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Rimini: la paradossale storia del libro di Gian Butturini su Londra. I fatti ricordati da Giorgio Giovagnoli e Piero Leoni

Gian Butturini è stato uno dei più coraggiosi e capaci fotoreporter italiani. 

Prima ancora di aver scelto la professione di fotoreporter era stato, negli anni ’60,  uno dei grafici più affermati. Chi non ricorda l’immagine della Statua della libertà con una maschera antigas. Un simbolo e un messaggio contro la guerra in Vietnam. 

Nel 1969 realizzò un reportage sulla capitale del Regno Unito.  Il libro che ne seguì “LONDON by Gian Butturini” venne considerato da tutti, pubblico e critica come una delle   migliori   e   più significative   letture   di   un   mondo   diverso   in   radicale trasformazione alla   fine   degli   anni   sessanta.   Gian   riuscì   con   i   suoi   scatti   a rappresentare le contraddizioni della Londra a lui contemporanea, le spinte innovative e le difficoltà ad uscire da un passato di profondo isolamento. In breve tempo il libro divenne un Cult e le copie andarono esaurendosi. 

Nel libro Gian ad un certo punto impagina in parallelo due fotografie: una addetta nera alla biglietteria della metropolitana di Londra, nel suo triste gabbiotto e un gorilla nella gabbia nello Zoo di Regent Park. Si trattava nelle intenzioni del fotografo, come sottolinea Michele Serra in un recente articolo su Repubblica “di un confronto tra due prigionie e anche tra due dignità ostinate. Per alcuni sguardi  contemporanei si tratta invece di razzismo   e   l’opera   va   cancellata.  Mai   più   esposta.   Mai   più   pubblicata”.

Quando l’editore Damiani si rende disponibile a rieditare in copia anastatica il volume scoppia una vicenda   paradossale.  

Una studentessa inglese di antropologia, Mercedes Baptiste Halliday, aprendo il libro di Butturini ricevuto in dono dal padre, vide su una doppia pagina l’accostamento fra la fotografia della donna nera nella metropolitana e del gorilla in gabbia sentenziò che si trattava di razzismo conclamato e fece partire una campagna contro il libro e il suo autore che portò alle dimissioni di Martin Parr, curatore del libro e alla pressante richiesta di non editare il volume,  anzi di mandare al macero le copie residue. 

La verità è sempre figlia del proprio tempo ma non può essere lanciata l’accusa di razzismo nei confronti di chi razzista non lo è mai stato.  

Butturini è stato grafico, regista e fotografo militante, una vita schierata sui fronti caldi della sua epoca, con i minatori contro la Thatcher, con Basaglia contro i manicomi, con Allende contro Pinochet, con il popolo Saharawi contro l’occupazione del loro paese da parte del Marocco, con gli operai di tante fabbriche italiane in lotta contro le morti bianche. 

Nella prefazione che nessuno sembra aver letto, Butturini scrisse: “Ho fotografato una donna nera, chiusa in una gabbia trasparente; vendeva biglietti per la metropolitana: una prigioniera indifferente, un’isola immobile, fuori dal tempo nel mezzo delle onde dell’umanità che le scorreva accanto e si mescolava e si separava attorno alla sua prigione di ghiaccio e solitudine“.

Abbiamo conosciuto Gian personalmente nel corso delle sue “scorribande” riminesi e abbiamo avuto modo di apprezzare la sua sensibilità umana e la sua cultura internazionalista oltre alle doti artistiche. 

Attribuire a Gian pensieri e comportamenti venati di razzismo è un clamoroso falso e un’aberrante distorsione della verità.  

Grazie a Gian, in quegli anni, Rimini diventa la capitale italiana del fotoreportage. A Rimini approdano tutti i migliori fotografi del momento da Uliano Lucas a Mario Dondero e i suoi consigli e la sua collaborazione diedero gli stimoli giusti per aprire la Galleria dell’Immagine a Palazzo Gambalunga e la scuola di fotografia. Con Gian, amico e compagno, abbiamo trascorso momenti esaltanti di impegno e passione politica e indimenticabili serate tra amici.

Non possiamo permettere che la sua immagine e la sua carriera militante e di fotoreporter siano infangate da interpretazioni distorte della realtà. 

Nessuno si permetta, chiunque voi siate, di cancellare mandandolo al macero, London by Gian Butturini.

Giorgio Giovagnoli, Piero Leoni

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