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Rimini. Delitto Olga, minacce al difensore del killer

L’avvocato di Michele Castaldo, l’omicida di Olga Matei, è stata insultata sui social. Monica Castiglioni l’avvocato del Foro di Rimini, si è trovata al centro di una contestazione, di minacce e di insulti da parte per lo più di profili falsi per aver svolto il suo mestiere di difensore di un imputato.

La “colpa” che gli viene attribuita è quella che una donna non può difendere chi ha ucciso un’altra donna. A contribuire alla “gogna mediatica” è stata la sentenza che dimezzato la pena a Castaldo (da 30 anni del primo grado ai 16 anni dell’appello) e una parte delle motivazioni estrapolate dalla sentenza. Infatti lo sconto della pena, sostengono i magistrati è avvenuto per la concessione delle attenuanti generiche ed anche perché “l’assassino agì preda “di una ‘tempesta emotiva’ determinata dalla gelosia”. Questa frase ha conquistato le prime pagine di tutti i quotidiani nazionali e media. Lo stesso ministro Giulia Bongiorno ha commentato la sentenza “in alcuni passaggi mi sembra un ritorno a un passato remoto. Non ho nessuna nostalgia del delitto d’onore e dell’idea della donna come essere inferiore”.

Il clamore mediatico della sentenza ha provocato anche i social e soprattutto gli hater (una persona che esprime odio nei confronti di un determinato soggetto in spazi di discussione pubblica). L’avvocato si riserva eventuali azioni legali. Solidarietà è stata espressa dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Rimini, Roberto Brancaleoni.

Anche l’Associazione Nazionale Magistrati interviene per difendere i giudici che hanno deciso la sentenza. “Per levare il campo dai dubbi, dice l’Anm, “il diritto di critica, anche aspra”, da parte della pubblica opinione è “fermo”. I magistrati esprimono però “l’auspicio che ogni giudizio muova pur sempre da premesse fedeli alla realtà dei fatti”. Ecco perchè “appare pertanto impropria la mistificazione del contenuto del provvedimento in commento svolta da chi ha ritenuto di estrapolare singoli passaggi ed accreditando motivazioni del tutto diverse da quelle costituenti il corpo del provvedimento che si intende criticare”. Si ribadisce, dunque, “la necessità che ogni valutazione poggi sulla corretta rappresentazione dei passaggi tecnici della decisione, per evitare che l’evocazione di conclusioni eccentriche”: l’Anm fa l’esempio della “reintroduzione del delitto d’onore” o “la gelosia come condizione da cui far dipendere la concessione di attenuanti”, cose che in questi giorni sono state dette e attribuite al presidente del collegio giudicante Orazio Pescatore. Queste espressioni, conclude l’Anm, portano a “un clamore ingiustificato, che rischia di delegittimare l’operato dell’autorità giudiziaria, rappresentandolo come arbitrario e misogino”.

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