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Rimini, il settore terziario in coro: “Più controlli sul lavoro”

Si è svolto nel pomeriggio di ieri (martedì 22 novembre) all’hotel Savoia di Rimini, davanti ad una platea gremita e attenta, il convegno organizzato dall’Ente Bilaterale del Terziario e dal CST Eburt di Rimini, con la collaborazione dell’ordine dei Consulenti del Lavoro di Rimini: “Legalità nel Turismo e nel Terziario: gli effetti del dumping contrattuale”. I rappresentanti delle parti sociali, le istituzioni ed esperti professionisti hanno analizzato questo tema sempre più attuale sotto diversi punti di vista: legale, tecnico, ispettivo e politico, con interventi moderati dal Segretario generale UILTuCS Uil dell’Emilia Romagna, Cataldo Giammella e dalla giornalista Giorgia Bertozzi.

Ad aprire i lavori l’assessore alle Attività economiche del Comune di Rimini, Juri Magrini, che ha sottolineato come “gli investimenti che il settore pubblico ha fatto in questi anni sul territorio, circa un miliardo di euro nella riqualificazione ambientale e turistica, non possono funzionare se nel tessuto economico, in primis in quello turistico per noi così importante, esistono sacche di illegalità sia di tipo contrattuale che predatorio. Fenomeni che si debellano solamente con la collaborazione tra le istituzioni, gli organi di controllo e i rappresentanti di imprese e lavoratori. Eliminando le pratiche illegali, le imprese sane avranno più margini per operare sul mercato e investire sul lavoro. Mi auguro che il governo dia strumenti per dare fattiva forma ai Contratti collettivi nazionali rappresentativi, risposte di semplificazione alle imprese e di tutela a tutto il mondo del lavoro”.

Per i Consulenti del lavoro è intervenuto Luca Piscaglia, presidente del Consiglio regionale di ANCL (Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro), che ha ricordato l’avvio della battaglia contro i contratti di lavoro in appalto, “iniziata con forza nel 2017, alzando il velo su questa pratica illecita che stava prendendo piede in vari settori, turismo compreso, anche sul nostro territorio – ha spiegato -. Insieme a Guardia di Finanza e Ispettorato Territoriale del Lavoro abbiamo lavorato tanto per districarci in questa Babele in continua evoluzione. La proliferazione di Contratti Collettivi firmati da associazioni poco rappresentative, ben 933 quelli depositati al CNEL con un +170% negli ultimi 10 anni, è una questione irrisolta che va costantemente monitorata. Evidenzio dunque i tanti problemi che ruotano attorno alla contrattazione del lavoro – ha concluso – ma senza risposte normative chiare e certe, soluzioni non se ne possono indicare”.

Per parlare dei cosiddetti “contratti pirata” che portano al dumping contrattuale alterando la concorrenza tra imprese e danneggiando i lavoratori, è intervenuta l’avvocata del Foro di Roma, Maria Paola Boni con una carrellata di esempi che toccano tutti i settori e “che portano gravi storture al mercato. Purtroppo sono anche complicati da individuare o percepire guardando solamente al dato della retribuzione finale: per scovarli serve una comparazione di tutti gli istituti di legge. Da parte del lavoratore l’unica strada per difendersi da questi contratti pirata in assenza di una legislazione appropriata, è il contezioso privato con la richiesta di applicazione del contratto leader. L’applicazione dei contratti nazionali più rappresentativi non tutela solamente il singolo lavoratore, ma tutto l’impianto economico che al contrario viene pesantemente alterato da pratiche di concorrenza sleale difficili da combattere”.

L’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Rimini, da sempre in prima linea per il rispetto delle normative sul lavoro attraverso controlli e sanzioni, è intervenuto attraverso le parole della direttrice Raffaella Anna d’Atri. “Il nostro ufficio ha preso da tempo di petto il dumping contrattuale, cominciando con una raccolta di dati per capire concretamente quali fossero le associazioni più rappresentative dei vari settori sul nostro territorio e per tarare così la qualità dei contratti adottati. Il caso più eclatante in questi anni, negativamente parlando, lo abbiamo trovato nell’edilizia, ma non c’è nessun settore economico al riparo dagli sciacalli del lavoro. L’elenco è lungo e purtroppo, anche se nel tempo si è limata la quantità del lavoro nero, si sono aperti altri fronti di illegalità: sempre più richieste di supporto ci arrivano proprio per i contratti pirata che abbassano le tutele sociali ed economiche. I nostri uffici avrebbero assoluto bisogno di più personale e di più formazione per la complessità degli argomenti che trattiamo. La collaborazione tra il nostro ente, le forze dell’ordine e le sigle sindacali dei lavoratori e delle imprese rimane comunque alla base del contrasto delle strategie illegali che danneggiano tutti”.

“Da rappresentante delle imprese mi sono sentito al centro dell’agone, ma in realtà non è così – ha detto il presidente di Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino – perché come Confederazione siamo firmatari dei contratti nazionali più forti, in particolare quelli di commercio e turismo, e teniamo che vengano applicati e rispettati. Voglio sottolineare agli imprenditori che il dumping contrattuale non danneggia solamente i lavoratori, ma anche le aziende, che trovano in chi lucra sul costo del lavoro un concorrente sleale sul proprio mercato. Non abbiamo bisogno di pagare di meno, ma di avere a disposizione lavoratori soddisfatti che diano qualità. Solamente così cresce l’impresa e con lei il turismo, i servizi e l’economia del territorio. Nel pieno rispetto del lavoro di ognuno, l’unica strada per trovare soluzioni è continuare a lavorare insieme”.

Gianluca Bagnolini, segretario generale Fisascat Cisl Romagna, ha sollecitato il valore del confronto, nel quale devono essere coinvolti anche i consulenti del lavoro nel pieno rispetto dei ruoli “per ricercare accordi virtuosi tra le necessità aziendali e quelle dei lavoratori. Se è vero che il primo attore dell’economia reale è l’impresa, è altrettanto vero che per fare impresa servono i lavoratori, in un gioco delle parti che deve viaggiare in rispettoso equilibrio. Qualità a basso costo è una contraddizione in termini e se il lavoro genera poveri, la società si impoverisce. Il dumping contrattuale è il nemico sotto casa: laddove esiste dumping contrattuale, quindi economica sommersa, si crea terreno fertile anche per le infiltrazioni della criminalità, su cui bisogna tenere altissima l’attenzione. La politica ha il compito di dare strumenti normativi per contrastarlo, mentre tocca a noi fare capire quanti costi porti con sé questa pratica sleale. Dumping contrattuale non è solamente sinonimo di contratto pirata, ma si annida nel lavorare più ore di quanto pattuito o ad un livello più basso della mansione esercitata, o ancora senza il versamento del contributo dovuto per legge agli Enti bilaterali che poi quei fondi li riversano sotto forma di servizi e sostegni su lavoratori e imprese. Ognuno per il proprio ruolo, dobbiamo confrontarci nell’ambito della contrattazione di secondo livello per mettere a disposizione delle imprese e dei lavoratori strumenti che rafforzino l’economia reale”.

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