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Rimini indagine Acquarena, la Procura chiede il processo per i 18 indagati

E’ ripresa, oggi, presso il tribunale di Rimini l’udienza preliminare che era stata aggiornata un anno fa, a novembre 2019, per la richiesta di rinvio a giudizio di 18 indagati a vario titolo sulla costruzione del Tecnopolo  e della nuova piscina comunale Acquarena.  Causa il lockdown si è arrivati all’udienza odierna.

Le accuse che la Procura rivolge agli indagati vanno da turbativa d’asta, falsità ideologica e materiale, concussione, tentata concussione e truffa ai danni dello Stato.

L’inchiesta era partita nell’agosto 2015 dopo che l’allora assessore della prima giunta Gnassi Roberto Biagini aveva presentato un esposto al procuratore della Repubblica Giovagnoli. Tutto ruotava attorno alla figura di uno degli indagati, il modenese Mirco Ragazzi: un “facilitatore”, cioè un consulente di aziende private che tiene i rapporti con le pubbliche amministrazioni. Attività che può essere del tutto lecita e trasparente, ma che nel caso di Ragazzi aveva suscitato i sospetti di Marco Bellocchi, presidente C.A.R. Rimini (consorzio di artigiani edili), se lo era ritrovato come consulente, nominato dal suo predecessore ma oltre a revocargli gli incarichi aveva sentito il bisogno di segnalarlo all’assessore Biagini. Il quale, dopo alcune verifiche negli uffici comunali, ha passato tutto alla procura.

Al Tecnopolo si sono conclusi i lavori mentre il raggruppamento di imprese che ha vinto la procedura di costruzione e gestione è fallita abbandonando il cantiere davanti al palacongressi.

L’udienza odierna è servita al Pubblico Ministero ad illustrare i vari capi di accusa. Solo una parte dei difensori dei vari imputati hanno preso la parola. Udienza aggiornata alla prossima settimana.

Tra i 18 indagati vi sono anche dipendenti comunali.

 

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