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A Rimini 300 bimbi prematuri in 5 anni: 9 su 10 sopravvissuti

Venerdì 17 novembre si celebra la Giornata Mondiale della Prematurità. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle sfide e sulle problematiche che i piccoli nati pretermine e i loro genitori devono affrontare durante il difficile percorso di sopravvivenza e di crescita, anche quest’anno, l’associazione “La Prima Coccola” scende in campo, promuovendo l’iniziativa “Diamo Luce Alla Prematurità”. Un evento dedicato a tutti i bambini nati prematuri e che prevede dalle ore 16.30 l’illuminazione di viola (il colore scelto per la prematurità) dell’Arco d’Augusto, una merenda per grandi e piccini, intrattenimento e musica con Fabio Caldari e Marco Corona e uno spettacolo di fuochi d’artificio di Scarpato Pirotecnica.

Negli ultimi cinque anni, il reparto di Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Infermi di Rimini ha curato ed assistito 300 bambini di peso compreso tra i 325 grammi ed un chilo e mezzo e, di questi, 9 su 10 sono sopravvissuti. Il reparto felliniano ha disposizione non solo attrezzature all’avanguardia (ventilatori meccanici, termoculle speciali, sistemi di monitoraggio avanzati) per assistere questi “bambini piuma” ma anche professionisti attenti e preparati a prendersi cura di tutta la famiglia. “Dietro la diagnosi di prematurità – spiega la dottoressa Gina Ancora, direttore della Terapia intensiva neonatale (Tin) di Riminici sono infatti anche le diagnosi di sofferenza, frustrazione, paura, senso di colpa e di estraniamento della famiglia intera coinvolta nella nascita di un bambino prematuro. Se queste condizioni non vengono precocemente identificate ed affrontate possono aumentare il rischio di disturbi emozionali, comportamentali e disordini da stress post-traumatici nei bambini”.

E proprio a questo scopo, la Tin di Rimini ha adottato un nuovo modello di cura basato non sulla malattia ma sull’”intero bambino” nella sua specifica fase di sviluppo, nel contesto della sua famiglia e nel contesto dell’ambiente sociale in cui andrà a vivere. “E’ in questa direzione – aggiunge la dottoressa Ancora – che vanno anche i progetti di costruzione del nuovo reparto, che prevede spazi dedicati alla famiglia o collegamenti con le realtà esterne all’ospedale come i centri per le famiglie territoriali. Tutto questo la realtà riminese lo sta facendo in collaborazione con esperti anche a livello internazionale che si sono incontrati a Rimini, in questo novembre, nell’ambito di un convegno nazionale”.

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