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Rimini: considerazioni a ruota libera sul rientro a scuola a settembre

Diciamolo subito. Al membro del CTS (Comitato Tecnico Scientifico) che ha proposto un metro di distanza tra le rime buccali degli alunni al ritorno a scuola a settembre, andrebbe dato un riconoscimento. Eh si! Perché a noi italiani in fatto di creatività non ci frega nessuno… Mica ci possono dire che in Europa siamo in fondo alla graduatoria sul distanziamento di sicurezza anti-Covid. Cosi come sarebbe accaduto se avessimo stabilito un metro tra banco e banco… Ma, come il latinorum di Don Abbondio, la fregata è nell’aria… Già, ad occhio e croce sono 20 cm in meno. La distanza che separa gli alunni rispetto ai banchi. Un’inezia apparentemente. Ma che fa una differenza non da poco se si moltiplica il numero per gli alunni che compongono una classe. Insomma un’autentica genialata per inserire più alunni nelle aule. Riducendo ulteriormente la soglia di sicurezza. 

Ma, al di là di questo, proviamo a delineare un quadro complessivo delle linee guida licenziate dalla Conferenza Stato- Regioni del 26 giugno, riflettendo su alcuni punti-chiave.

Le risorse

Risulta del tutto evidente che il ritorno a scuola in convivenza con il virus ha un costo rilevante. Dalle risorse umane a quelle materiali. Classi meno numerose e in presenza corrispondono a più docenti e più spazi. Bene, quindi, aver previsto un miliardo di euro in più rispetto ai finanziamenti di poche settimane fa. Basteranno? Questa è una bella domanda. Rispondere significa essere a conoscenza dei costi dei progetti di ogni singolo istituto. Deliberato dal collegio docenti. Ma i docenti sono in ferie. Così come succede ogni estate, le scuole sono chiuse… Come se ne esce? I sindacati, dagli autonomi ai confederali, hanno tuonato su questo punto: le ferie non si toccano. Se di emergenza si trattava e si tratta, allora occorreva e occorre trattare con gli insegnanti e le loro rappresentanze sindacali per arrivare a dei provvedimenti normativi che ne legittimino la fattibilità. Qualcuno ha pensato di farli? No. Meglio uno sciopero (quello dell’8 giugno) per ottenere più risorse, poi si vedrà… Eh no, così non può funzionare… Non tutti i docenti dovrebbero tornare a scuola ovviamente. Ma uno stretto numero, necessario a formare una commissione di lavoro preventivamente legittimata dal mandato del Collegio Docenti, quello si!. Scopo? Elaborare, assieme al Dirigente Scolastico, un piano delle modalità di rientro, a settembre. Il modo migliore per ottemperare le indicazioni contenute nelle linee-guida del Miur. Valorizzando finalmente quell’Autonomia Scolastica assumendosene, come operatori della Scuola, le responsabilità conseguenti. Certo, le responsabilità, parola grossa di questi tempi in cui la colpa è sempre dell’altro, soprattutto se si tratta di rappresentanti della polis. Dopodiché il progetto, con tutte le variabili che la didattica di quella scuola potrebbe suggerire, andrà sottoposto all’approvazione del Collegio Docenti convocato a ridosso del primo settembre. Dal momento che è quella la data in cui realmente la scuola apre con i corsi di recupero che interesseranno un esercito di 600 mila studenti. Un’utopia pensarla così? Non proprio, per più di un motivo. Intanto non poche sono le scuole che già stanno lavorando attorno ad un tavolo con rappresentanti delle Istituzioni territoriali in grado di fornire indicazioni importanti su temi logistici di loro pertinenza (aule, trasporti…). Prendo un esempio, spero tra i tanti, della Regione e del nostro Paese. Quello del Comune di Rimini. Dove l’assessore alla Pubblica Istruzione regolarmente rendiconta sugli incontri ai tavoli di lavoro attivati nelle scuole di pertinenza comunali. Ma al di là di queste lodevoli iniziative, ciò che conta è che le Regioni hanno ottenuto dal Miur (Ministero alla Pubblica Istruzione) l’autorizzazione a istituire tavoli regionali operativi insediati presso gli Uffici Scolastici Regionali (gli ex Provveditorati) per “azioni costanti di monitoraggio e coordinamento” con le Conferenze dei Servizi di Comuni e Province allargate ai D.S.  Il che, tradotto, significa aver creato una rete operativa di collaborazioni capace di affrontare le criticità di spazi, arredi, edilizia e trasporti che ogni singola realtà territoriale evidenzierà nei suoi piani per il rientro. Una cosa va ribadita subito e con forza: gli insegnanti che lavoreranno alle bozze progettuali, mentre i colleghi si godranno le loro vacanze, non potranno certamente essere gratificati con una pacca sulle spalle da questi ultimi al loro rientro. Vanno adeguatamente retribuiti ben al di là della miseria che l’ attuale fondo d’istituto ora prevede!

Concludo segnalando due criticità relative alla “rete” messa in campo e al suo finanziamento. La prima riguarda il mancato coinvolgimento dei rappresentanti territoriali dei servizi sanitari di base nei tavoli regionali e nelle conferenze dei servizi provinciali e comunali. Se ho ben capito i Presidi devono sceglier un medico di famiglia al quale delegare il compito di “assistere” l’intera scuola …Ma dai!!

Seconda: il finanziamento delle  risorse (ancorchè il miliardo sia sufficiente). Due giorni fa Conte, nell’audizione parlamentare in merito. ha risposto in termini molto chiari: niente MES (l’ex fondo salva-stati), ma Recovery Fund (fondo per finanziare la ripresa nei Paesi UE più colpiti dal Covid).

Questa non è come quella del medico di base. E’ peggio!

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