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Rimini: da giovedì in Fiera i Campionati Italiani indoor di tiro con l’arco. Trai protagonisti Eleonora Sarti

Nel febbraio 2020 i Tricolori Indoor a Rimini erano stati l’ultima gara federale disputata nella Penisola prima del lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19, ora la grande famiglia dell’arceria italiana può tornare a godersi un grande evento. L’appuntamento è di nuovo nei padiglioni B5-D5 di RiminiFiera (Entrata Est), teatro da giovedì 11 a domenica 14 marzo della 48esima edizione dei Campionati Italiani indoor di tiro con l’arco.

In gara ci saranno le punte di diamante della Nazionale e tra queste in divisione compound anche Eleonora Sarti, che da queste parti è di casa essendo nata a Cattolica e cresciuta con la famiglia a San Giovanni in Marignano prima di trasferirsi a Bologna per motivi di lavoro e di studio (è iscritta alla facoltà di Psicologia, dopo aver cominciato con Scienze Infermieristiche, poi interrotta a favore di un lavoro part time nel ramo assicurativo). “Non vedo l’ora di tornare sulla linea di tiro e riprovare le tensioni da gara anche per capire a che livello sono dopo questa lunga pausa forzata – ammette Eleonora, nata il 10 marzo 1986 – così come di rivedere tante facce, accomunate da una medesima passione. Anche perché dopo lo slittamento in avanti di un mese dei Campionati abbiamo vissuto questo periodo con la paura che potessero essere annullati, come accaduto per tante competizioni da un anno a questa parte. In una situazione del genere dobbiamo giocoforza vivere alla giornata, non sapendo con esattezza cosa può succedere. Il poter competere per lo scudetto rappresenta insomma un ritorno verso la normalità, comprese le tensioni e l’adrenalina che accompagnano una gara importante come questa, anche se per il momento da disputare a porte chiuse”.

Una sorta di liberazione, insomma, per l’atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre, che si è piazzata terza al 33° Campionato Italiano Indoor Para-Archery disputato sabato e domenica al PalaCalafiore di Reggio Calabria. 

All’inizio dell’emergenza coronavirus, con lo stop all’attività sportiva, mi sono sentita persa, essendo abituata a una vita segnata da continue scadenze fra raduni, gare, trasferte internazionali – confessa una delle stelle della Nazionale para-archery, che dodici mesi fa aveva dovuto rinunciare ai Tricolori indoor riminesi per una competizione a Dubai – Tutto questo si è completamente fermato e io che avevo una giornata piena, scandita da lavoro, allenamenti tecnici e palestra, rientrando a casa in pratica solo per dormire, ho dovuto imparare a stare con me stessa. Quattro mesi da sola non sono stati semplici, mi sono sforzata di non buttarmi giù psicologicamente e a un certo punto ho comprato un paglione e l’ho messo in soggiorno, ho una casa piccola e tiravo a due metri di distanza tutti i giorni, riuscendo a focalizzarmi su piccoli dettagli tecnici che magari quando tiriamo a 18 o 50 metri diamo per scontati. E quando è terminato il lockdown e abbiamo avuto la possibilità di tornare al campo ad allenarci ho continuato la preparazione”. 

Anche perché all’orizzonte si staglia un appuntamento che è poco definire speciale come le Paralimpiadi di Tokyo. A maggior ragione per chi come la Sarti, nata con una malformazione congenita alla mano destra, alla gamba sinistra e ai piedi, vanta un palmares internazionale di tutto rispetto: bronzo mixed team nel 2013 all’esordio ai Mondiali di Bangkok con Alberto Simonelli, replicato nel 2015, aggiungendo il bronzo a squadra femminile e soprattutto il titolo individuale a Donaueschingen,  in Germania, che le vale il pass per Rio 2016, senza dimenticare una fantastica medaglia di bronzo ai Mondiali Indoor di Ankara 2016 fra i normodotati. E poi con il 4° posto ai Mondiali 2019 in Olanda ha conquistato per l’Italia la ‘carta’ per Tokyo. 

So bene che la qualificazione non è nominativa ma del Paese, però lotterò con tutta me stessa per essere selezionata e rappresentare in Giappone il tricolore. Dentro di me ho il desiderio profondo di riscattarmi per la delusione patita in Brasile, alla mia prima Paralimpiade. Non si riesce a descrivere fino in fondo le emozioni che si provano in questo evento, sia nella vita al villaggio che al campo di tiro, del tutto sconosciute prima e che mentalmente non ho saputo gestire, non avendo allora i mezzi per affrontarle nella giusta maniera, in uno sport in cui la componente psicologica incide per l’80%. Ecco perché al ritorno da Rio mi sono iscritta a Psicologia, mossa dall’intenzione di capire che cosa mi aveva bloccato. In questo lasso di tempo attorno a me ho costruito una rete di persone, dal preparatore atletico a quello mentale, oltre al tecnico di tiro, una squadra insomma che mi assiste nel mio percorso. Obiettivi? Io lavoro tutti i giorni per essere competitiva ad alti livelli, per cui vorrei scendere dalla linea di tiro sapendo di aver dato il massimo, orgogliosa di quello che ho fatto, sperando che questo massimo mi consenta di salire sul podio. Certo, non sarebbe male riuscire a farmi un regalino di compleanno ai Campionati Italiani… Ma questo vale poi per i successivi appuntamenti, all’aperto, sulle distanze maggiori. So che ogni gara rappresenterà un esame e intendo arrivarci preparata nel miglior modo possibile per meritarmi la partecipazione a Tokyo”. 

Nella rassegna organizzata dall’Arco Club Riccione in sinergia con il comitato regionale Fitarco sarà venerdì 12 la giornata dedicata al compound, la specialità di Eleonora Sarti, arrivata al tiro con l’arco dopo essersi cimentata in diverse discipline sportive. “Lo sport ha sempre fatto parte della mia vita, fin dai 3 anni quando a causa dei miei problemi fisici mi è stato prescritto dall’ortopedico il nuoto, praticato per qualche anno pure a livello agonistico. La mia famiglia ha sempre cercato di mettermi in mezzo ai bimbi della mia età per non farmi sentire differente dagli altri, per cui ho fatto vela e giocato a pallavolo, quindi mi sono dedicata al basket in carrozzina e sono stata titolare della Nazionale femminile per sette anni, partecipando anche agli Europei di Francoforte nel 2013. Ho provato l’arco su suggerimento di Chiara Barbi, fisioterapista sia della Nazionale di tiro che di basket, e istintivamente non mi è piaciuto. Poi guardando in tv i Mondiali di Torino 2011 che valevano come qualifica per Londra 2012 sono rimasta affascinata dalla sfida tra Elisabetta Mijno, mia attuale compagna di squadra, e un’atleta cinese. Mi ha colpito la tensione palpabile che si percepiva, adrenalina pura. E devo dire che questo sport è una continua scoperta, per riuscire ad arrivare a certi livelli occorre porsi tante domande, con un lavoro interiore su se stessi. Nel tiro con l’arco, insieme alla componente di preparazione fisica e tecnica, gioca un ruolo preponderante quella mentale, che richiede di essere focalizzati al 100% senza potersi concedere cali di attenzioni o men che meno pensare ai rivali in una gara. E’ la straordinaria potenza di questo sport, una costante sfida con se stessi – conclude Eleonora con convinzione – e che aiuta a conoscersi come persona”. 

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