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Rimini, il medico di famiglia in prima linea: “Almeno sono sparite ansie e depressioni”

Corrado Paolizzi è uno dei tanti medici di base che in questi giorni stanno affrontando l’emergenza del coronavirus. E’ un dottore di Rimini che preferisce ancora farsi chiamare e’ dutor dla mutua. E che in questa intervista racconta come sta vivendo questi giorni dal suo ambulatorio e come li vivono i suoi pazienti. Con molte informazioni e consigli utili.

Dott. Paolizzi lei è un medico di base impegnato in un quartiere densamente popolato di Rimini. In queste settimane di emergenza coronavirus in quale percentuali sono aumentate le richieste di visite da parte dei suoi pazienti?

«Richieste di visite domiciliari, sono diminuite quelle per sintomi riferibili a bronchiti o sindromi parainfluenzali, direi quasi azzerate. Costanti le altre (coliche, vertigini, ecc.). In ambulatorio le persone accedono solamente per problematiche non procrastinabili. Sembrano scomparse le sintomatologie riferibili ad ansia o depressione. Tranne rarissimi casi, tutte le persone che ho visto in ambulatorio, meritavano davvero di essere viste e visitate».

Ha diagnosticato qualche caso sospetto? Sospetto poi confermato?

«Personalmente due o tre casi sospetti, poi nessuno confermato».

Nel caso di pazienti sospetti che procedura viene attivata?

«Tutti i casi evocativi di possibile contagio, li ho invitati a contattare il numero messo a disposizione dalla nostra AUSL qui a Rimini perché appunto con sintomi sfumati, ma evocativi.  Mi permetto di ricordare che se compare la dispnea (fatica a respirare) il Paziente deve chiamare il 118. Attivata così la AUSL si crea un percorso protetto che evita il contatto dei pazienti sospetti con altri servizi sanitari contattati semmai erroneamente.
Voglio sottolineare che la Direzione della nostra AUSL qui a Rimini è concretamente impegnata a supportare noi Medici di famiglia e la struttura ospedaliera che veramente è sottoposta ad uno stress test.
Certamente il governo centrale invece si è dimostrato impreparato senza una visione di prospettiva e a 360°.
In 24/48 ore si è passati dal “tutto sotto controllo” alla emergenza imprevista.
E sì che esperti come Burioni avevano suggerito un altro atteggiamento.
La vicenda mascherine è emblematica. Lasciare la AUSL quasi senza presidii per noi medici mi parrebbe motivo valido per prendersi una pausa di riflessione. Ecco perché la nostra AUSL va ancora di più elogiata per lo sforzo quotidiano che mette in campo per tentare di farci lavorare in sicurezza».

Quali sono le richieste più comuni che le fanno i suoi mutuati?

«Se le mascherine proteggono davvero.
Se passando in treno attraverso una città si è diventati automaticamente a rischio; a questa curiosità spesso segue la richiesta incongrua di un certificato per astensione dal lavoro.
Altra domanda riguarda il futuro e come andrà a finire.
Compito del medico è anche rassicurare scientificamente i propri assistiti.  La paura è deleteria, ma la faciloneria può essere molto pericolosa».

Ci sono delle regole particolari per accedere al suo ambulatorio?

«I miei Pazienti li ho tormentati di messaggi affinché non venissero in ambulatorio per problematiche procrastinabili.  Uso moltissimo l’orario con appuntamento al fine di non formare assembramenti in sala di attesa.  Uso molto anche lo strumento elettronico ossia messaggistica e fascicolo sanitario elettronico. Secondo me anche questo è uno dei motivi per cui assisto ad un numero di accessi ambulatoriali congruo con il criterio di precauzione da addottare in questi frangenti».

Quante chiamate o richieste di chiarimenti o rassicurazioni riceve ogni giorno?

