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Rimini, Gnassi: “Integrazione nomadi in questo Paese ipocrita richiederà generazioni”

È stato il processo per il superamento del campo di via Islanda il principale argomento di dibattito e confronto dell’ultima seduta di Consiglio Comunale, concluso con l’approvazione pressoché unanime dell’ordine del giorno presentato dalla maggioranza (28 voti favorevoli, 1 voto contrario e 1 astenuto). Il Consiglio, recependo le indicazioni della Legge regionale, dà quindi mandato all’Amministrazione di avviare il percorso di uscita delle famiglie di etnia sinta dal campo di via Islanda, attraverso l’inserimento dei nuclei in soluzioni di cosiddetta ‘emergenza abitativa’. Una soluzione che va quindi a sostituirsi alla collocazione delle famiglie in microaree pubbliche, soluzione ipotizzata e vagliata dall’Amministrazione e oggetto di confronto con le parti politiche e con il territorio.

“Di questa vicenda, sotto gli occhi di tutti ma non sanata dagli anni Ottanta in poi, in pochissimi, al di là dell’Amministrazione, del Consiglio Comunale, se ne sono occupati nei percorsi amministrativi. Questo per cercare una soluzione possibile – ha sottolineato il sindaco Andrea Gnassi nel suo intervento in consiglio –. Abbiamo affrontato una questione delicata e oggettivamente complicata, oltretutto in un contesto socio-culturale sempre più sfrangiato e diffidente e in un momento storico che alimenta esclusione. Un tema che ha a che fare con sensibilità diverse e che si cala in una società che è un corpo fluido, immersa in processi che cambiano in continuazione. Possiamo programmare qualche centinaio di milioni di euro di investimenti per consolidare il nostro padiglione fieristico, poi arriva il Covid e cosa facciamo? Oggi Ieg sta riprogrammando il piano di investimenti immaginato prima della pandemia. Lo stesso avviene ancora di più con il sociale, con le risposte ai bisogni primari delle persone, un quadro in evoluzione a ogni istante.  Non abbiamo mollato la presa, anche se per convenienza avremmo potuto farlo. E responsabilmente non lo facciamo anche ora, impegnati come siamo tra ricerca di intubatori e di ristori per sostenere quelle persone che si trovano in maniera inaspettata in situazione di marginalità. Abbiamo proposto e ascoltato, che non significa fare marcia indietro perché l’obiettivo è sempre rimasto intatto”.    

“Il piano di superamento di via Islanda aveva come obiettivo innescare un processo. Esplorare ogni possibilità – microaree, inserimento in alloggi Erp, contributi per soluzioni abitative autonome – verificarle nella sua aderenza alla realtà, alla società, al territorio: questo è stato il nostro compito, in linea con le indicazioni dell’Unione Europea e il dettato della Regione Emilia Romagna. Individuare soluzioni e come farle atterrare in una società che non è un corpo morto, in un quadro normativo incerto, contradditorio e ipocrita. Il tema è l’avvio di un processo rivolto a nuclei di etnia sinti e rom per l’inserimento sociale volto a riconoscere la peculiarità di uno status riconosciuto dalle norme, a superare le condizioni di estrema povertà, a trovare un equilibrio per avere il massimo rispetto delle leggi e delle prassi di convivenza civile tra queste comunità e il resto dei cittadini. Un equilibrio tutto da ricercare, da costruire. Ed è un processo che richiederà generazioni perché sia compiuto, ci vorrà del tempo. Un percorso difficile anche perché il nostro è un Paese ipocrita che, vedasi l’esempio della prostituzione, sulle questioni più delicate decide di non decidere, decide di non normare. Tenere la barra in questo contesto fluido, in un momento storico come quello che stiamo attraversando, in un Paese che non norma, è una scelta importante.   

