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Rimini, il Nobel Michael Spence: “Attivare motori di occupazione abbastanza potenti per i giovani”

Piccolo è bello, ma solo se non è disconnesso”, parola di Michael Spence in collegamento video a Fattore R, il Forum dell’economia della Romagna svoltosi oggi, venerdì 15 ottobre, al Grand Hotel di Rimini. Detto in altri termini, secondo il Nobel, le imprese devono poter contare su un ‘ecosistema’ efficiente, che metta a disposizione gli strumenti necessari per sostenere l’azienda e consentirle di concentrarsi sul suo core business, senza disperdere le energie in altre direzioni. “In un ecosistema che funziona, per mettere in pratica la mia idea imprenditoriale – esemplifica il premio Nobel per l’Economia – non devo per forza essere esperto di contabilità, finanza, logistica, ecc, perché poi ci sarà qualcuno che lo farà per me”. 

È quello che è stato fatto nella Silicon Valley – sottolinea il premio Nobel per l’Economia – ed è quello che deve fare la Romagna, colmando le lacune nei sistemi di supporto e puntando su servizi che favoriscano l’innovazione, in modo da rendere la regione più attrattiva per le nuove generazioni di imprenditori, ma anche per le imprese esistenti. 

Certo, bisogna fare i conti con le conseguenze della pandemia, ma Micheal Spence guarda al futuro con ottimismo: la Romagna si è dimostrata resiliente e i tre “distretti” dominanti della sua economia, cioè turismo, agroalimentare e moda-calzaturiero, pur essendo colpiti in modo diverso, hanno saputo dimostrare una buona reattività e hanno racchiudono un potenziale importante. 

Indubbiamente, i problemi più grossi li ha vissuti il turismo, che però ha resistito: ora si tratta di prepararsi per quando si tornerà a viaggiare più liberamente. E qui il Premio Nobel chiama in causa associazioni imprenditoriali e i responsabili politici, perché non agiscano separatamente, ma lavorino insieme per migliorare le esperienze. Il suggerimento di Spence per il comparto turistico è di far crescere il suo valore aggiunto, sull’esempio di quello che ha fatto il settore calzaturiero e della moda, che è riuscito a collocarsi nella fascia più alta dell’offerta. “In questo settore – afferma il professor Spence – credo che ci sia potenziale di crescita molto importante, se si riuscirà a sfruttare la tecnologia come pedina integrante del processo di avanzamento per quanto riguarda il design, la produzione, la sostenibilità, l’innovazione”.

Un ragionamento analogo viene proposto per il comparto agroalimentare, che già oggi rappresentano una componente ad alto valore aggiunto dell’economia: anche qui c’è un enorme potenziale di espansione e innovazione. “Quando si parla di innovazione – osserva Spence – si pensa soprattutto al digitale, ma in realtà i progressi scientifici di quest’epoca sono tali che possiamo parlare di una rivoluzione della biologia. E l’agricoltura è protagonista di questa rivoluzione”.  

Come affrontare la ripartenza? “Se dovessi dare dei consigli ai decisori politici di questa Regione e alle imprese – afferma il premio Nobel – mi concentrerei sulla capacità di attivare motori di occupazione abbastanza potenti per i giovani, creare opportunità di lavoro veramente che interessanti, in modo che i giovani qui trovino reali opportunità di sostentamento. Il vigore a lungo termine di una regione dipende molto dall’avere una mentalità aperta rispetto alla diversificazione economica, oltre che dalla capacità di sostenere i settori esistenti”. 

Ma, secondo Spence, il momento attuale è estremamente propizio per il nostro Paese. 

Ora in Italia c’è un governo solido, orientato all’azione, formato da persone capaci e di esperienza che sapranno fare dei cambiamenti, aiutati in questo dal fatto che, a livello europeo, c’è un senso di coesione mancato, invece, durante la grande crisi finanziaria: in questo senso, lo stanziamento del Recovery found è un passaggio fondamentale, che contribuirà in modo decisivo a promuovere lo sviluppo sostenibile. E, sulla base dei miei contatti, so che anche le aziende sono fiduciose”. 

Infine, una raccomandazione. “Qualunque siano i piani futuri, l’Italia deve preservare la sua identità, fatta di patrimonio culturale, qualità della vita, bellezza. Anzi, bisognerà investire su questo asset, immateriale ma preziosissimo”. 

Sulla situazione italiana ha concentrato l’attenzione l’economista Veronica De Romanis. 

L’Italia ha affrontato la crisi pandemia partendo dalle condizioni più deboli, con una produttività ferma da una ventina di anni, accumulando ulteriore debito durante la pandemia. Ora abbiamo davanti la scommessa della crescita: siamo partiti bene, ma è fondamentale che non si verifichi un altro lockdown. Ma il vero obiettivo a cui dobbiamo mirare è sfruttare la crescita per riuscire a ridurre il rapporto debito/Pil. Per farlo sul tavolo ci sono vari dossier: rivedere quota 100 e reddito di cittadinanza, utilizzare nel migliore dei modi il Pnrr. Come sottolinea lo stesso Draghi, abbiamo un’occasione imperdibile per una crescita inclusiva e sostenibile. E su questo fronte, vanno tenute in massima considerazione le raccomandazioni dell’UE che indica la necessità di investire sull’occupazione per giovani e donne. La stima di crescita per l’occupazione femminile nei prossimi anni è del 3%, ma si poteva fare di più. Fondamentale l’investimento per i giovani, che definisco la ‘generazione sospesa’: se non si recupererà questo provocherà una perdita di capitale umano strutturale difficile da colmare”. 

De Romanis ha indicato anche altre sfide. “Il grande tema delle riforme che, se attuate, potrebbero avere un impatto di 3,5 punti sul Pil. Questa la strada fino al 2026. E dopo? Il percorso è quello di programmare, valutare, selezionare e infine, ma non meno importante, manutenere. In questo quadro, indispensabile considerare la governance europea: abbiamo la fortuna di poter contare su Mario Draghi, che dopo l’uscita di scena di Angela Merkel, è uno dei politici più esperti, e che saprà guidare l’esame dei principali dossier, come quello dei nuovi strumenti (come Next generation Eu) e dei regimi fiscali. Su questi tavoli l’Italia può fare molto, ma deve sapersi presentare in modo credibile”. 

Le conclusioni sono state affidate a Stefano Bonaccini presidente regionale dell’Emilia-Romagna. “Gli ultimi dati dell’economia regionale confermano e anzi migliorano le prospettive di una ripartenza molto robusta dell’Emilia-Romagna dopo un anno e mezzo drammatico di pandemia. All’interno di questo scenario i fondi in arrivo del Pnrr rappresentano un’occasione irripetibile, che non possiamo mancare. Le ricadute saranno importanti anche in Romagna, con progetti e infrastrutture strategiche come la metropolitana di costa che garantirà un mezzo di trasporto sostenibile e pulito a disposizione di tutto il territorio”. 

Riguardo il tessuto economico del territorio. “La Romagna ha sofferto molto durante la pandemia, soprattutto a causa della sua forte vocazione turistica, ma ha saputo reggere, in molti casi anche migliorare le proprie prestazioni, grazie a quelle filiere di eccellenza che hanno registrato ottimi numeri di fatturato ed export. Vogliamo continuare a supportarle con fondi per la ricerca e l’innovazione, sostenendo l’internazionalizzazione e trattenendo i migliori talenti, un aspetto per cui presto presenteremo una proposta ad hoc”.

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