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Rimini, donna dà in escandescenze e aggredisce infermieri al Pronto Soccorso

“Cosa stai facendo? Non spostare niente perché quella è la mia barella!”. Così ieri verso mezzogiorno una donna di 56 anni al Pronto Soccorso dell’Ospedale Infermi di Rimini. E  all’infermiere stupefatto che stava trasportando una novantenne in gravi condizioni dopo un ictus, prima gli insulti  – “Figlio di p…a, s….o! Muori!” . poi gli strattoni e infine lo schiaffo.

Non solo. La donna fuori di se afferrava il palo in alluminio di sostegno della flebo installato sulla barella piegandolo  e rendendolo inutilizzabile. Nel frattempo l’infermiere riusciva a mettere in salvo la paziente anziana nell’area di osservazione per poi andare a farsi medicare (con prognosi di giorni 5).

Intanto, dopo un quarto d’ora, la donna, dopo aver armeggiato all’interno della propria borsa, sbloccava la barella dal suo freno di stazionamento iniziando a spostarla per dirigersi verso l’uscita. E all’infermiera che cercava di calmarla esclamava: “P….a! T…a! B….a! Devi morire!”, lanciandole anche contro una bottiglietta d’acqua, senza per fortuna colpirla, quando l’operatrice l’avvertiva che avrebbe chiamato le Forze dell’Ordine.

Gli agenti di Polizia di servizio all’ospedale hanno così tratto in arresto la donna,  una cittadina italiana originaria di Cagliari ma residente in provincia. E’ stata processata per direttissima questa mattina per resistenza e violenza a Pubblico Ufficiale e danneggiamento aggravato.

Non certo un’esperienza nuova per lei, essendo pluripregiudicata per reati di violenza o minaccia, oltraggio e resistenza a Pubblico Ufficiale, lesioni personali, danneggiamento e interruzione di Pubblico Servizio.

Prima di quest’ultimo episodio, nel pomeriggio del 20 novembre la donna si era presentata in Pronto Soccorso lamentando uno stato depressivo. Già in carico al Sert ed al CSM di Rimini, le veniva riscontrata anamnesi positiva per disturbo da abuso di sostanze e farmaci oppioidi. Poi era tornata il giorno dopo chiedendo che le venisse somministrato un ricostituente e che potesse essere ricoverata. E mentre attendeva il suo turno, ha scateneto il putiferio che le è costato l’ennesimo processo.

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