«Sono aumentate molto le telefonate con richieste di chiarimenti. Aumentati a dismisura i messaggi (sms, whatsapp ed email) con richieste di duplicazione di terapie croniche. E ancora, consigli pratici su come affrontare il momento, farmi visionare esami o referti di visite specialistiche. Se in un periodo normale si poteva attestare in circa 45/50 messaggi al giorno, attualmente il dato è più che raddoppiato siamo a circa 110/120 messaggi al giorno. Tale risultanza è concorde con l’esperienza degli altri colleghi “massimalisti” del mio nucleo. Posso affermare che circa 30 è il numero di messaggi quotidiani che ricevo con richieste di rassicurazioni o chiarimenti».

Ultima domanda, che può sembrare fuori tema, ma in realtà non lo è: quanti suoi mutuati hanno attivato il Fascicolo Sanitario Elettronico?

«Io ho circa il 30% di persone che l’hanno attivato, ma lo usa regolarmente una percentuale inferiore, purtroppo. Sono circa due anni che ne stimolo l’attivazione, anche perché è semplice se fatta dal Medico di famiglia».

Che vantaggi ci sarebbero per il medico ed il mutuato?

«Con il fascicolo sanitario elettronico (FSE) il medico prescrive ed il Paziente si trova sul proprio computer le ricette per esami, farmaci (di fascia A ossia quelli “con la mutua”) e specialistica, anche solo contattando il proprio MMG (medico di medicina generale). A quel punto il cittadino con il telefonino o con il cartaceo che si sarà stampato a casa propria , potrà andare in farmacia , al CUP (fisico o telefonico) o potrà prenotare e pagare direttamente con carta di credito gli accertamenti prescritti. I referti gli arriveranno direttamente sul proprio fascicolo. Direi un gran vantaggio in termini di tempo e, come insegna questa emergenza, anche in sicurezza. Ovviamente il FSE non vicaria la visita medica ed il rapporto medico/paziente».

Dopo aver risposto alle nostre domande, il dottor Paolizzi ha aggiunto alcune sue considerazioni:

Tutti i mali non vengono per nuocere.
Innanzi a tutto spero che abbia insegnato a chi governa la sanità italiana che bisogna avere uno sguardo prospettico e non miope.
Ha fatto riscoprire a molti, seppur forzatamente, la bellezza di una passeggiata al mare senza per forza chiudersi in luoghi chiusi. 

A molti cittadini credo abbia fatto conoscere l’artico 33 della Convenzione, ossia la legge dello Stato che governa il lavoro del medico; questo articolo dice in pratica che le visite domiciliari sono solamente per i pazienti intrasportabili. Intrasportabile non è la persona con la tosse o con la febbre, ma quella aletatta (demenza, gravi fratture, gravi malattie neurologiche). Intrasportabile non è il paziente che necessita del certificato di malattia.
A noi medici che abbia insegnato come si affronta e che parole dire in caso di emergenza sanitaria, oltre il fatto che la stessa Convenzione prevede che preferibilmente il medico in ambulatorio debba visitare su appuntamento, segno che la Legge aveva già previsto che bisogna evitare il sovraffollamento.
Insomma non raramente viviamo di abitudini che invece vanno corrette; certi eventi ci riportano alla realtà.


A tal fine se volete vi faccio partecipi di alcuni pensieri che ho condiviso con amici, pazienti e Colleghi.

Il “CORONAVAIRUS”
Le paure, le leggende, i miti hanno terreno fertile nell’ignoranza.

Vorrei condividere alcune considerazioni con voi; considerazioni che ovviamente non hanno la pretesa di essere la Verità.

Come cittadini per mesi abbiamo subito lo stillicidio di informazioni provenienti dai mass media circa “una infezione” che stava colpendo una regione dalla lontana Cina, con il primo ministro che continuava a dire che era tutto sotto controllo.
Peccato che al giorno d’oggi “lontano” non significhi “difficilmente raggiungibile”.
E così anche noi italiani ci siamo scoperti vulnerabili.
Prima considerazione: l’Italia non è in Europa.
Qui per tutelare la salute pubblica si fanno i tamponi e si scoprono i casi; in Europa non li fanno ergo non ci sono casi.
Per molti connazionali siamo stati dei didimi perché ora l’Europa e non solo ci boicotta il turismo con innegabili danni economici.
Alla faccia della correttezza e dell’Europa unita.

