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Intasca 3 milioni di ristori non dovuti, sequestro record a Rimini

Nei giorni scorsi i Finanzieri del Comando Provinciale di Rimini hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Rimini, per un importo di circa 3 milioni di euro su conti correnti societari ritenuti, allo stato dell’indagine, il profitto illecito del reato di indebita percezione in quanto somme ottenute mediante un finanziamento garantito dallo Stato e rientrante nelle misure urgenti di sostegno all’economia adottate con il D.L. 23/2020 (cd. Decreto Liquidità). Si tratta del sequestro più alto in Italia nell’ambito del decreto liquidità.

In particolare, all’esito di un’articolata attività di selezione dei soggetti beneficiari di finanziamento garantiti dal Fondo di Garanzia per le PMI gestito da Mediocredito Centrale, gli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno individuato una società che aveva ottenuto, a luglio 2020, la somma, poi sequestrata, dichiarando che l’attività esercitata era stata sospesa a causa della pandemia. Al contrario, trattandosi di un’agenzia di recupero crediti, la società aveva potuto legittimamente operare durante il periodo della pandemia. 

Nel corso delle articolate investigazioni è stato anche valorizzato il contenuto di alcune segnalazioni per operazioni sospette, patrimonio informativo di estrema utilità. 

L’amministratore – un 38enne di Rimini – era stato deferito all’A.G. per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche che prevede la reclusione fino a 3 anni. 

Il fondo è stato previsto dalla L. 662/1996 e potenziato dal D.L. 23/2020 per sostenere le imprese che versavano in difficoltà economica a seguito della sospensione delle attività per la pandemia derivata dalla diffusione del COVID-19. Con tale misura lo Stato garantisce i finanziamenti erogati dagli istituti di credito superando le difficoltà di accesso al credito. Di fatto, con tale soluzione le imprese hanno avuto la possibilità di accedere al credito a condizioni non ordinarie di mercato, poiché gli istituti eroganti non hanno dovuto valutare il merito creditizio limitandosi ad un riscontro formale dei requisiti previsti, atteso che lo Stato, attraverso la dotazione assegnata al fondo, si è assunto il rischio del mancato rientro dei capitali.

Nell’attuale periodo storico, caratterizzato dalla grave crisi economica in cui versa il sistema economico del Paese a seguito delle restrizioni imposte dalla necessità di contrastare la pandemia da Covid-19, l’attività di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza è costantemente orientata prevalentemente al contrasto delle condotte illecite e fraudolente e a tutti i casi di indebita percezione delle risorse pubbliche, al fine di assicurare che le erogazioni dello Stato siano realmente destinate alle famiglie e alle imprese che versano in un reale stato di necessità.

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