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Rimini: Emma Petitti fa il punto sulle vaccinazioni. “Campagna unica nella storia”

Il momento più critico è passato, stiamo leggermente calando, ma ancora non siamo fuori dal tunnel. Quello che differenzia questa fase dalle precedenti è che adesso abbiamo davanti a noi una campagna vaccinale unica nella storia. Non era mai successo in passato che a un solo anno dalla identificazione del virus ci fosse già un vaccino così efficace. Finalmente possiamo vedere un limite”, è questo il messaggio di speranza inviato ieri dalla Dirigente della Sanità pubblica dell’Ausl Romagna Raffaella Angelini nel corso della diretta Facebook organizzata da Emma Petitti, con la partecipazione anche di Carlo Biagetti, Infettivologo e Responsabile del Rischio infettivo per l’Ausl Romagna. 

Un confronto di oltre un’ora in cui si sono ripercorse le tappe della campagna vaccinale in atto nel nostro territorio, con riferimento, in particolare, agli ultimi aggiornamenti. Filo conduttore della conversazione, una parola d’ordine: velocità. L’obiettivo, come ha spiegato la dottoressa Angelini, è quello di arrivare al 15 aprile avendo vaccinato tutti gli ultra 80enni almeno con una dose.

Accellerare sulla campagna vaccinale e garantire il rispetto dei turni

Quello che ora dobbiamo cercare di fare – ha detto Angelini – è utilizzare al meglio i vaccini che abbiamo, nel tempo più rapido possibile e garantendo il rispetto dei turni, assicurandoci che, per prime, vengano messe in sicurezza le persone che, per età o perché portatori di patologie particolari, sono più a rischio. La campagna è iniziata dagli operatori sanitari proprio per evitare il collasso delle strutture ospedaliere e per rendere il personale disponibile nel momento del bisogno”. 

 

Case di riposo e persone vulnerabili

Ecco dunque alcune delle tappe delle somministrazioni: “Gli ospiti delle Case di riposo sono stati vaccinati e bisogna constatare che, effettivamente, il quadro è cambiato. La situazione adesso è sotto controllo. Sono stati riscontrati comunque rari casi di positività, ma per lo più asintomatici, è molto raro che i pazienti debbano ricorrere alle cure negli ospedali”, spiega la dirigente della Sanità pubblica dell’Ausl. 

Inoltre, in queste settimane, stanno procedendo le somministrazioni rivolte alle persone estremamente vulnerabili. “Di queste – aggiunge Angelini –, ne sono state vaccinate circa 20 mila. Proseguono contestualmente le vaccinazioni per chi ha più di 75 anni e da lunedì prossimo, 12 aprile, partiranno anche quelle per la fascia 70-74. La campagna si sta dipanando, la situazione è di settimana in settimana in progressione, però sono ottimista sul fatto che, se arriveranno più vaccini, anche grazie al contributo dei medici di medicina generale e di tutte le altre organizzazioni coinvolte dal Generale Figliuolo, dovremmo uscire dalla situazione di emergenza nell’arco di qualche mese”.

 

Sanità pubblica territoriale

Spazio poi alla riflessione di Emma Petitti, organizzatrice dell’incontro, che ha aperto una parentesi sull’importanza di avere una sanità pubblica a forte valenza territoriale. “Penso che la situazione pandemica abbia acceso i fari sulla necessità di lavorare di più “su” e “con” il territorio. L’assistenza territoriale, come mostrano i dati, è stata decisiva nella gestione della pandemia, come è possibile notare dal confronto tra le Regioni più colpite. Si è trattato di un fattore determinante che ha contribuito ad alleggerire la pressione sugli ospedali e che in questa fase è doppiamente fondamentale anche per quanto riguarda il contrasto di altre patologie slegate dal Covid. L’epidemia ha messo in luce ancora più chiaramente la preminenza della medicina territoriale quale perno del sistema salute. Finita l’emergenza, oltre ad accantonare una volta per tutte la stagione dei tagli alla sanità pubblica, va portato avanti un grosso lavoro di investimento sul concetto di prossimità, indispensabile per rispondere ai bisogni delle persone più deboli e anziane. In questo senso, anche una spinta sulla tecnologia può risultare estremamente utile, soprattutto per il miglioramento della relazione con il paziente e l’erogazione dei servizi”.

L’infettivologo Carlo Biagetti, riprendendo le considerazioni della Petitti, ha ribadito la centralità di una integrazione e un coordinamento tra la medicina del territorio e gli ospedali, anche alla luce del programma riguardante le nuove terapie monoclonali, la cui procedura richiede un forte lavoro di squadra tra le diverse energie professionali, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale che intercettano e indirizzano il paziente.

