Home > Ultima ora cronaca > Rimini, “Dovevamo parlare di questioni famigliari” ma non sono nemmeno parenti, denunciati

Rimini, “Dovevamo parlare di questioni famigliari” ma non sono nemmeno parenti, denunciati

A Rimini diminuiscono sensibilmente le sanzioni per chi viene trovato distante da casa senza una valida giustificazione. Ma qualcuno che ancora sfida le misure anti-coronavirus c’è ancora. Tre le denunce degli agenti della Questura di Rimini nella giornata di ieri.

Verso le 16.30 una volante della Polizia ha controllato due uomini, un riminese di 57 anni e un tunisino di 54, che stavano chiacchierando seduti in una macchina parcheggiata in via Mantova, a Rivazzurra. Alla domanda su cosa ci facessero lì, le spiegazioni sono state confuse e contraddittorie. I due hanno detto di aver avuto bisogno di vedersi di persona per discutere di questioni di lavoro e di famiglia. Ma non sono stati in grado di specificare né di quale lavoro, né di quale famiglia, dal momento che non erano neppure lontanamente parenti. Denuncia per entrambi.

Residente sempre in via Mantova, ma bloccato in via Regina Margherita, un ventenne albanese che la stava percorrendo in bicicletta. I ragazzo ha raccontato di essere stato alle poste centrali dell’Arco d’Augusto per effettuare un pagamento. Ma alla richiesta di esibire il bollettino ha cambiati versione, specificando che aveva trovato gli uffici chiusi. Solo che gli agenti hanno subito verificato che quegli sportelli erano invece aperti, mentre il giovane avrebbe potuto trovarne altri in funzione anche molto più vicino a casa sua. Inevitabile la denuncia anche per lui per il reato di cui all’articolo 650 del codice penale.

 

Scroll Up