Quattro anni fa ci siamo buttati con la volontà di risolvere la vergogna di via Islanda e lo abbiamo fatto senza alcuna ipocrisia e senza rete. Siccome spesso alla politica viene rimproverata ogni cosa da parte della società ‘buona’ contro la politica ‘cattiva’, io dico che in questo caso la politica ci ha messo la faccia, trovando come sponda molto spesso anche solo un mare di silenzio, anche da parte di chi, a tutti i livelli e in contesti diversi, doveva quanto meno affiancare chi portava avanti per principio e valori un programma volto all’integrazione.    

E’ un processo avviato in un silenzio assordante, in mezzo alle proteste e alle paure delle persone e anche, in una prima fase, con una strumentalizzazione di chi ha voluto giocarsi su questa vicenda una partita politica. Abbiamo esplorato tutti gli strumenti che ci erano messi a disposizione dalla legge regionale, che ha avuto il merito, se non altro, di non ignorare il tema e di dare la possibilità di aprire un percorso. Abbiamo cercato un possibile punto di equilibrio che poteva essere un punto di deflagrazione.   

La delibera del 2016 ha innescato il processo, ci ha dato la possibilità di cercare delle risorse. Il dispositivo della delibera del 2018 diceva di “esplorare l’intera pluralità di soluzioni e percorsi alternativi”. E questo abbiamo fatto: abbiamo misurato le proposte, abbiamo valutato la sostenibilità dal punto di vista economico e di tenuta sociale. Siamo andati ad assorbire alcune situazioni nelle case popolari e via via definendo una soluzione possibile alla luce- e questo è bene non dimenticarlo- della reazione di aree della città. Abbiamo ascoltato, abbiamo tentato di attraverso un lavoro chirurgico, di mettere in campo le soluzioni migliori.    

Io parto dal principio del rispetto delle regole, rifiuto un approccio unidimensionalmente compassionevole. La solidarietà esiste se è esigente, si fonda su un contratto sociale, su un diritto che è riconosciuto perché c’è un dovere che è esercitato. Su queste regole di fonda la comunità e questo processo lo devono affrontare tutti.    

Oggi siamo all’inizio di un altro tempo di questo processo, un tempo sfidante, che si basa sulla solidarietà esigente, sull’affermazione delle regole, sulla responsabilità istituzionale e su una comunità partecipe. Tutti i pezzi di comunità. Il tema dell’integrazione dei nomadi resta un tabù per tanti, troppi, e spesso la sensazione nostra è stata quella della solitudine, dell’esse lasciati soli in questo percorso che per la prima volta ha deciso di non voltare la testa dall’altra parte.    

Ringrazio il lavoro non semplice che ha fatto maggioranza: abbiamo discusso tantissimo, trasversalmente, è stato un processo complesso, coraggioso. Rimini è una città che ha il dovere di guardare a tutti i figli e i membri della sua comunità,  quelli che inciampano nella vita, a quelli che sono ai margini.  Penso sia una via seria e, in questi tempi, una scelta molto alta dal punto di vista del valore e del significato amministrativo delle soluzioni proposte”.   

“È stato un dibattito molto corretto, è la prima volta che riusciamo a parlare di questo argomento così complesso nei toni adeguati – ha sottolineato il vicesindaco Gloria Lisi – Questa Amministrazione ha avuto il coraggio di metterci faccia e cuore per risolvere una questione che era sotto gli occhi di tutti. Via Islanda è un parcheggio, non è un campo autorizzato, con tutte le problematiche di sicurezza che abbiamo nel tempo dovuto affrontare.  Una situazione di totale abuso sotto tutti gli aspetti, iniziando quello urbanistico. In questi anni il Sindaco si è espresso pubblicamente, la Giunta e i consiglieri hanno affrontato dibattiti pubblici impegnativi. Abbiamo continuato a lavorare, siamo andati sul campo. Abbiamo lavorato per supportare interventi di scolarizzazione dei bambini e per iniziare l’inserimento di famiglie nelle soluzioni abitative, togliendoli dal degrado. Siamo partiti da una situazione che vedeva in via Islanda 37 rumeni e 46 italiani sinti, oggi sono presenti 22 rumeni e 25 italiani sinti. Siamo passati da 83 persone a 47, famiglie che hanno iniziato percorsi di integrazione e seguite dai servizi sociali per l’ingresso nelle abitazioni. Credo che l’Amministrazione dovrebbe andare fiera anche se anche solo una persona fosse uscita da quel campo, soprattutto se si fosse trattato di un bambino. Questa è la prospettiva: dare l’opportunità di una vita migliore per le famiglie per uscire da quello che non è un campo. ma una vergogna di tutta la città”.  

