienza fino a negare l’evidenza e a proclamarsi gli unici sani di mente in un mondo di mitomani in malafede ce ne corre.

Per fortuna gli esponenti di questa biliosa e pericolosa categoria hanno smesso da molto tempo di frequentare le scuole (forse qualche anno di studio in più gli avrebbe fatto pure bene). Nei nostri istituti i docenti e il personale non docente, tra mille ritardi e difficoltà, stanno facendo il possibile per limitare i possibili rischi, e ce la metteranno tutta perché l’anno scolastico che inizia domani non si trasformi già dopodomani in una scuola per corrispondenza. I nostri figli hanno già capito che domani inizia un’avventura piena di incognite ma sono pronti ad affrontarla. Cerchiamo di imparare da loro. E buona scuola a tutti!

Lia Celi

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