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Rimini, all’Arena Lido oggi arriva il Pinocchio di Garrone (e Benigni)

Stasera giovedì 23 luglio, alle ore 21:30 presso l’Arena Lido – Darsena, verrà proiettato Pinocchio (125’, 2019, ITA/FRA) di Matteo Garrone, nell’ambito dell’iniziativa estiva E la chiamano Rimini…

Senza stare qui a ripetere la trama di una tra le favole più conosciute al mondo (che vede tuttavia nella versione di Garrone un tasso di fedeltà al testo di Collodi superiore al solito), possiamo iniziare dicendo che in questo Pinocchio è riservata una rara e preziosa dignità alla povertà del nostro Paese, che occorre sempre ricordare come (specie nell’Ottocento) sia una terra innanzitutto a vocazione agricola.

Dopo Gomorra, anche in questo caso l’attenzione dell’autore romano è riservata ai borderline della società: Geppetto (Roberto Benigni) che deve inventare mille storie per farsi offrire un tozzo di pane, il gatto cieco (Rocco Papaleo), la volpe (Matteo Ceccherini) ecc. L’immagine, poi, cifra caratteristica del cinema di Garrone, riproduce una Toscana che è al contempo realistica e fuori dal tempo (come Ostia in Dogman), e sembra come prendere vita da un quadro dei Macchiaioli.

Matteo Garrone, bisogna ricordarlo, prima di diventare un regista è stato un pittore (e non uno scrittore come accade di solito), e non è un caso se, nell’intraprendere quest’ulteriore e ambiziosa trasposizione di una storia vista e rivista, abbia preso ispirazione da Enrico Mazzanti, primo disegnatore di Pinocchio in assoluto. Prima ancora che un’esperienza di coinvolgimento legato alla trama, di curiosità nello scoprire “come andrà a finire”, dunque, il suo Pinocchio è innanzitutto un’esperienza visiva, e come tale va vissuta.

Dopo Il Racconto dei racconti, l’autore romano torna a tingere di nordico, gotico e grottesco una delle storie più amate del nostro Paese, che nell’immaginario comune manca solitamente di queste sfumature, ma che invece tornando filologicamente al testo (come Garrone sceglie di fare nel suo Pinocchio) possono essere tranquillamente scovate: una prova di come alcuni aspetti (mediterranei, moralistici, melodrammatici ecc.) siano innanzitutto tendenze storiche e culturali della critica nostrana, e non solo caratteristiche “naturali” del corpus letterario italiano in sé. E che dunque, non essendo “naturali” (immutabili) ma “culturali” (soggetti cioè alla storia dell’uomo), potranno anche mutare nei prossimi anni – e Garrone ci sembra in tal senso un chiaro esempio di come stia già cambiando il gusto artistico italiano.

Notevole infine è l’attenzione agli effetti speciali, a maggior ragione considerando che si tratta di una produzione italiana, con Pietro Scola al look grafico e il due volte premio Oscar Mark Coulier al trucco prostetico dei personaggi (impressionante è la trasformazione “lignea” di Federico Ielapi alias Pinocchio).

Edoardo Bassetti

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