Home > Ultima ora economia > Rimini, AMIR: “L’acqua è già pubblica. Ripubblicizzazione? Costerà almeno 150 milioni”

Rimini, AMIR: “L’acqua è già pubblica. Ripubblicizzazione? Costerà almeno 150 milioni”

Il servizio idrico integrato, comparto industriale strategico, si ritrova a fare i conti con nuove incertezze. Il progetto di legge in materia di ‘Gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque’ sta per approdare alla Camera dei Deputati (atteso in aula già lo scorso 25 marzo ad oggi è annunciato per il 29 aprile, ma non si esclude un ulteriore rinvio). Si tratta di un provvedimento a cui guardano con molta attenzione e una certa preoccupazione gli addetti ai lavori, intravedendo criticità tali da scombussolare e rimettere in crisi un equilibrio virtuoso faticosamente conquistato in questi ultimi venticinque anni. In particolare in Emilia-Romagna, regione che per prima ha riconosciuto la necessità di un forte governo pubblico in termini di indirizzo e controllo del settore, da conciliarsi però con una dimensione industriale, quindi con una gestione che possa garantire un alto livello di investimenti, qualità del servizio e tariffe sostenibili. Un’esperienza diventata modello di riferimento a livello nazionale. L’Emilia-Romagna è anche l’unica tra le grandi regioni ad essere esclusa dalla procedura di infrazione europea sulla depurazione delle acque reflue urbane.

Lavoro di squadra 

A questo risultato hanno partecipato e partecipano, a diverso titolo, Amir S.p.A. ed Hera S.p.A., società quotidianamente impegnate nella tutela, valorizzazione e gestione del servizio idrico integrato. Amir S.p.A. in quanto società patrimoniale proprietaria degli assets, infrastrutture funzionali al servizio idrico integrato quali reti idriche e fognarie, cabine di sollevamento e impianti di depurazione sul territorio della provincia di Rimini, opera all’interno del comparto per conto degli enti soci, Rimini Holding S.p.A. e larga parte dei Comuni. L’attività del Gruppo Hera nel settore acqua si sviluppa su più larga scala e consiste principalmente nella gestione del servizio idrico integrato, quindi l’insieme di acquedotto, fognatura e depurazione, attraverso convenzioni definite in sede di Piani d’Ambito, tra cui quello relativo al bacino territoriale di Rimini. Funzioni ben distinte quelle della proprietà delle infrastrutture e del gestore. Competenze diverse ma complementari se messe a sistema all’interno di una pianificazione discussa e supervisionata. 

Un ruolo decisivo in questo percorso lo ha assunto Atersir, l’Agenzia di regolazione dei servizi pubblici locali ambientali della Regione Emilia-Romagna (costituita nel 2011), ente rappresentativo di tutti i Comuni e le Province. Di fatto una cabina di regia per far sì che nell’ambito di un contesto normativo ben definito i fabbisogni dei territori trovino risposte in opere, interventi e manutenzioni. Grazie al coordinamento di Atersir ha preso forma uno schema di lavoro che prevede la definizione di accordi quadro – tra ente regolatore, proprietà delle infrastrutture e gestore – da svilupparsi in accordi attuativi. 

Quasi 17 milioni di investimenti sul territorio

L’esperienza pilota sul territorio riminese è stata quella per la realizzazione della cosiddetta dorsale nord (in esercizio dal 2015), intervento che Amir Spa ha finanziato con circa 7 milioni attraverso un accordo di programma (sottoscritto con Ato Rimini, Provincia di Rimini, Comune di Rimini, Comune di Bellaria e Romagna Acque) per il potenziamento del depuratore di Santa Giustina. Un’operazione decisiva che ha permesso di smantellare l’impianto di depurazione presente a Bellaria e di intraprendere una complessiva rifunzionalizzazione della gestione dei reflui in tutta l’area nord di Rimini. Su questa stessa zona insiste oggi un altro importante accordo attuativo, in via di definizione sempre nell’ambito dell’intesa sottoscritta con Atersir e gestore, con un onere a carico di Amir di circa 6 milioni di euro: il completamento della separazione delle reti fognarie nei bacini Brancona e Viserbella.

Complessivamente quindi l’azienda, tramite questo piano di lavoro, ha assunto impegni per un totale di quasi 17 milioni di euro, di cui la metà per opere già concluse o in cantiere (in allegato il dettaglio degli interventi 2015-2022). 

