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Rimini. Casa di riposo di San Fortunato, 5 vittime per coronavirus

Dopo l’ASP Valloni cresce la preoccupazione anche per un’altra struttura per anziani. Si tratta della casa di riposo di San Fortunato, a Rimini, gestita dalla cooperativa Il Cigno di Cesena. Sarebbero 5 gli anziani morti a causa del coronavirus ed altri 6 contagiati.

A sollevare la situazione la Lega con un comunicato.

“La tragedia delle RSA locali si allarga e coinvolge anche la struttura accreditata con il comune di Rimini denominata San Fortunato.
La situazione interna è drammatica dato che sembra che gli ospiti siano tutti contagiati ed il personale sia costretto a lavorare con turni massacranti, senza dispositivi di sicurezza e, quindi, senza possibilità di proteggere sé stesso e gli ospiti dal contagio.
Sembra che i decessi siano numerosi e che la Cooperativa di gestione non sappia come risolvere il problema dei contagi oltre al fatto che l’ausl non ha ancora disposto i tamponi.” La Lega chiede l’intervento della Regione col Commissario per risolvere il problema dei contagi ed approntare tutte le misure per salvare le persone ammalate.”
Marzio Pecci capogruppo della Lega in Consiglio Comunale chiede di chiarire le responsabilità.

La cooperativa Cigno da parte sua replica alla Lega. “Gli ospiti attualmente presenti all’interno della struttura sono 40 e 2 i ricoverati in ospedale – scrive in una nota il cda della cooperativa – . Tutti gli ospiti che presentavano sintomi hanno eseguito il tampone, l’8 aprile la cooperativa ha formalmente richiesto all’ufficio igiene di sottoporre tutti gli ospiti a tampone. Ad oggi gli ospiti della struttura contagiati sono 6, di cui 4 identificati il 12 aprile, quelli negativi 9. Gli altri anziani presenti in struttura che non presentano sintomi e devono ancora effettuare il tampone sono 27. Purtroppo risultano deceduti per il virus accertato 5 persone”.

Il cigno precisa che «fin dal 24 febbraio la struttura di San Fortunato è stata chiusa ai visitatori.

Anche l’Ausl Romagna chiarisce gli interventi fatti: “non appena venuti a conoscenza dei primi casi di positività nella struttura, il 19 marzo siamo intervenuti con l’indagine epidemiologica, e successivamente con i tamponi e la sorveglianza attiva di operatori e ospiti”.

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