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A Riccione anche le Pari Opportunità sono un enigma politico

Qualche giorno fa, all’ordine del giorno della convocazione della Commissione Pari Opportunità (di seguito CPO) del Comune di Riccione, era prevista l’elezione della Vicepresidente, scelta fra le componenti della stessa, dopo che a novembre scorso il Sindaco Tosi aveva delegato Barbara Bassan a svolgere il ruolo di Presidente, come da sua facoltà.

E’ risaputo che non vi è molto interesse intorno alle attività delle CPO istituite nei vari enti, molti cittadini non sanno nemmeno della loro esistenza, e i più non ne conoscono l’attività.

Perché in questo caso ce ne occupiamo? Perché ciò che è accaduto nell’ultima seduta di quella riccionese ha un qualcosa di curioso, soprattutto dal punto di vista politico.

La premessa. La CPO è formata da due rappresentanti per ciascuna delle forze politiche presenti in Consiglio Comunale; ad oggi i gruppi consiliari sono sette, quattro di maggioranza e tre di opposizione, per un totale quindi di 14 componenti in Commissione  .

Visto che la Presidente viene indicata direttamente dal Sindaco quale sua ‘fiduciaria’, consuetudine vuole che la Vice sia eletta tra le consigliere della commissione appartenenti ad un gruppo politico di minoranza.

La curiosità di ciò che è accaduto sta nel fatto che la candidatura per tale ruolo è stata avanzata dal gruppo politico Patto Civico Oltre, il quale tramite la sua rappresentante Daniela Marchetti ha ufficialmente proposto il nominativo della sua ‘collega’ di gruppo Alessandra Prioli (assente alla seduta); era possibile votare anche con delega in caso di assenza, ed il voto è stato espresso in modalità segreta.

Solitamente la maggioranza per bon ton istituzionale non entra nel merito di nomi spettanti alla minoranza per la scelta dei vari ruoli, tanto è vero che o li si vota all’unanimità o al massimo ci si astiene.

A Riccione nulla di tutto questo. Cosa è accaduto invece?

Al termine dello spoglio delle schede, il nome che con sorpresa (relativa, a quanto pare) ha ottenuto più voti è stato quello della stessa Marchetti: ha totalizzato sette preferenze contro le sei della compagna di partito. Evidentemente i voti alla Prioli sono arrivati da tutta la minoranza (PD, M5S e Patto Civico, Marchetti compresa), ma l’intera maggioranza ha votato per la Marchetti. L quale, sussurra qualcuno, alla richiesta della Presidente Bassan se intendesse o meno accettare l’incarico, si è subito gioiosamente resa disponibile.

E dunque, perché accettare se lei stessa aveva candidato un’altra figura a ricoprire quel ruolo, tra l’altro del suo stesso partito?

Cosa è accaduto? Potrebbe apparire fantapolitica pensare ad un inciucio tra la maggioranza tosiana e un pezzo di Patto Civico, in particolare quello che fa riferimento a Fabio Ubaldi, ma la dinamica dei fatti porta a pensare ad un accordo a monte già deciso in partenza.

Qualche ‘spiffero’ riferito ad alcune difficoltà interne a Patto Civico lo si è raccolto ultimamente nei corridoi della politica riccionese, anche per quanto riguarda la mancanza di costanza nell’attività di opposizione da parte di Ubaldi stesso, al quale i vertici di Patto avrebbero chiesto di valutare una sua disponibilità alle dimissioni per favorire l’entrata in consiglio di persone più attive di lui.

Pare che tale richiesta sia stata respinta dal soggetto interessato, o comunque condizionata ad un suo avvicendamento con la stessa Marchetti (esponente di sua fiducia ed ex PD come lui), la quale però in graduatoria tra i non eletti alle amministrative ha davanti a sé Marisa Grossi, che non pare intenzionata a rinunciare all’ingresso in consiglio comunale qualora ve ne fosse l’opportunità.

Probabilmente nelle prossime settimane non accadrà nulla in tal senso, anche perché ora la concentrazione di Patto Civico è tutta riversata sulle imminenti elezioni politiche e sul risultato da portare a casa per il leader Sergio Pizzolante. Ma non è da escludere qualche sviluppo ulteriore nei prossimi mesi.

L’Arciunès

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