Risorse che la società, da oltre 50 anni impegnata nel settore, ricava dal prezioso patrimonio di infrastrutture affidatole per reinvestirle a favore dei cittadini e dell’ambiente. Con un vantaggio di non poco conto per l’utenza. Per questi investimenti infatti l’azienda riceve un corrispettivo secondo il vigente metodo tariffario, calcolato però al netto di componenti di ricavo a cui Amir rinuncia a beneficio dei consumatori. Un valore sociale che va a sommarsi ad un altro fattore: le opere così finanziate dalle società degli assets fanno capo ad un soggetto interamente pubblico fin dalla loro realizzazione. 

All’orizzonte incertezze e nuovi costi

C’è voluto tempo perché un settore così complesso, che necessita di regole certe, know-how qualificato, pianificazione di lungo periodo, dimensioni coerenti con le economie di scala e importanti capitali, arrivasse a questi risultati. Ma per quanto il territorio abbia dato prova di saper fare sistema, il fabbisogno di manutenzione, potenziamento e rinnovamento delle infrastrutture resta ancora molto importante. Proprio quello di un possibile blocco degli investimenti è uno dei temi che più impensierisce, alla luce della proposta di legge per la ripubblicizzazione del settore intrapresa dal Governo. In sintesi l’obiettivo del provvedimento è quello di riportare il servizio idrico integrato – dalle falde passando per i rubinetti fino alla depurazione – sotto il controllo interamente pubblico. La manovra, che prevede la revoca delle concessioni in essere per far ritorno ad una gestione diretta del servizio da parte degli enti locali, rischia però di rivelarsi tutt’altro che indolore. E a farne le spese potrebbero essere proprio i cittadini.

150 milioni per il bacino Rimini

Le aziende impegnate nel settore stimano ripercussioni pesantissime per i conti pubblici nazionali, qualcosa come 15 miliardi di euro tra indennizzi e rimborsi dei debiti, più 5 miliardi per gli investimenti e altri 2 da destinare al bonus sociale. Soldi da inserire nella legge di bilancio, con inevitabili ricadute sulla fiscalità generale. 

Secondo un recente studio elaborato da Laboratorio Ref Ricerche per conto di Confservizi Emilia-Romagna ripubblicizzare per la nostra regione avrebbe un costo una tantum di 2,4 miliardi di euro tra buonuscite per i gestori privati e maggior debito finanziario in capo ai bilanci dei Comuni. Più un costo annuo ricorrente di 800 milioni di euro per il finanziamento degli investimenti e l’erogazione di 50 litri di acqua gratis a tutti. Per la sola provincia di Rimini il contraccolpo si aggirerebbe attorno ai 150 milioni di euro. 

Numeri che non considerano tutta una serie di altre ricadute, come il vuoto decisionale, ritardi nell’approvazione dei bilanci, costi di transizione di difficile quantificazione, possibili ricorsi… 

“L’acqua è già pubblica”

L’acqua intesa come fonti e infrastrutture è già pubblica – sottolinea l’amministratore unico di Amir SpA Alessandro Rapone –. Lo è per legge, qui in Romagna anche per assetti societari. Di privato c’è una gestione industriale. Ora con la prevista ridefinizione della governance del settore s’intende capovolgere l’intero assetto della riforma avviata nel 1994, al tempo studiata proprio per rimediare alle problematicità di un modello simile a quel che oggi s’intende riaffermare. Come azienda pubblica sentiamo una forte responsabilità per quelle che saranno le implicazioni. Il rischio più immediato e concreto è che si apra una fase di instabilità, a danno del servizio”. 

La nostra posizione rispecchia in pieno quella espressa da Utilitalia, in particolare questa proposta di legge non ci sembra garantire la prosecuzione di un percorso produttivo per il settore e per il Paese, rischiando di far tornare indietro il settore di una trentina d’anni – sottolinea anche Franco Fogacci, direttore Acqua Hera – Un rallentamento negli investimenti non permetterebbe nemmeno di affrontare le sfide del futuro, tra cui quella del cambiamento climatico. Il servizio idrico integrato tra l’altro rappresenta l’ambito nel quale da sempre il Gruppo Hera ha concentrato la maggior parte dei propri investimenti, oltre 1,5 miliardi di euro negli ultimi dieci anni su tutto il territorio servito, sforzo che ha consentito di aumentare la resilienza delle reti e traguardare un ottimo livello infrastrutturale non solo nel servizio acquedotto ma anche nei segmenti più critici della fognatura e della depurazione”.

Scroll Up