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Rimini, due educatrici dell’asilo Isola blu: “Ecco come funziona la grande bolla”

I numeri delle sezioni delle scuole di infanzia chiuse cominciano a diminuire e, solo in questa settimana, ne sono rientrate più della metà, assestandosi a poco più di dieci. Una tendenza che dovrebbe essere l’indice di un atteso assestamento dei contagi e di una sua progressiva diminuzione, probabilmente dalla prossima settimana.

Ma i numeri spiegano solo in parte un fenomeno così complesso e impattante, come quello della pandemia sanitaria. In questi mesi, in questi anni, negli uffici dei servizi educativi del Comune di Rimini, nelle stanze del coordinamento pedagogico, e nelle aule degli asili, “hanno capito che ogni storia è diversa e che serviva coraggio e spirito innovativo per affrontare con strumenti nuovi un problema inedito. In mezzo a tanta incertezza c’è stato un obbiettivo chiaro e condiviso: fare tutto il possibile, e anche di più, per tenere aperte le sezioni di infanzia”.

Come informa l’amministrazione comunale, “laddove i numeri tendono ad uniformare e appiattire un fenomeno, il coordinamento pedagogico ha lavorato per diversificare gli approcci, cercando soluzioni innovative in grado di tenere le porte degli asili aperte fino all’ultimo momento disponibile. E ogni volta che una soluzione sembrava finalmente trovata, avere la forza e il coraggio di cambiarla una volta ancora, in base alle notizie che arrivano di ora in ora”. E allora ecco gli amministrativi diventare centralinisti per tenere aperti in tempo reale i contatti con le famiglie, maestre cambiare sede o garantire più turni per sopperire alle assenze delle colleghe contagiate, pedagogiste in servizio sette giorni su sette, per poter continuare a tenere aperte le scuole o risponde ai dubbi e insicurezze dei genitori.

“Un lavoro enorme che – spiega Chiara Bellini, Vicesindaca con delega alle politiche educative del Comune di Rimini – fuori dai riflettori, impegna quotidianamente pedagogiste, maestre, educatrici, personale e funzionari, senza sosta, ormai da mesi. Ogni storia è diversa, e qualcuna, forse, vale la pena di essere raccontata, per provare a guardare la pandemia anche attraverso l’esperienza di chi, ogni giorno, lavora con i nostri bimbi più piccoli. Persone speciali, prima che bravi professionisti, a cui va tutta la mia stima personale e il ringraziamento da parte dell’Amministrazione comunale”.

Tatiana Bruscia e Annalisa Capucci sono due maestre del nido d’infanzia Isola blu, e lavorano in un gruppo di 8 colleghe, per ospitare una quarantina di bimbi compresi tra zero e sei anni.

“Siamo molto unite – spiegano le maestre Bruscia e Capucci – e affiatate, per noi è stato naturale decidere di aiutarci reciprocamente. Ognuna di noi copre come può i buchi dovuti ad esempio alle assenze di chi, per motivi famigliari o di salute suoi, non può lavorare. C’è chi fa ore in più, chi rinuncia ai permessi, chi da disponibilità per fare di tutto, purché la scuola resti aperta”.

Nella pandemia sanitaria è sempre più difficile trovare dei supplenti

“Ne siamo consapevoli – ricordano Bruscia e Capucci – ma non possiamo permettere che i bimbi restino a casa. E allora oggi faccio più ore io, domani tu, l’obbiettivo è mantenere la scuola aperta. Certo ci sono anche i legami a distanza (una sorta di dad per le scuole di infanzia) su cui lavoriamo ma per i bimbi così piccoli il rapporto diretto è insostituibile”.

Cos’è la “grande bolla”?

“Abbiamo scelto di unire sezioni che una volta erano divise, appunto, in bolle diverse, ognuna libera al suo interno ma chiusa nei confronti delle altre. Con i più piccoli, è bene ricordarlo, non si usano mascherine. Noi all’Isola blu abbiamo deciso di farne una unica, la grande bolla appunto, unendo diverse sezioni e più classi di età. In questo modo noi maestre riusciamo a lavorare in maniera più collaborativa e dove non arriva una, ci pensa un’altra. Attenzione però, non è solo una modalità operativa legata alle problematiche sanitarie, a cui comunque sta dimostrando di dare risposte inedite ed efficaci, la grande bolla è una vera e propria scelta pedagogica innovativa”.

E i genitori, non hanno paura?

“Noi non abbiamo paura e lo trasmettiamo anche a loro. La parola che più sentiamo nostra in questo momento è coraggio. Dobbiamo trovarlo in noi e trasmetterlo agli altri, grazie alla forza del gruppo. Certo, i genitori hanno dubbi e timori, questo è normale, ma capiscono che tutte le norme sanitarie sono rispettate al massimo e noi maestre ed educatrici molto unite e convinte. È importante mostrare compattezza e convinzione, questa fa sentire i genitori più tranquilli, e dare risposte certe ai loro dubbi. A loro ricordiamo che la scuola, oggi, è il posto più controllato e sanificato dove stare, e noi abbiamo standard di sicurezza più alti rispetto anche a quelli richiesti per legge”.

Non sentite la stanchezza di tutte queste ore in più, di giornate infinite?

“Lo facciamo con passione, non ci pesa. Anche in famiglia lo sanno e ci sostengono, il nostro non è un lavoro ma una passione in cui crediamo fortemente. Siamo convinte che i bimbi debbano stare a scuola e facciamo di tutto per tenerle aperte. Se non posso io c’è la mia collega, la prossima settimana potrebbe essere il contrario. E poi vediamo le pedagogiste, il coordinamento pedagogico che sette giorni su sette ci rispondono ad ogni ora. Se un genitore viene da noi con un dubbio ci informiamo subito e loro ci aiutano quasi in tempo reale. Sentiamo che tutti stanno facendo di più, e noi facciamo il nostro. E poi i bimbi sono così contenti quando entrano da noi che la stanchezza, anche se c’è, passa subito”.

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