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Rimini, Adl Cobas: “Esternalizzare le scuole dell’infanzia è stato un errore”

ADL COBAS RIMINI, RETE EDUCATORI/TRICI RIMINI con una nota stampa denuncia la situazione dei educatrici del Ceis impegnate in 5 scuole comunali dell’infanzia di Rimini. Il sindaco di base punta l’indice contro le esternalizzazioni fatte negli anni passati dal Comune di Rimini.

“Sono educatrici di 5 scuole d’infanzia comunali e del servizio di sostegno ai bambini disabili nei nidi e nelle scuole d’infanzia del Comune di Rimini.

Sono dipendenti CEIS e lavorano con rapporti di lavoro part-time verticale, in vigore da settembre a luglio, e che prevedono la sospensione dell’attività lavorativa nel mese di agosto.

Sono impiegate in scuole comunali e nell’ambito di appalti pubblici ma con il contratto Aninsei che, utilizzato nelle attività educative, di istruzione e di formazione nel settore privato e nelle scuole a gestione privata, stabilisce condizioni retributive e di lavoro peggiori anche rispetto al contratto nazionale delle Cooperative Sociali, applicato in tutti i servizi in appalto alle cooperative nei territori di Rimini e provincia.

Ma prima di spiegare le condizioni lavorative delle educatrici Ceis facciamo un passo indietro, e ripercorriamo alcune tappe dell’esternalizzazione di alcune scuole d’infanzia comunali.
Era il 2017 quando viene affidata al CEIS la gestione di 5 scuole per l’infanzia: L’ARCOBALENO (Marebello), IL VOLO (zona via U. Bassi), LA GIOSTRA (Rivabella), AL ZGHELI (S. Giustina), IL BORGO (Borgo S. Giuliano). La giunta comunale, guidata allora da Gnassi, non ha mai nascosto la propria determinazione nell’esternalizzazione di alcuni servizi cittadini, e infatti proprio a seguito dell’aggiudicazione dei servizi al CEIS e dell’apertura delle iscrizioni ai servizi di infanzia per l’anno 2017, l’ex-assessore Morolli ha dichiarato che era stato avviato un «nuovo corso di sinergia tra Comune e realtà educative all’insegna della qualità educativa e professionale», come riporta un articolo di NewsRimini.
L’aggiudicazione dell’appalto è stato solo la chiusura di un dibattito che già dal 2016 animava la città di Rimini e anche il suo consiglio comunale.
Il tema è sempre uno: privato è davvero sinonimo di qualità del servizio? Oppure il privato rappresenta la via imboccata dalle amministrazioni locali per ridurre i costi di un determinato servizio?

Non abbiamo dubbi sulla professionalità e la preparazione delle educatrici CEIS, lavoratrici di esperienza che svolgono settimanalmente incontri di supervisione e formazione, ma cosa significa lavorare con un contratto Aninsei e in un meccanismo di appalto? 

Il primo problema riguarda la perdita delle ore: nelle scuole d’infanzia comunali l’appalto prevede che a fronte della chiusura della sezione, magari proprio a causa dei contagi Covid oppure per i periodi di vacanza natalizi, pasquali ed estivi, il servizio venga sospeso e il Comune non eroghi un euro al datore di lavoro che gestisce l’appalto. E così è sempre la stessa storia: i tagli dei costi del servizio sono scaricati sulle lavoratrici che non vengono retribuite, oppure il CEIS ricorre cospicuamente all’utilizzo di ferie a tal punto che le educatrici si ritrovano un saldo di ferie gravemente negativo, parliamo di – 50 o -100 ore. Ferie che devono essere considerate un vero e proprio DEBITO della lavoratrice nei confronti del datore di lavoro perchè saranno recuperate nel periodo estivo oppure trattenute, onorando così il debito, dall’ultima busta paga poichè non maturate.
Anche per le educatrici CEIS che lavorano nel sostegno alle disabilità vige la stessa regola: se il bambino disabile non è presente a scuola, l’educatrice va a casa e perde ore.

Da alcuni anni come educatori ed educatrici ADL COBAS portiamo avanti la battaglia per l’applicazione dell’educatore di plesso nell’ambito degli appalti dei servizi di educativa scolastica, con gli obiettivi di limitare la perdita di ore e dunque di reddito da parte dell’educatore e di rendere maggiormente organico il lavoro educativo nelle scuole, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione della figura dell’educatore.

Sulla partita dei bandi, in scadenza quest’anno, delle 5 scuole di infanzia e del servizio di  sostegno ai bambini disabili nei nidi e nelle scuole d’infanzia del Comune di Rimini chiediamo un appalto diverso che preveda l’educatore di plesso, ma anche l’applicazione del CCNL delle cooperative sociali al posto del contratto Aninsei per livellare le condizioni lavorative nei servizi educativi esternalizzati e limitare la frammentazione contrattuale.
Lavorare con un contratto Aninsei significa essere lavoratori di serie C nel panorama riminese. Qualcuna una volta mi disse parlando dei servizi in appalto al CEIS: «hanno grande difficoltà a reclutare perchè appena si può, scappano tutti!».
La qualità di un servizio dipende anche dalla stabilità di lavoratori e lavoratrici che investono energie ed idee nel loro lavoro. L’alto turn-over degli educatori/trici, i bassi stipendi, la perdita di ore, lo spostamento dell’operatore da un bambino all’altro, da una sezione all’altra per coprire la scarsità di personale operativo incidono enormemente sul servizio, e contribuiscono a diffondere tra gli addetti l’idea di scappare anche a costo di rimettere in gioco la propria vita e il proprio contratto, che è sì a tempo indeterminato ma prevede una condizione di lavoro estremamente povera e precaria.

Come da anni sosteniamo la gestione dei servizi pubblici essenziali non deve essere data in appalto, e la pandemia in corso dovrebbe averci dimostrato l’importanza degli educatori e delle educatrici che hanno sempre assistito e sostenuto i bambini e i ragazzi con disabilità o particolare fragilità.
Gli educatori e le educatrici sono figure che dovrebbero essere davvero riconosciute dalla collettività e per questo dovrebbero essere internalizzate a condizioni pari a quelle degli insegnanti statali.

Per quanto riguarda i nidi comunali il dibattito cittadino andrebbe sicuramente riaperto, già nella campagna elettorale per le elezioni amministrative del 2021 tra i candidati sindaco c’era chi dichiarava di voler tornare ad una gestione comunale di tutte le scuole materne e nidi, segnalando come fosse urgente discutere la situazione lavorativa delle educatrici delle scuole comunali per tutelare ogni aspetto del loro rapporto educativo e retributivo/previdenziale.

Di una cosa siamo sicuri: l’esternalizzazione dei servizi attraverso la definizione di appalti pubblici contribuisce a precarizzare e ad impoverire la vita di educatrici ed educatori che costituiscono  una vera e grande risorsa per l’intero sistema educativo e scolastico della città di Rimini.

Mai come ora, nel pieno della quarta ondata pandemica, è necessario mettere in discussione le politiche di esternalizzazione di servizi pubblici educativi, sociali e assistenziali con il fine di ricostruire un sistema di welfare pubblico in grado di assicurare un lavoro dignitoso alle operatrici e agli operatori, una scuola di qualità e una città attenta al benessere di tutti i cittadini.”

 

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