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Rimini. La Soprintendenza di Ravenna blocca la riqualificazione degli stabilimenti balneari

Un anno fa l’amministrazione comunale di Rimini ha presentato agli operatori di spiaggia una proposta di variante al piano dell’arenile approvato nel 2006.

Gli obiettivi della variante, nei propositi dell’amministrazione erano quelli “di rendere più flessibile l’attuale piano dell’arenile, cercando di offrire maggiori opportunità a tutti gli operatori che sia singolarmente sia in forma aggregata decidono di investire sulla riqualificazione della spiaggia e degli stabilimenti. La spiaggia necessita di essere innovata, in linea con quanto sta avvenendo nel resto della città, per mantenere alta la competitività a livello internazionale”.

Da allora non vi è stato nessun atto istituzionale rilevante. Nessuna discussione, pubblica, con i concessionari di spiaggia e nessun coinvolgimento del Consiglio Comunale.

Tuttavia un fatto rilevante da allora, gennaio 2020, ad oggi è successo. Si tratta di un parere Soprintendenza di Ravenna chiesto in via preventiva dal Comune di Rimini sull’ipotesi di variante al piano dell’arenile e giunto negli uffici comunale il 10 ottobre 2020. Il parere della Soprintendenza ad una variante al Piano dell’arenile non è obbligatorio.

Un parere, che tuttavia, rischia di pesare come un macigno sulla possibilità di cambiamenti al piano dell’arenile vigente e soprattutto di realizzare nuovi investimenti.

La Soprintendenza da un parere favorevole sostanziale a:

  • “alla previsione di realizzazione di bacini per giochi d’acqua, del tipo bio-piscina o bio-lago, di limitata profondità, realizzati con tecnologia e materiali di facile reversibilità e all’interno di un abaco di soluzioni tecniche concordate con questa Soprintendenza
  • ritiene valutabile l’ipotesi di soluzioni di tamponamento leggero e temporaneo di alcune delle attrezzature sportive e ricreative fisse installate sull’arenile per le quali possa essere immaginato un utilizzo anche invernale;
  • per chioschi e i manufatti destinati alla ristorazione, si ritiene ammissibile l’utilizzo delle coperture come terrazze fruibili, ma mantenendo il limite massimo di 200 mq di superficie utile per immobile.”

Boccia invece la “destinazione d’uso a spa (centri benessere), che per sua natura necessità di manufatti edilizi maggiormente stabili e non compatibili con le caratteristiche di facile rimovibilità”

Ma la preoccupazione maggiore sono le ultime note del parere. Scrive la Soprintendenza:

“Si ricorda, infine, che il calcolo delle superfici coperte esistenti da includere nel computo complessivo di ogni comparto o progetto unitario convenzionato o progetto pilota aggregato o singolo, è relativo alle superfici effettivamente legittimate da titoli edilizi e paesaggistici validi, e che le superfici utili ricavabili dal computo di quelle esistenti relative a cabine ed elementi accessori con altezza limitata non possono essere automaticamente convertite in uguale quantità di superficie utile per uso commerciale, di somministrazione o simili, che richiede altezze maggiori e dunque maggiori volumi.”

Un parere che praticamente blocca ogni attività perché riduce in modo drastico le superfici esistenti. Una riduzione ben oltre il 10% della superfice coperta prevista dalle leggi Regionali e dal piano dell’arenile.

Le superfici esistenti sono allegate al piano dell’arenile e corrispondono ad una situazione di fatto che si è realizzata in anni con norme completamente diverse da quelle attuali.

Molti manufatti esistenti e regolari non hanno titoli edilizi validi, come si intendono oggi, ma approvati con altre procedure. Le stesse cabine, se vengono tolte dal computo delle superfici ammissibili per la riqualificazione dell’arenile perché di altezza “limitata” di fatto cancellerebbe la possibilità di qualsiasi processo di riqualificazione.

Inoltre la Soprintendenza di Ravenna si dovrà comunque pronunciare, in modo vincolante, sui singoli progetti di riqualificazione.

A questa pesante incertezza se ne aggiunge un’altra altrettanto importante. Le norme europee e la recente apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea per le continue proroghe agli attuali concessionari in violazione delle norme Europee. Il blocco vero all’innovazione è proprio questo. Non è un caso che gli stabilimenti rinnovati sono quasi tutti nella zona nord di Rimini. Infatti solo in quella parte dell’arenile vi sono spiagge di proprietà privata che permettono di fare investimenti senza preoccupazioni sul futuro.

E’ auspicabile un impegno maggior per armonizzare le norme italiane a quelle europee superando l’attuale stato di incertezza e blocco degli investimenti. Inevitabile anche un necessario confronto con la Soprintendenza per superare quel parere.

 

 

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