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Riccione, gli albergatori: “Persi 500.000 euro di fatturato per sospensione convegni e congressi”

Dopo la cancellazione dei congressi e dei convegni imposta dal nuovo dpcm firmato dal premier Conte gli albergatori di Riccione lanciano l’allarme. Congressisti e convegnisti, specie fuori stagione, rappresentano una buona fetta di clienti degli hotel.

” Da una breve indagine telefonica abbiamo contabilizzato la perdita di circa 500.000 € di fatturato degli alberghi di Riccione – spiega l’associazione degli albergatori della PerlaGli alberghi che già avevano contrattualizzato piccoli e medi convegni/congressi, affrontando impegni con fornitori e personale dipendente sono rimasti con il cerino in mano.  La sospensione dei congressi mette una pesantissima pietra fino al 13 novembre 2020.

La notizia ricevuta ieri mattina ci lascia esterrefatti e perplessi, senza alcun tipo di preavviso o comunicazione. Ci auguriamo la riapertura del turismo congressuale permettendo a tutti i nostri alberghi associati, che in questi mesi si sono sempre e scrupolosamente attenuti ai protocolli sanitari, di poter riprendere la normale attività di programmazione e realizzazione di questo importante settore turistico”.

Della stessa opinione il presidente di Aefi Maurizio Danese a capo dell’associazione che riunisce 40 operatori fieristici nazionali.

Il DPCM del 18 ottobre conferma l’organizzazione e lo svolgimento delle fiere nazionali e internazionali; è però urgente chiarire al più presto la gestione dei convegni all’interno dei padiglioni fieristici perché i business forum che si svolgono durante le manifestazioni sono gestiti secondo le medesime rigorose regole delle fiere”, dichiara il presidente. 

“Secondo l’ultimo Dpcm l’attività convegnistica è consentita solo da remoto, dimenticando che questa attività rappresenta un’integrazione importante e fondamentale delle manifestazioni. Se i business forum organizzati all’interno delle fiere – che non sono congressi a sé stanti – non saranno possibili, molte delle fiere in calendario nei prossimi mesi verranno annullate con un impatto devastante sull’intero sistema e una perdita drammatica per l’export delle imprese e per l’indotto generato sui territori. Un ulteriore danno che si aggiunge alle ingenti perdite già subite e che hanno causato un crollo del fatturato del 70%.

Come Associazione stiamo lavorando anche per un chiarimento sulle fiere regionali e locali, qualifica utile a identificare la manifestazione dal punto di vista della provenienza di espositori e visitatori, che nulla ha a che fare con la salute e la sicurezza. Le fiere – anche quelle regionali o locali – organizzate nei quartieri fieristici italiani che rispettano il Protocollo AEFI, validato dal CTS, dovrebbero essere autorizzate dal decreto. Non si tratta infatti di sagre o fiere di comunità ma eventi di business professionali.

I protocolli di sicurezza osservati dai nostri associati sono già molto severi, ma siamo a disposizione del CTS per valutare insieme eventuali ulteriori misure da mettere in atto”, conclude Danese.

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