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Rimini: Confesercenti: “Ordinanza del Comune inaccettabile. Per il delivery verificheremo legittimità”

L’ordinanza balneare del Comune di Rimini è una mera operazione di marketing – dice una nota della Confesercenti provinciale – che non tiene in realtà in considerazione le esigenze degli operatori di spiaggia. Ne verificheremo la legittimità, perché così come è, per chi lavora sull’arenile è inaccettabile ed economicamente insostenibile.

Capiamo perfettamente la finalità di questo provvedimento, che è soprattutto comunicare all’esterno e ai turisti che la spiaggia di Rimini è più sicura ed è aperta dall’alba al tramonto. Ma così si rischia di creare aspettative eccessive agli ospiti e di creare problemi agli operatori.

La prima criticità è quella del distanziamento degli ombrelloni. Come associazione di categoria avevamo proposto una mediazione iniziale di 15 mq. a ombrellone, superficie già superiore a quella di 12 mq indicata dalla Regione Emilia-Romagna, con la possibilità eventualmente di utilizzare la fascia a monte e quella prima della battigia. Il Comune di Rimini con un’impostazione dirigistica ha elevato la quota a 18 mq, con proporzioni diverse dei lati rispetto alle nostre ipotesi. Questo nella pratica significherà per i bagnini perdere in media il 35% degli ombrelloni. E non si capisce come possa trattarsi di un distanziamento per ragioni sanitarie, visto che i 12 mq previsti dalla Regione sarebbero stati già maggiori di quelli indicati a livello nazionale per il contrasto del Covid-19. Allargare l’area per ogni ombrellone dovrebbe essere una possibilità lasciata al singolo operatore e non imposta, visto che alcune zone dell’arenile verranno penalizzate, in particolare a Marina centro dove sono ancora in corso i lavori del waterfront.

La seconda grande criticità è il delivery. Nell’immaginario dell’amministrazione c’è una spiaggia ‘esotica’ dove si cena elegantemente sotto l’ombrellone, ma nella realtà diventerà una consegna veloce di pizze e piadine nel sacchetto e di cibi nella vaschetta. Consegna che è vietata dalla legge, basta consultare l’articolo 19 della legge 173/2005 e il decreto 114/1998: la consegna degli ordini si può fare a domicilio o nei locali in cui il consumatore si trova. Diremmo proprio che la spiaggia non possa ricadere nella fattispecie di domicilio o locale. Non possiamo accettare un delivery aperto a tutti, sarebbe stato molto più semplice e corretto prevedere, come hanno fatto altri Comuni, la possibilità di un accordo fra i bagnini e i ristobar di spiaggia.

 

In definitiva ci sembra sbagliato il ragionamento alla base dell’ordinanza. Si vuole “vendere” una spiaggia come più sicura e aperta fino alle 22 come se fosse l’unico prodotto turistico da offrire, quando la nostra città è ricca di attrattive e di servizi di ristorazione, piadinerie, gelaterie, attività artigianali, attività commerciali e locali in centro e nelle frazioni. E non si danno risposte adeguate sulla sicurezza, dando ai bagnini in pratica il compito di presidiare l’arenile dall’alba a tarda sera: a chi spetterà il compito di controllare gli assembramenti in spiaggia e di invitare gli ospiti ad allontanarsi dopo le 22? Chi controllerà come viene fruita la sera la spiaggia? Davvero pensiamo che gli operatori di spiaggia possano lavorare fino a notte tarda per sanificare le strutture e riaprire poche ore dopo? Da un lato si aumenta il distanziamento, dall’altro si parla già di organizzare la Notte Rosa in spiaggia.

Avremmo voluto un confronto serio – conclude la nota – su questi punti, invece ci troviamo con un’ordinanza nata male che crea solo malcontento fra bagnini e ristobar di spiaggia”.

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