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Rimini. L’ingegnere Chiara Dal Piaz ex dirigente del Comune assolta dall’accusa di abuso d’ufficio

L’ingegnere Chiara Dal Piaz, dirigente del Comune di Rimini, ora in pensione, è stata assolta dall’accusa di abuso d’ufficio dal tribunale di Rimini. Maurizio Ghinelli l’avvocato difensore

I fatti risalgono ai primi anni del 2000 quando la società Geopim Srl proprietaria della pensione Cornelia di via Don Minzoni a Viserba suddivisa su due corpi di fabbrica, presenta un permesso di costruire su entrambi i corpi di fabbrica. Sull’edificio principale è prevista l’ampliamento con sopraelevazione della parte con destinazione alberghiera. Sulla dependance il progetto prevede la realizzazione della quota del 25% di residenziale che l’allora Piano Regolatore del Comune di Rimini permetteva (norma eliminata successivamente).

I lavori iniziano sulla parte residenziale e vengono realizzati 437mq di appartamenti. Finiti i lavori sulla parte residenziale la proprietà non procede all’ampliamento della parte alberghiera per mancanza delle risorse finanziarie necessarie. Viene chiesta anche una proroga del permesso di costruire ma decade senza nessuna realizzazione.

Il Comune di Rimini, con i controlli edilizi, interviene in tre occasioni distinti sui lavori eseguiti.

La prima ispezione conferma che  la realizzazione è avvenuta nel rispetto del permesso di costruire a parte alcune difformità sanabili con una dia in sanatoria.

La seconda ispezione degli uffici avviene sul calcolo degli oneri da pagare. Un primo conteggio, fatto dal Suap, quantifica in 40mila euro. La proprietà fa notare che non tutto il permesso di costruire è stato realizzato e pertanto gli oneri vanno calcolati sull’ampliamento effettivo. Il successivo conteggio riporta gli oneri a 19mila euro. L’ufficio del Comune segnale che non essendo stata realizzato l’ampliamento dell’alberghiero la quota del 25% di residenziale è eccessiva e pertanto non si deve concedere l’abitabilità..

La pratica ritorna al Suap dove dirigente è diventata nel frattempo Chiara Dal Piaz. I suoi uffici confermano che vi è una di difformità tra i metri quadrati realizzati in appartamenti e quelli che si potevano edificare. Una differenza non piccola. Infatti a fronte dei 437mq realizzati e quelli conteggiati dagli uffici comunali vi sono 200 mq in più.

La proprietà chiede un parere legale che ribalta la tesi sostenuta dagli uffici comunali. In sostanza la memoria difensiva sostiene che tutto ciò che è stato realizzato nell’ambito del permesso di costruire non diventa illegittimo. Di fronte al parere dei suoi uffici e la memoria del legale della proprietà l’ingegnere Dal Piaz chiede un parere all’ufficio legale del Comune di Rimini con tanto di lettera che spiega nei dettagli la situazione.

L’avvocatura civica ritiene corretta la posizione sostenuta dall’avvocato di parte. Le opere realizzate sono regolari.

Il tecnico della proprietà chiede la scia in sanatoria per chiudere le piccole difformità rispetto al permesso di costruire. A sorpresa gli uffici comunali negano la scia ribadendo che erano stato realizzato più residenziale di quello ammesso. La dirigente Dal Piaz chiede il rispetto del parere dell’avvocatura del comune e di procedere con la scia in sanatoria. E così avviene

La procura della repubblica che aveva seguito la pratica decide di indagare l’ingegnere Chiara Dal Piaz per abuso d’ufficio perché non ha rispettato le indicazioni del suo ufficio.

Il procedimento arriva a processo. La svolta avviene con la difesa dell’avvocato Maurizio Ghinelli che sulla base anche di una consulenza di parte dell’ingegnere Ermete Dalprato spiega al giudice che il 25% andava calcolato sulla capacità edificatoria del lotto e non sull’esistente o realizzato. Pertanto la proprietà poteva realizzare 447 mq a fronte dei 437 effettivamente costruiti.

La sentenza ha assolto l’ex dirigente del Comune di Rimini perché “il fatto non costituisce reato”.

Assolti anche il tecnico Luca Pari e il legale rappresentante della società proprietaria dell’edificio.

L’ingegnere Dal Piaz è la seconda volta, nel giro di un mese che viene assolta da procedimenti legati alla sua attività in comune.

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