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Rimini, CGIL: “Il lavoro nel mondo sportivo dilettantistico va regolamentato”

Il 28 febbraio 2021 scadono i termini affinché il Governo possa approvare il decreto attuativo della Legge sullo Sport L.86/2019.  Ma il Governo Draghi non ha istituito un Ministero dello Sport e la delega per questa materia difficilmente potrà essere attribuita in tempo utile. 

La legge – scrivono in un comunicato Alessandra Gori, segretario Generale NIDIL CGIL Rimini e Isabella Pavolucci, segretario Generale CGIL Rimini  che per CGIL CISL UIL presenta comunque varie criticità, a meno di una proroga rischia di naufragare del tutto, a discapito dello Sport, in particolare quello dilettantistico, e dei diritti di chi vi lavora.

In questi anni, nel territorio di Rimini, di Sport  si è parlato tanto ma solo in termini di evento dimenticando che dietro le immagini patinate c’è tanto lavoro, spesso precario. 

Tra l’altro, allo stato attuale, mancano anche dei dati aggiornati sulla composizione del settore. Gli ultimi dati disponibili del CONI Emilia Romagna sono del 2016 e indicano un numero di tesserati in regione pari a 385.360 e circa 4.750 Società sportive. Manca però il sottobosco dell’irregolarità che è difficile quantificare.

Molte sono le fragilità evidenziate dalla pandemia, fragilità istituzionali, economiche e sociali e tra queste rientra certamente una categoria di lavoratori totalmente sprovvista di tutele.

Sono le lavoratrici ed i lavoratori dello Sport – prosegue la nota di NIDIL CGIL Rimini  settore che, al pari di molti altri, ha sofferto  la complicata situazione epidemiologica, le chiusure forzate, l’isolamento e il distanziamento e che, senza un intervento delle Organizzazioni sindacali sarebbe rimasto privo anche dei “ristori economici”, a causa dell’assenza di una disciplina legislativa che li qualifichi in modo chiaro come lavoratori subordinati o autonomi. 

E’ così che la mancanza di una disciplina legislativa organica nel settore dello Sport dilettantistico ha favorito nel tempo il proliferare di situazioni di precarietà strutturale e persistente, lavoro spesso sottopagato e lavoro nero, tante volte camuffato con il compenso sportivo forfettario.

Molte componenti del mondo sportivo, quando si solleva il problema della regolarizzazione del lavoro alzano barriere trincerandosi dietro la loro idea di sostenibilità e di equilibrio del sistema. 

Ma qualunque sistema non può essere considerato un corpo estraneo dal contesto socio/giuridico di una collettività. Il mondo sportivo – continua la nota sindacale – dunque  non può essere un sistema a sé, pertanto va regolamentato alla luce delle problematiche che lo affliggono. 

L’attuazione di una legge di Riforma dello Sport rappresenterebbe un primo passo per una qualificazione giuridica di una categoria che sino ad ora è stata sostanzialmente ignorata. Chi lavora nel mondo dello sport, infatti, non ha diritto ad indennità per malattia, infortunio. Non ha diritto a ferie pagate, maternità o pensione. 

NIDIL e CGIL, alle  istituzioni territoriali e regionali, per quanto di loro competenza, chiedono di avviare confronti per dare risposte alle lavoratrici ed ai lavoratori dello Sport, per creare buona occupazione  e buone imprese, nel solco degli impegni sottoscritti nel Patto regionale per il Lavoro e il Clima,  là dove si parla di sviluppo di una “Sport Valley”. 

La legge regionale n.8/2017, che ha introdotto il Piano Triennale dello Sport 2018-2020, ha anche istituito la Conferenza dello Sport, che potrebbe essere un’occasione di confronto e strumento di programmazione anche di lavoro tutelato, con il contributo delle Organizzazioni sindacali.

Chiediamo ai Sindaci ed alla Provincia di Rimini di discutere con le Organizzazioni sindacali le modalità di assegnazione della gestione di impianti sportivi di proprietà  pubblica, nell’ottica di introdurre clausole a tutela della continuità lavorativa. 

Obiettivi perseguibili solo se – concludono Alessandra Gori, segretario                                                                    Generale NIDIL CGIL e Isabella Pavolucci, segretario Generale CGIL Rimini – si pone al centro delle scelte e degli investimenti il tema del lavoro e della sua qualità.

La nostra proposta, già presentata nel Piano del Lavoro 2020 della CGIL di Rimini, tiene insieme progettualità, investimenti, formazione, politiche attive del lavoro anche per il settore dello Sport, temi su cui confrontarsi nell’ambito dell’Agenzia per lo Sviluppo Territoriale”.

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