Home > Economia > Rimini, area “triangolone”, ricorso al Tar contro la delibera del Comune

Rimini, area “triangolone”, ricorso al Tar contro la delibera del Comune

Era il marzo 2017 quando il sindaco Andrea Gnassi annunciava che il Comune di Rimini “si riprende il cosiddetto Triangolone, cioè l’area di 22.780 metri quadri tra largo Boscovich, lungomare Tintori e viale Colombo. Da allora vi furono altri due atti della Giunta Comunale, su questo stesso argomento.

La delibera della giunta comunale del 1 agosto 2017, che rideterminava i canoni per gli attuali utilizzatori, riclassificava le aree da patrimonio disponibile del Comune a indisponibile. Prorogava di un anno le concessioni in essere.Con delibera della Giunta Comunale 8 agosto 2017 (secondo atto) veniva annullata la precedente delibera del 1 agosto per mancanza del visto di regolarità contabile.

Da allora nessun altro atto è stato predisposto e approvato dall’Amministrazione Comunale. Fino al 6 marzo 2018, quando viene pubblicato in albo pretorio un atto dirigenziale a firma della D.ssa Anna Errico.

L’atto dirigenziale ha inserito i beni acquisiti nel proprio “patrimonio indisponibile” in modo da poterli attribuire, sempre con la stessa delibera, in “concessione annuale onerosa” agli attuali utilizzatori. Questa scelta è stata fonte di discussione tra il settore patrimonio e gli avvocati dei soggetti che attualmente utilizzano tali immobili.

La discussione è terminata ed è stata trasferita nelle aule del TAR dell’Emilia Romagna sezione di Bologna.

Gli studi legali Cagnoni e Fiorenza hanno depositato in data 22 maggio 2018 (371/2018) un ricorso per conto di alcuni “concessionari” del “triangolone” per l’annullamento della delibera che trasferisce le aree da patrimonio disponibile a patrimonio indisponibile del Comune.

Secondo il ricorso, non vi sono le motivazioni per questa scelta.

L’avvocato Roberto Biagini era già intervenuto sull’argomento spiegando le ragioni di mantenere, come nell’atto di trasferimento dal demanio statale, le aree ed i manufatti al patrimonio disponibile del Comune.

Rimangono altri due aspetti, non secondari, nel passaggio dal demanio dello Stato al Comune delle aree del porto canale.

Il primo i canoni. Come più volte ribadito su queste pagine, lo Stato pretende ogni anno 573 mila euro che corrisponde ai mancati introiti dei canoni da parte dello Stato. Il Comune di Rimini ha sollevato il problema dell’ammontare del canone all’Agenzia del Demanio. Da fonti romane si apprende che starebbe per arrivare uno sconto. Ora si tratta di capire l’ammontare di questo sconto altrimenti è facile prevedere ulteriori ricorsi per via giudiziarie compresa Corte dei Conti. Sarebbe infatti inaccettabile, si dice negli ambienti dei beni incamerati, che qualcuno avesse uno sconto ed altri no. Per essere più precisi si farebbe fatica a comprendere perché un bene incamerato passato al comune si trova a pagare un canone più basso di chi è rimasto nel demanio statale.

Il secondo aspetto riguarda la procedura di affidamento della concessione/locazione. Ma pare inevitabile procedere ad una evidenza pubblica. Sarebbe “singolare” che eliminato il “diritto di insistenza” per tutte le concessioni demaniali marittime ” statali” rimarrebbe solo per le aree e fabbricati del triangolone, passate “dal demanio dello Stato al patrimonio comunale “: sempre di enti pubblici territoriali si tratta e non ci dovrebbero essere corsie preferenziali per nessuno, almeno ai nastri di partenza.

Scroll Up