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Rimini, depressione, ansia e panico. Quei ragazzi in crisi che non vanno più a scuola

Depressione, disturbi d’ansia, attacchi di panico, fobia scolare e fobia. E di qui l’ingresso in un tunnel percepito come senza ritorno malgrado la giovane età e la scelta dolorosa di ritirarsi da scuola o di vivere l’esperienza in preda all’ansia. Li chiamano per questo motivo gli “eremiti sociali”, ragazzi e ragazze spesso tra i 13 e 16 anni che decidono di lasciare la scuola e non per i motivi che molti potrebbero ipotizzare. Spesso questi giovani non hanno un basso rendimento scolastico e non provengono da un contesto familiare difficile. 

A Rimini sono 32, 16 maschi e 16 femmine al netto di un’analisti effettuata in 56 scuole del territorio. Quattro di loro sono iscritti alle scuole medie il resto alle scuole superiori. 

Rimini è la quarta provincia in regione (dopo Bologna, Modena, Reggio Emilia) e la prima in Romagna, per alunni individuati come “eremiti sociali”, come si evidenzia dalla seguente tabella diffusa dal Comune. 

Segnalazioni per provincia e ordine di scuola

Provincia Scuola primaria I Grado II Grado Totale
Bologna 2 22 73 97
Ferrara 0 6 10 16
Forlì-Cesena 1 12 14 27
Modena 15 10 43 68
Parma 1 5 13 19
Piacenza 0 0 9 9
Ravenna 0 6 18 24
Reggio Emilia 1 21 32 54
Rimini 0 4 28 32
Tot 20 86 240 346

Come spiega il Comune di Rimini in una nota, “i dati sul rendimento scolastico confermano che non sono gli alunni con un basso rendimento scolastico quelli che più di frequente manifestano problemi di fobie scolari o sociali. È però vero che le assenze prolungate nel tempo, le ansie e le angosce, le fobie, gli aspetti depressivi, hanno inevitabilmente ricadute anche sul rendimento scolastico, fino all’abbandono degli studi. Dalle informazioni fornite dalle scuole si desume che – a livello regionale – quasi il 67% degli alunni segnalati aveva, precedentemente, un rendimento scolastico da sufficiente a ottimo, mentre 231 allievi avevano un rendimento già insufficiente. Non a caso alcuni insegnanti hanno parlato della “crisi dei ragazzi d’oro”, che vanno in crisi a prescindere dai rendimenti scolastici e, all’improvviso, vogliono scomparire dalla società, sopraffatti dalle pressioni. Le “ragioni” che i ragazzi adducono per il ritiro sociale sono diverse, ma ruotano sempre intorno al timore di fallire, di essere giudicati e derisi, o dal rifiuto di pressioni sociali ritenute eccessive e contrarie ai propri desideri o aspirazioni“.

Rendere la scuola un ambiente sociale e di apprendimento aperto – è il commento di Mattia Morolli, assessore ai servizi educativi del Comune di Rimini – non solo per prevenire e contrastare la dispersione scolastica ma per affrontare anche il disagio dei giovani, favorendone l’inclusione sociale. La paura della propria inadeguatezza ad “abitare” i contesti sociali deve essere affrontata in tutti gli ambienti in cui si manifesta; a scuola, in famiglia, tra amici, nei gruppi sportivi. L’ascolto dei giovani è importante alla pari della loro formazione e valutazione. Per questo sono diverse le scuole di Rimini che hanno già previsto al loro interno uno sportello di consulenza psicologica. Come Comune sosteniamo anche sportelli per l’Orientamento scolastico che, pur non entrando nello specifico di queste problematiche, in qualche modo possono diventarne un osservatorio indiretto. Si tratta di un fenomeno complesso e sfaccettato ancora di difficile definizione e che confina con altri tipi di disturbo o patologie. Di sicuro non possiamo affrontarlo da soli, senza una stretta collaborazione tra scuola, famiglia, realtà sociale del territorio e medici. Come ricorda infatti l’indagine nelle sue conclusioni, “davanti alla porta chiusa dietro cui una vita si annulla e cerca di scomparire, nessuno è autorizzato a lasciar perdere

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