Home > Economia > Rimini, i “pirati” del Bounty non pretendono il contante: “Abbiano 8 POS, basta pagare”

Rimini, i “pirati” del Bounty non pretendono il contante: “Abbiano 8 POS, basta pagare”

“In questo locale si accettano tutte le carte e bancomat anche per piccole transazioni (1€!) l’importante è pagare. P.S. Abbiamo 8 POS!”: è il cartello che si legge sul portone del Bounty di Rimini. Dove sventola il Jolly Roger dei pirati, ma il forziere pieno di denaro sonante non è fra le priorità.

“Abbiamo voluto traquillizzare la nostra clientela – spiega il il titolare del pub-ristorante, Giuliano Lanzetti – e dare un segnale in cui alcuni locali stanno facendo il contrario, avvisando che per certe cifre accettano solo i contanti. Noi non la vediamo così, non intendiamo discriminare nessuno”.

Ma per gli esercenti il pagamento col POS non è un peso? “Certo, ci sono le commissioni e i POS vengono affittati dalle banche con relaticìvi costi. Inoltre il pagamento elettronico richiede più tempo, specie se c’è da firmare e controllare i documenti. Anche se noi abbiamo 8 POS, inevitabile che in certi orari si formi una fila. E nemmeno dal punto di vista della sicurezza la carta di credito è un vantaggio; o meglio, lo è certamente per il cliente che non deve portare con se troppo denaro, ma non per noi esercenti, che subiano la maggior parte delle truffe proprio con la carta di credito. Poi il pagamento elettonico può subire delle interruzioni; per esempio gli aggiornamenti dei server delle banche avvengono per lo oiù di notte, ma per noi è ora di punta. E se qualcuno non ha soldi? Non tutti il giorno dopo si presentano per saldare”.

E nonostante tutto ciò siete disposti a rinunciare al contante? “La nostra priorità resta dare il miglior servizio possibile, dare un segnale di accoglienza. Nonostante tutti gli svantaggi, non crediamo che il mondo si possa fermare. Ormai i pagamenti elettronici sono più del 50% dei nostri incassi. La carta la usano tutti, non è questione di età. Il nostro locale è frequenato da moltissme famiglie e gente matura ma le percentuali non cambiano”.

Vuole essere anche un segnale politico? “Alla politica vorremmo chiedere di intervenire semmai sui costi bancari. Potrebbero anche essere spostati almeno in parte sul cliente, come avviene già quando facciamo un bonifico, per esempio. Ma soprattutto, senza una regolamentazione non possiamo nemmeno sentirci sicuri da aumenti improvvisi delle spese da parte delle banche. Poi ci sarebbe la questione delle mance: con i pagamenti elettronici sono milioni e milioni di euro che in Italia vengono meno. E anche se un cliente volesse aggiungere qualcosa al conto, oggi non abbiamo la possibilità di scorporare la sua mancia. Non ci sono delle regole: in finanziaria c’è un provvedimento che riguarda la detassazione delle mance, ma non dice nulla su come fare, come inquadrarle in contabilità; speriamo sia un inizio”.

Ultimi Articoli

Scroll Up