Sullo stesso argomento è stata respinta la mozione proposta dal consigliere Gioenzo Renzi (18 voti contrari e 11 favorevoli).

Fra i consiglieri comunali, il primo commento è quello di Enrico Piccari, capogruppo del PD: “Mettere la parola fine alla vicenda del campo di Via Islanda è una priorità di questa maggioranza. Abbiamo deciso di affrontare una situazione di profonda insicurezza e degrado prendendo un forte e chiaro impegno con i cittadini: il campo di Via Islanda va chiuso, perché per troppo tempo si era tollerato quel luogo di illegalità e insicurezza nella nostra città. Per fare questo abbiamo iniziato un iter di discussione e confronto difficile, che ci ha portato prima a vagliare il percorso previsto dalla legge regionale, che prevedeva la creazione temporanea di microaree per cinque anni per poi approdare all’integrazione in case tradizionali”.

“Di fronte al prolungarsi dei tempi di realizzazione del progetto e tenuto conto di un contesto locale e nazionale sfavorevole a questo tipo di soluzioni, abbiamo deciso di rimettere in discussione quella scelta per giungere direttamente alla fine del percorso: l’inserimento delle famiglie sinte in soluzioni di emergenza abitativa, ovvero appartamenti, con il coinvolgimento di Acer nella messa a disposizione degli alloggi”.

“Non si è mai parlato di superamento di graduatorie o di prevaricamento dei diritti di altri, ma di una scelta che ci permetterà di fornire una situazione abitativa a tempo determinato, a fronte della chiusura del campo. Questa scelta ieri sera è stata condivisa dalla quasi totalità del Consiglio Comunale, che ha approvato l’ordine del giorno proposto da me e dal collega Muratori. Una scelta necessaria e condivisa, che è fondamentale per rispondere a quella che è l’unica vera necessità urgente, chiudere il campo di via Islanda. Arrivati ad un certo punto bisognava mettere da parte le polemiche, i ruoli di minoranza e maggioranza, per dare una risposta concreta e definitiva ad una situazione problematica che la cittadinanza ci chiede di risolvere. Questo ieri è stato capito dall’intero Consiglio Comunale, segno che ora la priorità condivisa è procedere velocemente e chiudere questo triste capitolo per la nostra città”.

“Il campo verrà chiuso, tutti gli occupanti verranno allontanati, verrà ripristinata la legalità e si monitorerà perchè ciò non possa più accadere, ne lì ne in altri luoghi della città”, conclude Piccari.

Il consiglio ha inoltre approvato (18 voti favorevoli e 13 contrari) l’ultima importante variazione di bilancio 2020/2022, che prevede investimenti in manutenzione delle strade, interventi sulle scuole e riqualificazione degli impianti sportivi, finanziati anche attraverso i circa 5,2 milioni di contributi statali destinati a Rimini in quanto tra le zone maggiormente colpite dalla prima ondata dell’epidemia da Covid-19. Previsti lavori di risanamento e conservazione delle strade per circa un milione e mezzo di euro e 1,2 milioni dedicati a manutenzione, accessibilità e interventi strutturali delle scuole. Altra voce rilevante sul fronte della parte straordinaria è quella dedicata all’impiantistica sportiva, con 200mila euro dedicati allo stadio del baseball e 715 mila euro per la Palestra Montessori.

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