Bravo è chi in nome del denaro se ne sbatte della salute dei propri cittadini; coglione chi prova a tutelarla.

L’economia di uno Stato è importante, ma a mio avviso la Salute lo è altrettanto.
Forse chi ha scelto di governare la cosa pubblica dovrebbe impegnarsi a pubblicizzare che qui in Italia ci teniamo alla salute degli italiani e degli ospiti stranieri. Anzi farei passare il messaggio che gli altri paesi sono veramente pericolosi perché non eseguono i test e non ci tengono alla salute dei propri cittadini.

Ma non bisognerebbe poi dimenticarsi di tutelare veramente il patrimonio culturale e paesaggistico italiano, oltre proporre tutte le forme fiscali per renderci ancora più appetibili dal turista italiano e straniero.

Credo anche che gli operatori del turismo vadano aiutati e per farlo credo che sia giusto basarsi sulla media delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi 5 anni in questo periodo; ciò per aiutare chi veramente ci ha rimesso da questa storia e no chi invece rischia solo di approfittarsene.

Cambiamo capitolo. “E’ solo una banale influenza”. Direi di no.
Il rapporto tra casi certi e decessi ci racconta di qualcosa di non così banale.
Si potrebbe obiettare “chissà quanti l’hanno avuta e son guariti senza problemi per cui il rapporto potrebbe assomigliare a quello dell’influenza”; vero, ma allora chissà quanti decessi attribuiti all’influenza sarebbero stati da imputare al coronavirus ?
Dubito si possa uscire con certezze da queste domande.

“Comunque muoiono i soggetti defedati (molto anziani, con diabete, tumori, bronchitici cronici) come con l’influenza”. Sì vero. Anzi sì e no. Le persone defedate sono certamente più a rischio, come con l’influenza, ma è fuor di dubbio che la possibile complicanza/evoluzione in polmonite interstiziale è un’evenienza pericolosa anche per i più giovani.
E poi non mi piace il pensiero “comunque muoiono i vecchi già ammalati”. Che razza di discorso è? Non l’accetto né come medico né come essere umano. Mi si spieghi allora perché dovrei impegnarmi nelle campagne vaccinali stagionali. Io non vorrei ascoltare queste considerazioni se un giorno avessi la fortuna di diventare anziano! Meglio che lasci perdere perché diventerei catttivo.

Follia collettiva.
“La mascherina ha smascherato” una gestione per lo meno criticabile di questo frangente. A fianco di persone che hanno fatto incetta di gel disinfettanti e mascherine, abbiamo personale sanitario quasi sprovvisto o con dotazioni scarne, per le quali comunque va ringraziato chi si è impegnato a reperirle e consegnarcele.

Follia è stato chiudere ai voli provenienti dalla Cina sperando che il virus non conoscesse altre strade per arrivare e che i viaggiatori infetti non arrivassero da altri stati e da altri aeroporti; ma chiudersi di più avrebbe significato dar ragione al nemico politico.

Follia secondo me è stato chiudere le scuole, e chiuderle solamente per una settimana, ed ora paventare che per tornarci serva il certificato medico
… ASINI ! l’incubazione è di 13/16 giorni e nella seconda settimana pare che la persona sia già infettante.
Il medico dovrebbe certificare cosa ? Che è asintomatico o che è sano? Come al solito, “poche idee, ma confuse”.

Cosa dico ai miei Pazienti? State, stiamo tranquilli che supereremo insieme anche questa prova. Il terrore non aiuta ed al momento è completamente ingiustificato.
L’unico terrore semmai posiamo provarlo quando un rappresentante delle istituzioni italiane chiama questo agente infettivo VAIRUS invece che virus, d’altronde plus in televisione viene pronunciato plas, il deficit al plurale prende la s come in inglese e le aziende esaminano i curriculi.

Av salut
Corrado, dutor dla muttua

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