 

La terza ondata

Biagetti, nel suo intervento, ha tracciato un quadro della terza ondata: “circa il 5% di chi prende l’infezione ha necessità di essere ospedalizzato. Una percentuale ancora più bassa va in terapia intensiva. Le cose vanno meglio, ma con un po’ di latenza. Inizia a ridursi la pressione sugli ospedali, ma siamo ancora al di sopra del picco della seconda ondata. Adesso come adesso, per quanto riguarda le terapie intensive, la situazione è migliorata, ma parliamo ancora di 264 persone ricoverate nelle terapie intensive della Regione, ovvero numeri associati al picco della seconda ondata. Inoltre con il dilagare della variante inglese, abbiamo riscontrato un abbassamento dell’età, anche tanti giovani sono dovuti ricorrere all’ospedale”.  

 

Cure monoclonali

Un passaggio anche sugli anticorpi monoclonali, una nuova arma contro il virus destinata alla persone con sintomi lievi o moderati ma che presentano fattori di rischio, quali obesità, problemi di diabete, patologie renali o un sistema immunitario alterato. Questi anticorpi, ha detto Biagetti, “sono creati in laboratorio e vengono somministrati al paziente nei primissimi giorni di malattia quando l’organismo non è ancora in grado di produrre una propria risposta immunitaria. La Regione Emilia-Romagna, tra le prime in Italia, ha prodotto un documento per la loro somministrazione. L’autorizzazione è però temporanea perché i dati a favore della ‘letteratura’ di questi anticorpi non sono così solidi come quelli per la vaccinazione. E’ un meccanismo di stato emergenziale. In futuro, mi auguro possano arrivare monoclonali più semplici da somministrare”. Lo scopo è appunto evitare il ricorso all’ospedale per questi pazienti ma, come ha sottolineato Biagetti, l’arma principale e più efficace, ad oggi, rimane il vaccino. 

 

Efficacia dei vaccini e copertura

Focus poi sull’efficacia dei vaccini. “Ci tengo a precisare – ha detto l’infettivologo riminese – che le percentuali che leggiamo sui vaccini si riferiscono alla malattia lieve da Covid, quindi significa che il 70-95% delle persone che li ricevono non presentano neanche la febbre, il che è un obiettivo molto ambizioso. Per quanto riguarda l’insorgere di malattie gravi, per tutti i vaccini disponibili in Italia, le percentuali sono ancora più alte, vicine al 100%. Vuol dire che non ci sarà più bisogno dell’ospedale. Un risultato straordinario”. 

 

Casi di positività nelle CRA

Notizie positive anche sul fronte delle CRA. “Anche laddove stiamo riscontrando persone positive nonostante i vaccini, i dati ci dicono sempre di più, che hanno delle cariche virali così basse che nella maggior parte dei casi non sono contagiosi”. 

 

Variante inglese

Durante la diretta si è poi parlato della variante inglese che, come sappiamo, è stata purtroppo la protagonista di questa ondata. Come ha spiegato Biagetti, ormai i casi sono quasi completamente di variante inglese, che ha una letalità e contagiosità maggiore, ma è comunque coperta dal vaccino. Il virus originario ormai occupa una fetta molto ridotta. La dottoressa Angelini ha ricordato che si è diffusa prevalentemente tra le fasce di età più bassa della popolazione, aspetto che ha inciso anche su un aumento dei contagi e dei focolai dopo le vacanze natalizie, comprese le scuole. Per arginare il proliferarsi della variante, è stato necessario un rafforzamento del tracciamento e un rinforzamento della quarantena, che è passata dai 10 ai 14 giorni, e ha richiesto il tampone molecolare, il più sicuro. 

 

Vaccini a domicilio

Tasto un po’ dolente quello delle vaccinazioni domiciliari. Come ha detto Angelini, l’Ausl ha richiesto ai medici di medicina generale di segnalare i casi di coloro che non possono recarsi in un centro vaccinale e necessitano dunque di un supporto. Le richieste per il territorio di Rimini sono molto alte (2500). Trattandosi di un metodo più lento e che necessita di una equipe più numerosa di personale rispetto alle vaccinazioni ordinarie, la conseguenza è quella di una dilatazione dei tempi della campagna.

 

Non avere paura

Prima di conclude, Angelini ci ha poi tenuto a rivolgere un messaggio agli ascoltatori: “Non dobbiamo avere paura del vaccino quando il telegiornale, tutti i giorni, ci snocciola purtroppo dai 400 ai 500 casi di morte in Italia. Stiamo parlando di una campagna che avviene mentre galoppa una epidemia. Non dobbiamo temere il vaccino. Manteniamo comportamenti corretti e vacciniamoci quando è il nostro turno”. 

 

Abbiamo bisogno delle dosi

Infine, Emma Petitti. “La nostra priorità è sostenere e vaccinare anzitutto i cittadini più deboli e più fragili. Così si sta facendo e così si farà. È la risposta più equa da dare per rispondere alle nostre comunità. Vaccinare il più possibile, nei tempi più celeri, e intanto rispettare tutte le cautele del caso. Perché solo attraverso una velocizzazione delle somministrazioni possiamo ripartire e tornare a immaginare di crescere, dando respiro anche alla nostra economia, alle nostre imprese e alle famiglie. Alla luce di ciò è fondamentale insistere perché ci arrivino le dosi che ci spettano”.

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