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Rimini, la protesta: “La Soprintendenza strappa i capperi da Castelsismondo”

Già da alcune settimane sono iniziati i lavori nella parte della Rocca Malatestiana sul lato che insiste sulla Circonvallazione Occidentale che completerà l’intervento sul Castello di Sigismondo. Una volta terminato, l’intervento riporterà alla luce le mura esterne lato ovest alla Corte del Soccorso e  sarà così valorizzato l’antico fossato.

Lo scavo dell’area, attualmente destinata a parcheggio, avverrà per una profondità di circa 3 metri e mezzo e un passaggio pedonale consentirà come una sorta di ponte levatoio di accedere al castello. Dato l’elevato valore dell’area da un punto di vista storico-architettonico-archeologico, il progetto è stato condiviso e autorizzato dalla Soprintendenza Archeologica e Belle Arti.

Ma con i lavori di “pulizia” si stanno asportando, come segnalano alcuni lettori e pagine social, anche le piante di capperi che da tempo crescono sulle antiche mura.

Tutto ciò non sta bene a Milena Montebelli e Roberto Gabellini, già amministratori del gruppo Faceboook “La Rimini che vorremmo”; la pagina è stata riaperta dopo essere stata bloccata dallo stesso social network per i messaggi di odio e razzismo che vi comparivano.

Ma  a proposito di cappere, Montebelli e Gabellini scrivono: “Gli esperti considerano che sia raro l’attecchimento di queste piante nella nostra zona. Ognuno di noi, infatti, associa questo tipo di pianta a zone del Sud Italia. I capperi di Pantelleria, del Gargano, della Sardegna, oppure, per le particolari condizioni climatiche, quelli del Garda. Insomma, queste piante attecchiscono dove il clima è mite, dove c’è il sole  e dove si crea un microclima particolare”.

Non si comprende la decisione della Soprintendenza di sradicare le piante di capperi dalle antiche mura malatestiane – concludono –  Si presume la volontà di fare ordine e pulizia. Ma le piante di capperi non causano alcun danno ai muri che popolano, sono solo testimonianza di una tipicità che appartiene da secoli alla storia del nostro territorio. Perchè proprio la Soprintendenza, che dovrebbe invece tutelare la storia, il paesaggio, le tipicità, ha intrapreso una azione così insensata?”.

immagini da “La Rimini che vorremmo”

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