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Rimini, Associazioni Ambientaliste e Animaliste: “Macchè diga sul Marecchia”

Ivan Innocenti, in rappresentanza del Coordinamento Associazioni Ambientaliste e Animaliste di Rimini sostiene che “la siccità, effetto del cambio di clima, è ormai cronica e le campagne sono riarse, i fiumi ridotti a canali di ghiaia. Ma intanto milioni di mc di acque depurate e perfettamente riutilizzabili sono gettati in mare ogni anno, il Golf di Verucchio o il Parco del Mare a Rimini sono innaffiati con l’acqua del fiume o di Ridracoli. E parlare di riuso a livello locale pare ancora un tabù, come un film a luci rosse vietato non ai minorenni, ma a tutta l’opinione pubblica.

“Lasciano perciò interdetti – prosegue Innocenti – le parole di Giuseppe Salvioli, appena la scorsa settimana sulla stampa, che chiede una diga sul F. Marecchia. Sono parole comprensibili nella bocca di un agricoltore non informato ma gravi nelle dichiarazioni del Vicepresidente del Consorzio di bonifica riminese. Dovrebbe sapere che il fiume Marecchia è già stato sbarrato alla altezza di Ponte Verucchio con concessione al Consorzio di bonifica del 1988 e che dopo trenta anni di gestione ha lasciato un autentico disastro ambientale a carico della collettività. Un ammasso di relitti di cemento e una gola scavata nel letto del fiume profonda 20 metri e lunga molti chilometri, un territorio che ha visto alterare la sua capacità di accumulare acqua perché drenato. E il fiume dopo questo sbarramento spesso risultava già allora asciutto causando la desertificazione della vita nel suo letto e l’impoverimento della falda che contiene preziosa acqua potabile che serve a tutti noi. Perseverare con queste proposte non è fare un buon servizio alla collettività, anzi è illudere gli agricoltori e nascondere le responsabilità della mancata pianificazione del futuro agricolo e dell’acqua della nostra valle”.

“L’area che il Vicepresidente descrive come sofferente dal punto di vista idrico lo è per precise scelte che si protraggono almeno dagli anni ’70. Quelle di disattendere il riuso dei reflui, per l’agricoltura, previsto dai piani e dalle norme regionali, ma rimasto sempre lettera morta. Il depuratore di Santa Giustina ogni anno produce una quantità di acqua superiore alla capacità delle diga di Ridracoli. Questa acqua é sempre disponibile, mediamente 80 mila mc giorno, e in estate con le presenze turistiche ancora di più. Oltre metà di questa acqua depurata, che corrisponde a oltre 18 milioni di mc anno, è utilizzabile da subito in agricoltura e per l’industria. Queste necessitano nel distretto complessivamente di 8 milioni di metri cubi. Il depuratore ne può già fornire da subito oltre il doppio. Invece di rendere i campi e l’agricoltura floridi, il fiume vivo e le sue falde ricche, si preferisce intubare questa acqua e gettarla in mare”.

“Ci si chiede allora se il Vicepresidente sia a conoscenza delle proposte progettuali che sono sul tavolo su questo tema. Una riguarda proprio il Consorzio di bonifica. Forse preferisce ignorarlo? Negli incontri promossi a inizio anno dal Piano Strategico, per iniziativa delle associazioni ambientaliste del Coordinamento di Rimini, Alberto Vanni , Capo Settore Bonifica Pianura riminese Consorzio di Bonifica della Romagna ha illustrato una proposta progettuale di riuso che interessa la riva destra del Marecchia e la rete dei bacini e dei canali consortili presenti. In riva sinistra invece Romagna Acque ha un progetto analogo da realizzare, per portare acqua depurata fino al Golf di Verucchio. Queste soluzioni sono in grado di rendere florida la nostra agricoltura, vivo il nostro ambiente e cariche le nostre falde, anche se ci chiediamo se sia ancora opportuno coltivare piante che necessitano di oltre mille litri di acqua al giorno per produrre kiwi, acqua che potrebbe soddisfare il fabbisogno giornaliero di 5 persone”.

“E’ necessario che il settore agricolo sia il protagonista della gestione della risorsa idrica e che l’ottica non sia di accaparrane quanto più possibile disinteressandosi delle conseguenze per l’ambiente e per il nostro futuro, ma che diventi uno degli attori della sua salvaguardia e del suo utilizzo responsabile. E’ molta la strada che si potrebbe fare insieme e dobbiamo tutti rimboccarci le maniche per farlo”, conclude Innocenti. 

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